I “rubacchiotti” di Miyazaki

Ecco la Arrietty nuova di zecca dello Studio Ghibli: "Mi sono innamorato di questi piccoli personaggi che prendono in prestito oggetti", dice a Roma il regista Yonebayashi
5 Novembre 2010
I “rubacchiotti” di Miyazaki

È stato presentato fuori concorso al Festival di Roma, il nuovo film di animazione dello Studio Ghibli Arrietty, diretto da Hiromasa Yonebayashi. Il film è tratto dal romanzo “The Borrowers” della scrittrice inglese Mary Norton, nota anche per i suoi romanzi “Il magico pomo d’ottone” e “Falò e i manici di scopa”, sceneggiati da Robert Stevenson. Protagonista di questo romanzo, sceneggiato da Hayao Miyazaki, maestro del cinema di animazione giapponese, è la quattordicenne Arrietty, la quale vive con i suoi genitori sotto il pavimento di una grande casa nella periferia di Tokyo: una famiglia di piccole creature. La casa in cui si nascondono è abitata da due vecchiette, alle quali sottraggono in prestito utensili, cibo, e svariati oggetti, ma in quantità talmente piccole da non far notare alle proprietarie la loro presenza. Quando il dodicenne Sho, si trasferisce dalla nonna in attesa di una visita medica, Arrietty si fa notare dal ragazzo: nasce così un’amicizia.
“Quando mi è stato proposto di dirigere il film non avevo nessuna esperienza nel campo della regia, ma leggendo il libro, mi sono fatto coinvolgere e mi sono così avvicinato a questi piccoli personaggi che prendevano in prestito oggetti”, afferma il regista Hiromasa Yonebayashi, il quale è rimasto fedele al romanzo originale: “Abbiamo cambiato solo l’ambientazione, passando dall’Inghilterra degli anni ’50 al Giappone di oggi”.
“Il progetto anche se è stato sviluppato negli ultimi anni, in realtà era stato ideato più di 40 anni fa da Miyazaki e Takahata. C’era l’intenzione di realizzare una trasposizione animata dal romanzo di Norton, ma non fu possibile per mancanza di mezzi, questo progetto venne rispolverato nel 2008 con il produttore Toshio Suzuki e si decise così di realizzarlo”, dichiara il produttore esecutivo Koji Hoshino.
Nella sceneggiatura si è cercato di riprodurre il più possibile lo stile di vita dei personaggi presenti nel romanzo, le loro caratteristiche e il loro modo di vedere gli adulti.
“Mi piace rappresentare le scene nei dettagli, ad esempio una goccia di rugiada che cade su una foglia è uno di quei dettagli perfettamente idonei all’animazione perché conferiscono al film la giusta dose di magia”, continua il regista, che ha focalizzato l’attenzione sul dialogo tra Arrietty e Sho per calcare l’importanza della comunicazione tra membri che non appartengono a categorie diverse, “a tal fine sono state aggiunte delle scene per far comprendere meglio questo rapporto e far emergere che il confronto tra due realtà diverse è possibile, per poi cercare di risalire ai problemi di intercomunicazione della società di oggi”. “Il romanzo originale è del 1952, si percepiva che nella coscienza della scrittrice era vivo il sentimento della seconda guerra mondiale, che traspare chiaramente nei personaggi del suo romanzo, elemento che non abbiamo voluto mantenere preferendo rappresentare la società di oggi”. Il titolo “Persone che prendono in prestito” (dall’originale The Borrowers) è collegato anche all’attuale crisi economica. Miyazaki, che ha curato la sceneggiatura, ha scelto questo titolo per comunicare un messaggio: non solo cercare di ragionare in alternativa al consumismo ma anche reinventare le cose prese in prestito.

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