I fantasmi buoni di Kurosawa

Gli spettri del regista giapponese non terrorizzano più: “Sono le persone che amiamo e che dobbiamo lasciare andare”
I fantasmi buoni di Kurosawa

E’ un melodramma che unisce il regno dei vivi a quello dei morti l’ultimo film di Kiyoshi Kurosawa. Con Kishibe no tabi, (traducibile in italiano con Verso l’altra riva), tratto dal manga di Kazumi Yumoto, il regista giapponese torna a Cannes, sezione Un Certain Regard, riproponendo il piatto forte della propria poetica, l’ossessione per i fantasmi e per l’aldilà: “Mi sono sempre rifiutato di pensare che la morte si portasse via simultaneamente il corpo e lo spirito”, ha rivelato Kurosawa in conferenza stampa. “Le cose per me procedono per gradi – ha aggiunto – e il tempo e lo spazio si allungano. Mi piaceva l’idea di rappresentare tutto questo attraverso una love-story”.

Nel film, un uomo creduto morto, Yusuke (Tadanobu Asano), torna a casa dopo 3 anni. La moglie, Mizuki (Eri Fukatsu), non pare affatto sconvolta, nemmeno quando il marito le conferma di essere effettivamente morto. L’uomo negli ultimi tre anni ha fatto visita a diversi villaggi, per far visita alle persone che nel bene o nel male ne hanno segnato l’esistenza. La moglie ignora chi siano, così come sono molte altre le cose che non conosce della vita del marito. Accetta di fare un ultimo viaggio con lui per scoprire quali.

Applaudito dalla stampa, questo è uno dei rari film di Kurosawa aperti alla speranza: i fantasmi non atterriscono, sono semmai dolorosi come gli affetti che bisogna imparare a lasciare: “Quando accompagniamo qualcuno che muore sulla soglia di casa – conclude Kurosawa – c’è tanta sofferenza e moltissimo amore”.

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