I confini di Villeneuve

Il regista canadese porta a Cannes la no man’s land tra Messico e Stati Uniti: “Sicario è il riflesso di un’epoca piena di zone grigie”
19 maggio 2015
Festival, In evidenza
I confini di Villeneuve

“Un film come Sicario deve porre domande piuttosto che fornire risposte: viviamo in un’epoca piena di zone grigie”. Così in conferenza stampa a Cannes il regista canadese Denis Villenueve, in corsa per la Palma con una crime story nerissima, interpretata da un cast all-star (Emily Blunt, Benicio Del Toro e Josh Brolin), ambientata in una “no man’s land” tra il Messico e gli Stati Uniti, dove imperversano i cartelli della droga: “Mi sono innamorato della sceneggiatura di Taylor Sheridan – continua Villeneuve – perché la protagonista era una donna, una cosa anomala per questo genere di film.”

Interpellata, Emily Blunt descrive così il suo personaggio: “Porta la pistola, ma non è un duro. La mia Kate in realtà è molto vulnerabile e io non ho fatto nulla per renderla mascolina”.

Josh Brolin rivela invece di aver accettato di lavorare al film solo dopo averci pensato a lungo: “Roger Deakins (il direttore della fotografia, ndr) ed Emily Blunt e mi hanno convinto dicendomi che se avessi rifiutato la parte avrei fatto una sciocchezza. Conoscevo già l’argomento. Ci sono molti innocenti che muoiono a causa dei cartelli della droga”.

Chi non ha mai avuto dubbi è stato invece Benicio Del Toro: “Ho capito subito che Sicario sarebbe stato un film in cerca di verità”.

Conclude Villeneuve: “La frontiera mi interessa per la violenza che lì si esercita, una violenza onnipresente di cui il governo americano è responsabile. C’è solo una cosa più terribile di questa violenza: il silenzio che la copre”.

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