Huppert, il trauma di una madre

"Personaggio sgradevole, ma che alimenta la riflessione", dice l'attrice. Protagonista de L'amore nascosto
4 Giugno 2009
Huppert, il trauma di una madre

“Il rapporto madre-figlia è di per sé molto particolare, ma in questo film la conflittualità è portata all’eccesso: per la donna che interpreto sembra impossibile amare la propria figlia, sentimento contrastante che la porta alla follia ma che non trova una semplice risposta, o spiegazione. Personaggio sgradevole? Forse, ma come tanti altri che ho portato sullo schermo nel corso della carriera, capace di attrarmi proprio perché in grado di fornire delle problematiche anziché soluzioni, inducendo alla riflessione o alimentando interrogativi che, in un certo senso, mi portano nutrimento”.
Così Isabelle Huppert, dopo qualche giorno dall’esperienza di Presidente di Giuria a Cannes (e smentendo eventuali “polemiche” conseguenti l’assegnazione dei premi che, spiega, “sono stati il frutto di decisioni prese democraticamente insieme agli altri giurati”), presenta L’amore nascosto, film diretto da Alessandro Capone passato in Concorso alla Festa di Roma 2007, interpretato anche da Greta Scacchi, Mélanie Laurent e Olivier Gourmet, prodotto da Massimo Cristaldi e in uscita nelle sale italiane domani, 5 giugno, in circa 25 copie distribuito da Archibald Enterprise. La storia è quella di Danielle, parigina alla soglia dei cinquant’anni, ricoverata in una clinica privata dopo alcuni tentativi di suicidio. Autocondannatasi a un silenzio inviolabile, chiusa in un mondo senza più reazioni né bisogni, viene convinta dalla psichiatra (Greta Scacchi) che l’ha in cura, a tentare almeno di mettere per iscritto alcuni pensieri. Tanto basta perché la dottoressa comprenda quanto la donna si identifichi totalmente nel ruolo di madre, e la figlia Sophie (Mélanie Laurent) – da qualche anno mamma a sua volta della piccola Dominique – è una figura invasiva della sua realtà. 
“Rimasi sconvolto alla lettura dell’autobiografico Madre e ossa di Danièle Girard – racconta Capone – e ho deciso di farne un film perché affrontava un argomento assolutamente tabù: una madre non può scegliere di amare o meno sua figlia. Non può nemmeno lontanamente essere assalita dal dubbio; la deve amare e basta. Pena, in caso contrario, una profonda discriminazione e un inesorabile flagello di sensi di colpa. L’unica attrice a cui ho pensato per il ruolo di Danielle è stata da subito Isabelle Huppert, professionista straordinaria con la quale è stato possibile lavorare in maniera totalizzante: non ci interrogavamo sulle singole scene da interpretare, bensì sui contenuti, sulle emozioni, sulle infinite domande che un ruolo del genere giocoforza poneva”.
Da sempre impegnata in ruoli “scomodi”, al servizio di grandi maestri (Haneke, Chabrol), Isabelle Huppert spiega che “non c’è una tecnica precisa nella scelta dei film da intepretare, è ancora qualcosa di intuitivo e, prima di tutto, scelgo il regista”,  e in merito a L’amore nascosto crede sia un “film che, come il cinema stesso del resto, non deve essere considerato quale vettore di messaggi universali ma voce di qualcuno che interpreta qualcosa a livello soggettivo: in questo caso, la riflessione sulla possibilità che l’amore materno possa anche svilupparsi in maniera negativa”. Cosa che, almeno per quello che riguarda la realtà, sembra essere scongiurata: “Sono un’ottima madre – dice ancora l’attrice sorridendo – e spero anzi di poter tornare presto in Italia per presentare il film del giovane regista Marc Fitoussi (Copacabana, ndr), una commedia leggera che ho interpretato al fianco di mia figlia Lolita Chammah”. 
Dal canto suo, l’Italia, nello specifico i giornalisti del SNGCI, rende omaggio alla Huppert con il Nastro d’Argento europeo. E l’attrice, in un ottimo italiano, ringrazia: “Sono veramente toccata da questo premio, perché credo che senza i giornalisti le emozioni del nostro mestiere non potrebbero essere trasmesse. Il nostro è un lavoro in sinergia”.

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