Hugh alle origini

"Buono, ma non proprio simpatico", dice Jackman del suo Wolverine. La genesi del mutante nello spin-off di Gavin Hood
14 Aprile 2009
Hugh alle origini

“Wolverine è un brav’uomo, ma non proprio simpatico. Ha dei lati difficili, è spigoloso, ma forse proprio per questo sia i fan del fumetto che gli spettatori della saga X-Men riescono a trovare delle connessioni con il personaggio: è stato importante concentrarsi sulle sue origini, ora mi piacerebbe interpretare le sue avventure giapponesi”. Hugh Jackman è ancora una volta Jimmy Logan/Wolverine, il mutante più amato fra gli X-Men, questa volta totale protagonista nello spin-off X-Men le origini Wolverine, tratto dalle strisce Universo Marvel e diretto dal premio Oscar Gavin Hood (Il suo nome è Tsotsi) e distribuito da 20th Century Fox in contemporanea mondiale da mercoledì 29 aprile.
“Quando Hugh (anche produttore del film, ndr) mi ha contattato per dirigere il film sono rimasto molto sorpreso – dice il regista -, soprattutto perché non mi ero mai cimentato con opere di questo tipo: poi ho letto i fumetti e ho scoperto molte cose sul personaggio, sul fatto che sia in continuo conflitto con il suo lato oscuro, che in qualche modo arrivi in più di un’occasione a disprezzare se stesso, ma che a differenza del classico eroe solitario vorrebbe avere rapporti con il prossimo. Ci siamo concentrati su questo, sul punto di rottura con l’archetipo dell’eroe rappresentato da Wolverine, artigliato mutante e granitico ma in grado di provare profonde emozioni”. E sarà proprio per vendicare la perdita dell’amata Kayla Silverfox (Lynn Collins), che Logan – ex membro del Team X, squadra speciale di militari sotto copertura formata interamente da mutanti e diretta da William Stryker – decide di sottoporsi all’esperimento definitivo, quello che lo trasformerà definitivamente in una macchina da guerra potenziata dall’adamantio: “E’ stata proprio quella la scena più difficile – racconta Hugh Jackman – quando ero immerso nella vasca d’acqua gelata per l’esperimento e dovevo anche tenere gli occhi ben aperti”. “Come se non bastasse – gli fa eco Gavin Hood – abbiamo dovuto inventare un codice per comunicare: una strizzata d’alluce voleva dire ‘stai per morire’, due strizzate ‘sei morto’, tre strizzate ‘esci urlando!’…”. Sebbene incentrato (quasi) totalmente su Wolverine, lo spin-off regala però ai fan della saga la presenza di altri mutanti finora mai comparsi sul grande schermo: dal feroce e assetato di sangue Victor Creed/Sabretooth (Liev Schreiber) a Wade Wilson/Deadpool (Ryan Reynolds) fino all’amatissimo Remy LeBeau/Gambit (Taylor Kitsch), capace di dare energia cinetica agli oggetti e donargli una potenza esplosiva: “Quando abbiamo mostrato i primi trailer del film – dice ancora Jackman – alcuni fan sono impazziti alla vista di Gambit e la cosa mi ha fatto abbastanza ingelosire…”. Poco male, però, il protagonista assoluto rimane lui e quando gli si chiede se ha in mente di produrre qualche film anche con registi italiani, l’attore australiano – anche lui molto amico del nostro Gabriele Muccino – non ci pensa un secondo di più: “Magari! Fate girare il mio nome, mia moglie parla benissimo l’italiano e io adoro questo paese, sarebbe un motivo in più per rafforzare il nostro matrimonio”.

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