Haggis e la regola del tre

"Credere in qualcosa, in qualcuno: i miei film ruotano sempre attorno a questo", dice lo sceneggiatore-regista canadese. A Roma per The Next Three Days e già al lavoro sul nuovo Terza persona
4 Aprile 2011
Haggis e la regola del tre

“La cosa fondamentale è che ci sia sempre il giusto mix tra intrattenimento e spunti di riflessione per lo spettatore. Quello che poi mi piace indagare, cosa che in qualche modo si ripete in tutti e i miei film, è la costante capacità di alcuni uomini di credere in qualcosa, in qualcuno”. Così Paul Haggis presenta il suo ultimo film, The Next Three Days, thriller interpretato da Russell Crowe ed Elizabeth Banks che Medusa porterà nelle sale in circa 450 copie da venerdì 8 aprile.
Remake del francese Pour Elle (Anything for Her) di Fred Cavayé, il film racconta la storia di John Brennan, un semplice insegnante che a tre anni dalla condanna per omicidio inflitta all’amata moglie, incomincia ad escogitare un rischioso piano per provare a farla evadere di prigione: “Il film originale era bellissimo, potente – spiega Haggis – ma quello che ho voluto fare io è stato approfondire alcuni aspetti che in precedenza, vista anche la breve durata (96′, ndr), non erano stati affrontati. E poi – dice ancora il regista, sorridendo – non sono così snob da non volermi cimentare con i remake: se l’ha fatto Scorsese (The Departed, ndr), non vedo perché non dovrei farlo io”.
Primo film della neonata Hwy 61 Films, casa di produzione dello stesso Haggis e Michael Nozik, The Next Three Days segna la prima collaborazione tra lo sceneggiatore-regista e Russell Crowe: “E’ un attore davvero generoso e lavorare con lui è stata una vera sfida, nel senso positivo del termine”, racconta Haggis, che tiene anche a precisare: “Non è assolutamente vero che ho scritto la sceneggiatura impostando il personaggio su di lui, anche perché credo sia in generale un pessimo servizio nei confronti degli stessi attori. Così facendo finiresti per scrivere il personaggio in funzione di quello che hanno già fatto fino a quel momento: ho pensato a Russell Crowe, e lo stesso vale anche per altri interpreti, solo dopo aver finito di scrivere il film”. Processo, tra le altre cose, durato quasi un anno e mezzo: “Pur scrivendo e dirigendo film dissimili, la sfida è sempre la stessa, ovvero quella di trovare una bella storia e provare a raccontarla bene. A volte è facile, altre volte estremamente difficile”, confida il regista, che spiega quanto sia arduo combattere con la scrittura e che la battaglia da affrontare quotidianmente sia quella “di prendere sul serio il lavoro ma cercare di non prendersi mai troppo sul serio”. Cosa che però non si può certo dire del protagonista del film, chiamato ad un’impresa sulla carta impossibile: “Quello che mi interessava veramente – racconta ancora Haggis – era il mostrare la parabola di un uomo disposto a dare più di quanto in effetti avesse mai ricevuto, convinto anche di fronte all’assenza di prove certe dell’innocenza della moglie, disposto a qualsiasi cosa per la donna che ama. Più che nell’intrigo criminale, mi identifico nella storia d’amore”. Questione, come quella del “dilemma morale”, che sarà al centro del prossimo film scritto e diretto da Paul Haggis: “Si chiamerà Terza persona e ruoterà intorno all’intreccio di tre storie d’amore”, annuncia il regista. Chiamato in causa anche sulle attuali vicende internazionali, nella fattispecie in merito all’intervento USA nella crisi libica: “Non ho così tanti strumenti per poter analizzare compiutamente la situazione, ma come al solito e come avvenne all’indomani di Nella valle di Elah non ho timore di esprimere quello che penso”, premette Haggis, che conclude: “So per certo che quando la gente lotta per la propria libertà merita in ogni caso tutto il sostegno possibile, ma so anche che ormai siamo abituati ad utilizzare la violenza con estrema facilità quando basterebbe essere poco più intelligenti e capire che la pace si potrebbe ottenere lavorando con il ‘nemico’ affinché diventi nostro ‘amico’. Non siamo noi stessi, e penso per esempio all’Iran, a creare da soli i nostri nemici?”.

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