In fondo ci hanno provato, i potentissimi membri della Hollywood Foreign Press Association, a organizzare una cerimonia un po’ più frizzante dell’ormai abituale format “candidati collegati a casa”. Certo, non è che si possa fare molto di più, lo sappiamo, ma il tentativo di rendere la cerimonia dei Golden Globe – di solito scintillante parata di star che tra un drink e l’altro ricevono premi spesso discutibili – una parentesi sorridente nella tragedia collettiva, insomma, non è che abbia funzionato molto.

Un po’ per l’annata cinematografica, certo, ma un po’ – anzi: soprattutto – per le accuse che mai come quest’anno hanno investito il gruppo di giornalisti stranieri di stanza a Hollywood. Per il Los Angeles Times è una “casta” che si lascia facilmente influenzare dagli studios, compreso Netflix che ha offerto ad alcuni membri della HFPA una vacanza a cinque stelle a Parigi per visitare il set di Emily in Paris, la serie comedy sorprendentemente candidata a discapito di contendenti ritenuti più validi.

Frances McDormand in Nomadland. Foto di Joshua James Richards. © 2020 20th Century Studios All Rights Reserved

La HFPA non è nuova a queste imputazioni, così come l’accusa di non essere abbastanza inclusiva: sempre il Los Angeles Times ha svelato che tra gli 87 membri del gruppo non c’è un solo afroamericano. Una bella grana, nell’anno in cui One Night in Miami, Ma Rainey's Black Bottom e Da 5 Bloods sono stati ignorati nella categoria principale del miglior film drammatico. Lo stesso anno che, per la prima volta nella storia, ha visto tre donne candidate nella categoria del miglior regista, probabile conseguenza delle esclusioni femminili delle precedenti edizioni.

In questo contesto così complicato – e forse proprio per gettare acqua sul fuoco – i Golden Globe hanno sparigliato con vittorie qua e là spiazzanti. Il trionfo di Chloé Zhao (seconda donna a vincere come regista dal 1984, quando Barbra Streisand si aggiudicò il Globe per Yentl) era atteso e conferma quanto Nomadland sia il frontrunner della stagione, così come il premio al compianto Chadwick Boseman, protagonista drammatico per Ma Rainey's Black Bottom, rafforzi la sua posizione in ottica Oscar (sarebbe il sesto vincitore postumo della storia).

Meno scontata la statuetta a Daniel Kaluuya, miglior non protagonista per Judas and the Black Messiah, ancor meno quella a Jodie Foster per The Mauritanian, insospettata anche dalla diretta interessata (ma è una beniamina della HFPA, che la premiò con il Globe alla carriera nel 2013). E se Rosamund Pike ottiene finalmente un successo come miglior attrice di commedia per I Care a Lot, è addirittura clamorosa la vittoria della debuttante Andra Day, che con il ruolo principale in The United States vs. Billie Holiday supera le favorite Frances McDormand, Carey Mulligan e Viola Davis.

Rosamund Pike in I Care a Lot
Rosamund Pike in I Care a Lot
Rosamund Pike in I Care a Lot
Rosamund Pike in I Care a Lot

Due Golden Globe a testa per Soul (film d’animazione e musica) e Borat – Seguito di film cinema (commedia e Sacha Baron Cohen come attore), uno a Il processo ai Chicago 7 (terzo alloro per la sceneggiatura ad Aaron Sorkin), niente a Mank (partiva con 6) e a Una donna promettente (ne aveva 4). Minari è il miglior film straniero (bizzarro: è un film americano parlato anche in coreano) e La vita davanti a sé porta a casa nostra il premio per la miglior canzone di Diane Warren, Niccolò Agliardi e Laura Pausini.

Sul fronte televisivo, regna The Crown, che alla quarta stagione riesce a conquistare altri quattro premi (serie drammatica e tre attori: Josh O’Connor, Emma Corrin e Gillian Anderson), negando l’assunto che vuole l’HFPA tesa a riconoscere soprattutto le nuove produzioni. È addirittura alla sesta stagione Schitt’s Creek, fenomeno canadese che trionfa come miglior comedy e miglior attrice, la navigata commediante Cahterine O’Hara. Due premi a La regina degli scacchi (miniserie e attrice a Anya Taylor-Joy: uno dei due molto generoso, considerati i rivali Normal People e Unhortodox), Mark Ruffalo trionfa come attore di miniserie per Un volto, due destini, Jason Sudeikis miglior attore comedy per Ted Lasso e John Boyega come non protagonista per l’antologica Small Axe.

Consegnati anche i due riconoscimenti alla carriera: a Jane Fonda il Cecil B. De Mille Award, a Norman Lear il Carol Burnett Award.

 

Tutti i premi:

Premi per il cinema

Miglior film drammatico

Nomadland di Chloé Zhao

Miglior film commedia o musicale

Borat - Seguito di film cinema di Jason Woliner

Miglior regista

Chloé Zhao – Nomadland

Migliore attore in un film drammatico

Chadwick Boseman – Ma Rainey's Black Bottom

Migliore attrice in un film drammatico

Andra Day – The United States vs. Billie Holiday

Migliore attore in un film commedia o musicale

Sacha Baron Cohen – Borat - Seguito di film cinema

Migliore attrice in un film commedia o musicale

Rosamund Pike – I Care a Lot

Migliore attore non protagonista

Daniel Kaluuya – Judas and the Black Messiah

Migliore attrice non protagonista

Jodie Foster – The Mauritanian

Miglior film in lingua straniera

Minari di Lee Isaac Chung (Stati Uniti d'America)

Miglior film d'animazione

Soul di Pete Docter e Kemp Powers

Migliore sceneggiatura

Aaron Sorkin – Il processo ai Chicago 7

Migliore colonna sonora originale

Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste – Soul

Migliore canzone originale

Io sì (Seen) (Diane Warren, Laura Pausini e Niccolò Agliardi) – La vita davanti a sé

 

Josh O'Connor ed Emma Corrin in The Crown

Premi per la televisione

Miglior serie drammatica

The Crown

Migliore attore in una serie drammatica

Josh O'Connor – The Crown

Miglior attrice in una serie drammatica

Emma Corrin – The Crown

Miglior serie commedia o musicale

Schitt's Creek

Migliore attore in una serie commedia o musicale

Jason Sudeikis – Ted Lasso

Migliore attrice in una serie commedia o musicale

Catherine O'Hara – Schitt's Creek

Miglior miniserie o film televisivo

La regina degli scacchi

Migliore attore in una miniserie o film televisivo

Mark Ruffalo – Un volto, due destini - I Know This Much Is True

Migliore attrice in una miniserie o film televisivo

Anya Taylor-Joy – La regina degli scacchi

Migliore attore non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo

John Boyega – Small Axe

Migliore attrice non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo

Gillian Anderson – The Crown