Gioventù e i suoi derivati

"Disagio adolescenziale e assenza di comunicazione intergenerazionale": nell'opera prima di Tommaso Agnese, Mi chiamo Maya
4 Maggio 2015
Gioventù e i suoi derivati

Presentato questa mattina a Roma Mi chiamo Maya, film d’esordio di Tommaso Agnese, prodotto da Magda Film e RAI Cinema, protagonisti Matilda Lutz, Valeria Solarino, Carlotta Natoli. Al centro della vicenda ci sono Niki, sedici anni, e la sorellina Alice di otto. In seguito ad un tragico evento, Niki decide di fuggire dalla prospettiva di vivere nella casa famiglia cui è stata affidata. Insieme Niki e Alice affrontano un viaggio pieno di dubbi e timori…
Tommaso  Agnese ci tiene a sottolineare che il copione è il risultato di un intenso percorso di indagine sugli adolescenti. “Ho lavorato a lungo con molte ASL, e in questo tempo ho realizzato doc sui disagi degli adolescenti. Il tema principale, quello della fuga, si basa su dati di cronaca. Ho avvertito la necessità di raccontare questi ragazzi, inserendoli in un corpus narrativo a metà tra finzione e storie vere.  Io e i miei collaboratori siamo stati in molte discoteche, abbiamo raccolto racconti e suggerimenti da chi ci lavora, tra cui le cubiste. Ho avuto l’impressione di un mondo del sottosuolo ai margini di quello reale. Un altro tema portante della storia è l’assenza di comunicazione. Voglio far risaltare l’abbandono relazionale venutosi a creare  tra le generazioni. Abbiamo fatto proiezioni di prova a Pescara con studenti tra i 13 e i 15 anni accolte con molto favore”.  
Valeria Solarino è Cecilia Fornari, assistente sociale, ruolo difficile perché percepita come nemica della libertà dei ragazzi: “Ho conosciuto Tommaso alcuni anni fa, quando lui curava il back stage di La febbre di D’Alatri. Con lui ho visitato alcune case famiglie, occasioni che danno la misura di quanto è importante far parlare e raccontare l’adolescenza. Si attraversa una fase di cambiamenti in cui i ragazzi hanno sensi amplificati e problemi resi assoluti. Mi è piaciuto far parte di questo film”.  
Carlotta Natoli è la mamma delle sorelle: “Il copione si struttura come un percorso di formazione sulla perdita, l’elaborazione di un trauma. E’ bello il simbolo finale del cavallo come simbolo di libertà”. Giovanni Anzaldo è Marc, che condivide con Niki un tratto di percorso: “Sono un artista di strada, un marinaio, uno che cerca di trasmettere l’idea di libertà che auguro a tutti”. Giovanni Saulini, produttore, evidenzia che le vere difficoltà oggi non sono tanto nel farlo un film quanto nel farlo arrivare nelle sale: “ Per fortuna oggi, con l’arrivo del digitale, il mercato è cambiato, ha permesso agli esercenti di essere più autonomi e avere più occasioni per proporre il film al pubblico”. Così il film, costato circa 900mila euro, sarà distribuito in  40 copie, coprendo tutte le capozona italiane.

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