Gilliam, sì a Don Quixote

Dopo un lungo stop, riparte il progetto con Johnny Depp. "Ma prima giro Good Omens" annuncia il regista
7 Luglio 2006
Gilliam, sì a Don Quixote
Terry Gilliam

Un film ad alto budget e poi finalmente il progetto, a lungo rinviato, The Man Who Killed Don Quixote con Johnny Depp. Questi i prossimi impegni ai quali si dedicherà il regista Terry Gilliam. Prima di tutto la buona notizia: si sarebbe conclusa a suo favore la lunga controversia legale che, negli ultimi anni, ha contrapposto Gilliam alla società di assicurazioni che deteneva i diritti sulla sceneggiatura del secondo film. “Il 4 luglio c’è stata un’udienza a Parigi e a quanto pare si è raggiunto un accordo, ma non ho ancora avuto il coraggio di telefonare al mio produttore Jeremy Thomas per farmi raccontare bene com’è andata” ci ha confessato l’ex Monty Python. Lo abbiamo incontrato a Montone, il piccolo e suggestivo borgo medievale nel quale da dieci anni si svolge l’Umbria Film Festival e che, nel tempo, ha ospitato autori del calibro di Mike Figgis, Michael Winterbottom, Peter Mullan, Mike Leigh, Edgar Reitz e Hanif Kureishi. A Montone Gilliam è di casa: qui ha comprato e fatto ristrutturare un castello nel quale trascorre ogni anno le sue vacanze estive. “Sono mura rovinate con in mezzo un arco medievale” chiarisce con ironia e con qualche parola d’italiano il regista, che alla manifestazione ha portato il suo nuovo film Tideland. Negli Usa ha trovato soltanto un mese fa un distributore, in Italia si spera possa uscire in autunno. Interpretato da Jodelle Ferland, straordinaria piccola attrice che alle spalle ha già oltre 25 film per la televisione, Tideland è una favola dark, visionaria, scioccante, tratta dal libro di Mitch Cullin. Girato in Australia, durante una pausa “forzata” della lavorazione de I fratelli Grimm e l’incantevole strega, racconta la storia di Jeliza-Rose, figlia di due tossicodipendenti che, alla morte della madre, si trasferisce con il padre (Jeff Bridge) in una fattoria sperduta chissà dove. A farle compagnia uno scoiattolo parlante e quattro teste di bambole anch’esse parlanti che tiene sempre sulle punte delle dita e alle quali confida tutti i suoi sogni. Qui avviene l’incontro con una vicina di casa che somiglia tanto ad una strega e con un ragazzo epilettico e ritardato che sogna di far saltare il treno. “E’ un film che può essere amato e odiato allo stesso tempo – ammette Gilliam – ma a me piace scioccare il pubblico e mi piace andare contro i pregiudizi, per questo l’ho voluto fare”. Jeliza-Rose è “una sognatrice”, ma “la fantasia non le basta per sfuggire alla realtà” spiega il regista, che confessa anche di essere diventato sempre più pessimista sulla possibilità di continuare a fare il cinema che vorrebbe. Il prossimo s’intitolerà Good Omens ed è sceneggiato dallo stesso Gilliam, insieme a Tony Grisoni, dall’omonimo romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman. “E’ un progetto molto costoso e per questo mi serve una grande star, ma tutti e tre gli attori che ho contattato finora mi hanno detto di no”. Si fa anche il nome di Josh Hartnett tra i candidati, ma Gilliam non conferma e si limita a sorridere. Domani mattina interverrà, insieme a Edgar Reitz e alla regista Lone Sherfig (che riceverà anche le chiavi della città), all’incontro oraganizztao nell’ambito del festival dal titolo La verità: realtà nel cinema e nella vita, che si terrà al termine della proiezione di video inediti prodotti in Israele e Palestina dai giovani di “Window for Peace” e di 11 cortometraggi sulla realtà cinese di oggi realizzati dagli studenti dell’università di Shanghai. 

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