Galantuomini veri

Da domani in sala il film di Edoardo Winspeare. Che stringe la Finocchiaro tra Gifuni e Beppe Fiorello
20 Novembre 2008
Galantuomini veri

Le maschere di Edoardo

Elegante e con i baffi all’inglese. Potresti scambiarlo per D’Alema, ma il suo è sangue aristocratico. Di nobile e “british” ha nome e cognome, ma il retaggio è contadino, i natali pugliesi. Edoardo Winspeare è un personaggio pirandelliano: ti sembra in un modo, si rivela nell’altro. Per tutti è ormai “l’uomo del Salento”, dimenticandone le origini: pugliese, siciliano, inglese e tedesco, solo quelle che ricordiamo. Lui stesso ammette: “Più che di radicamento, parlerei di ritrovamento. Tante radici significa nessuna. Alla fine ho scelto il Salento”. Una, nessuna e centomila. Pirandello di nuovo. E quando le cose si scelgono, difficile abbandonarle: “Perché dovrei girare lontano dalla mia terra? Qui ci sono tutte le storie che potrei raccontare”. Finora quattro, diverse eppure uguali. D’epoca come la Pizzicata italoamericana, ataviche se intinte nel Sangue vivo dei legami familiari, fuori tempo se si parla di un Miracolo, sospese tra ieri e oggi nei Galantuomini, dove si narra “l’ascesa di una mafia fasulla e la perdita d’innocenza di uno straordinario paradiso terrestre”. Stavolta ha utilizzato attori professionisti contrariamente al modus operandi del passato, ma anche qui ci corregge: “I miei attori sono sempre stati dei professionisti, questi erano semplicemente più noti”. Lo sguardo sfiora l’affresco per raccontare il fenomeno mafioso? Sbagliato: “Sono partito da una storia d’amore, il resto è contesto. Il mio rimane un approccio emozionale”. E se a qualcuno venisse la tentazione d’etichettarlo come regista drammatico, eccolo servito e smentito: “Sto lavorando a un documentario su una scuola elementare, ho in progetto un western durante l’unità d’Italia, e farò senz’altro una commedia”. (G. A.)

Giuseppe la rivelazione

Giuseppe Fiorello cambia faccia. E lo fa sorprendentemente bene nei Galantuomini di Winspeare. Non era una parte “comoda” quella di Infantino, per lui che ha interpretato personaggi di spessore, anche eroici per la televisione. “Devo molto alla tv – dice – mi ha fatto crescere e reso popolare”. Per il ruolo di Infantino, Giuseppe si è ispirato alla sua adolescenza: “In genere faccio sempre così: ricorro al mio archivio mentale. Per Galantuomini ho attinto a luoghi e persone del mio passato: un paesino di provincia, in cui oltre a tanta brava gente c’era più di un disgraziato”. Ora, in attesa del nuovo film per la tv in cui sarà un giornalista al tempo di Giolitti, non gli dispiacerebbe provare con la commedia. Potrebbe essere anche un cinepanettone, chi lo sa? (M.S.)

Gifuni al negativo

Ne La ragazza del lago era l’omicida. In Signorinaeffe l’ingegnere Fiat sordo al movimento operaio. In Galantuomini il magistrato che rinuncia all’incarico per vivere la love-story con una “donna d’onore”. Di eroi positivi Fabrizio Gifuni proprio non ne vuole sentire parlare: “Ma non sono neppure personaggi negativi, semmai contrastati – protesta lui – non mi piacciono le figure tutte d’un pezzo, le trovo poco probabili”. Sul giudice del film di Winspeare ha da dire ancora qualcosa: “Trovo sia un uomo molto coraggioso, che rischia tutto per inseguire una folle passione”. E sul rimettersi in discussione anche Fabrizio ne sa qualcosa: “Per un po’ niente cinema né televisione. Torno al mio primo amore, il teatro, con le Lettere di Mozart“. (G.A.)

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