Fiori italo-cinesi

Zhang Yuan diverte e convince al festival di Berlino. Con una co-produzione targata Downtown, Rai e Luce
15 Febbraio 2006
Fiori italo-cinesi
La guerra dei fiori rossi

Ancora una bella sorpresa alla Berlinale. Nell’attesissimo giorno di Romanzo criminale in concorso, l’Italia diverte e convince nella sezione Panorama con il cinese La guerra dei fiori rossi di Zhang Yuan. Vera e propria colonna del film, coprodotto da Downtown Pictures, Rai Cinema e Istituto Luce, che lo distribuir¨¤ dalla fine di aprile, ¨¨ il sorprendente Qiang, bambino di quattro anni riottoso e perennemente imbronciato. Con lui protagonista della storia, integralmente ambientata all’interno di un asilo cinese, anche la piccola figlia del regista e una folta schiera di piccoli e improvvisati attori. “Farli recitare ¨¨ stato pi¨´ semplice del previsto – dice il regista, per l’occasione tradotto dal direttore della Mostra del Cinema Marco Muller -. La soluzione chiave ¨¨ stata quella di ricreare un vero e proprio asilo, con tanto di maestre e assistenti, in cui far ambientare i bambini”. Restio alla disciplina quasi militare dell’asilo, Qiang non riesce ad andare al bagno a comando, continua a fare la pipi’ a letto, non risponde alle domande delle maestre. Questo suo insubordinato atteggiamento, non fa che inasprire la loro reazione. Mentre una tenta amorevolmente di aiutarlo nell’inserimento, un’altra lo perseguita rendendogli la vita impossibile. E’ in questa situazione che il piccolo protagonista d¨¤ il meglio di s¨¦, rispondendo all’autoritarismo della disciplina, con una straordinaria e disarmante mimica. “Quello che mi interessava – racconta Zhang Yuan, Leone d’Argento a Venezia nel ’99 con Diciassette anni – era soprattutto esplorare un momento dell’infanzia in cui l’animo dei bambini ¨¨ ancora del tutto integro”. L’ispirazione viene dal romanzo La guerra dei fiori rossi del cinese Wang Shuo, spiega, che in cinese significa “bellissimi da vedere”. Proprio giocando su questo paradosso Xhang Yuan, decide invece di mostrare quei momenti che tanto rosei non sono. I fiori rossi del titolo diventano nella storia le simboliche ricompense con cui le maestre valutano la condotta dei piccoli. Basta non lavarsi le mani o sfilarsi nel modo sbagliato un abito, per essere umiliati pubblicamente e privati del fiorellino: “Ancora oggi molti asili cinesi sono strutturati cos¨¬ – racconta il regista -: dei veri e propri collegi, in cui i genitori lasciano a dormire i bambini a cui non possono badare. Dalla rivoluzione sono passati tanti anni, ma disciplina e didattica sono ancora quelle che vedete nel film”. Nonostante l’implicita critica sociale, La guerra dei fiori rossi ha gi¨¤ passato il vaglio della censura e sar¨¤ presto distribuito anche in Cina. “Arriver¨¤ nelle sale a met¨¤ marzo – dice Zhang Yuan -, con un’uscita particolarmente massiccia per un film di questo genere. Il nostro mercato ¨¨ ormai dominato dai blockbuster americani o cinesi. Trovare spazio per un cinema diverso ¨¨ ormai sempre pi¨´ difficile”. La partecipazione italiana al film ha inoltre riguardato anche le musiche, affidate a Carlo Crivelli e il montaggio di Jacopo Quadri. Da ricordare, in proposito, che La guerra dei fiori rossi ¨¨ il primo titolo realizzato grazie all’accordo bilaterale con la Cina siglato nel 2004. Ancora non ratificato dal Parlamento, aprir¨¤ per¨° le porte agli eventi che accompagneranno il 2006, ufficialmente “l’anno dell’Italia in Cina”. Primo significativo appuntamento sar¨¤ a luglio il festival di Shanghai, dove produttori e rappresentanti delle istituzioni italiane, incontreranno i vertici di quelle cinesi, per definire le prossime tappe di questa collaborazione.

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