Ferretti, artigiano in Mostra

"Mi sento una busta FedEx", dice lo scenografo dei due mondi. Al Lido lo aspettano il Premio Bianchi e il doc biografico di Gianfranco Giagni
30 agosto 2010
Ferretti, artigiano in Mostra
Lo scenografo Dante Ferretti

12 nastri d’Argento, 5 David di Donatello, 3 Bafta e 2 Oscar: è il cursus honorum di Dante Ferretti, che il 3 settembre ritirerà al Lido il Premio Bianchi del Sindacato Giornalisti Cinematografici. Non solo, in Mostra sarà il documentario Dante Ferretti: Scenografo Italiano, diretto da Gianfranco Giagni e co-prodotto da Cinecittà Studios: un viaggio nella  vita  e nella carriera del grande artista e scenografo, che sulla mensola tiene due statuette per The Aviator e Sweeney Todd.
Il doc approderà su Studio Universal, canale Premium Gallery sul DTT (in Laguna riaprirà i battenti anche il Bar Mojito sponsorizzato Studio Universal…), domenica 3 ottobre alle ore 19.50, seguito da Intervista con il vampiro che nel 1995 valse a Ferretti e la moglie Francesca Lo Schiavo la nomination agli Oscar. Ma che ne pensa l’artigiano del cinema nato a Macerata: “Scenografo, art director, production designer: le parole non sono importanti, piuttosto il lavoro che uno ha fatto, che fa e che altri gli riconoscono”. “Ho avuto al fortuna di lavorare con un pezzo del cinema italiano che ha fatto la storia, con grandi registi quali Fellini e Pasolini: il mio trasferimento a Hollywood non è stata una fuga, ma l’opportunità di fare cinema con più mezzi. D’altronde, oggi mi muovo dappertutto: mi sento una busta FedEx”, prosegue, Ferretti, per cui Leonardo Di Caprio non lesina elogi: “Sul set di Gangs of New York indossavamo i costumi e ci immergevamo nel set di Dante, ci sembrava di aver compiuto un viaggio nel tempo!”.
D’altronde, confessa lo scenografo di Macerata, il suo segreto è “affrontare ogni progetto come se fosse il primo. Esiste l’ansia – andrà bene o male? – ma io tengo il low-profile: occorre al fortuna, ma la conservi solo con il talento”. Affiancato e supportato dalla moglie Francesca Lo Schiavo da quasi 30 anni (“Con lei ho fatto le cose migliori, e sono riuscito a conciliare pubblico e privato”), Ferretti dedica un pensiero speciale al regista che l’ha accolto a Hollywood: “Scorsese è il meglio: come dicono gli americani,  this is my hero!  E’ straordinario lavorare con lui: non è solo il regista di grandi film, ma ha una conoscenza del cinema mondiale pazzesca. Come dimostra il doc Viaggio in Italia, ha un archivio mentale sorprendente…  All’inizio di un nuovo film, parliamo parecchio, poi mi dà carta bianca, perché si fida di quel che gli posso dare.
E il loro nuovo film oggi è The Invention of Hugo Cabret, tratto dal bestseller di Brian Selznick, con protagonista un orfano dodicenne che vive in segreto in una stazione ferroviaria, e interpretato da Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Christopher Lee, Jude Law e Johnny Depp. E’ il primo film in 3D di Scorsese, impegnato da alcune settimane tra la Francia e la Gran Bretagna: “Lavoro come al solito, sono ci sono più dettagli: la tecnica è nuova, ma non cambia molto, tranne che arriviamo più vicini agli spettatori…”, afferma Ferretti.
“L’idea del doc mi è nata tre anni fa, dopo quello che ho realizzato sulla Sartoria Tirelli, perché mi interessano gli artigiani del cinema, il dietro le quinte. Ferretti è stata una scelta naturale: forse, oggi è il più grande artigiano del cinema”, dice il regista Gianfranco Giagni, che si dice stupito, tra le star intervistate, “dalla conoscenza del cinema mostrata da Di Caprio, che per The Aviator ha fatto persino riferimento al Gabinetto del dottor Caligari”.
Da ultimo, parola a Ferretti, sulla situazione del nostro cinema: “Manco da 20 anni, ma, se l’aiuto dello Stato è fondamentale, il cinema è, dovrebbe essere un’industria privata, in grado di  camminare sulle proprie gambe…”. 

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