Europa, Coen e austerity

I fratelli registi trionfano, mentre la sobria Hollywood guarda Oltreoceano. Con Obama in fuoricampo
25 Febbraio 2008
Europa, Coen e austerity

Sono tre le parole d’ordine dell’80ma edizione degli Academy Awards: Europa, Coen e austerity.
I Coen, innanzitutto. I fratelli registi di Non è un paese per vecchi portano a casa 4 statuette: miglior film (il premio ritirato dal produttore), miglior regia, miglior sceneggiatura non originale (dal capolavoro di Cormac McCarthy) e miglior attore non protagonista (Javier Bardem nei panni del serial killer Anton Chigurh). E’ loro il bottino più succulento, anzi – dato l’andazzo parcellizzante dell’Academy – si può parlare legittimamente di trionfo. A farne le spese Il petroliere di Paul Thomas Anderson: “magra” consolazione per lui la statuetta al protagonista Daniel Day-Lewis e quella per la fotografia di Robert Elswit.
A bocca asciutta Lo scafandro e la farfalla e Into the Wild, mentre “sorprende” l’en plein di Bourne Ultimatum, che vince in tutte le categorie in cui era candidato: miglior montaggio, sound mixing e sound editing.
Veniamo alla seconda parola guida: Europa. Oltreoceano arrivano tutte le statuette d’attore: due in The UK (la non protagonista Tilda Swinton e Day-Lewis), uno in Francia (Marion Cotillard de La vie en rose, che prende anche la statuetta per il make-up) e lo spagnolo Javier Bardem. Generosità dell’Academy, esterofilia o semplice inchino alla bravura?
A farla da padroni anche gli italiani, con la statuetta bis degli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per Sweeney Todd e Dario Marianelli per le musiche di Espiazione, titolo tra i grandi delusi con sette nomination e un solo premio – anche la miglior canzone Falling Slowly da Once batte bandiera UE.
Da ultimo, l’austerity: ironica e sarcastica la conduzione del comico Jon Stewart, ma sulla sottile linea dell’understatement. Feste post cerimonia già cancellate, anche le esibizioni musicali ridotte all’osso (e si poteva fare di più…) e interventi stringati. Ancora tramortita dallo sciopero degli sceneggiatori – ricordato a inizio cerimonia – Hollywood festeggia l’80esimo degli Oscar con sobrietà.
E qualche battuta politica, “contro” Hillary Clinton e John McCain. Anche le celebs si schierano, eccome: (quasi) tutte per Barack Obama. Che aleggia nel fuoricampo: sono gli Oscar del “New Deal”…

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