Esordire da principe abusivo

"Il sentimento è universale, ma noi napoletani l'abbiamo nel Dna", dice Alessandro Siani. Che passa alla regia e dirige Christian De Sica
11 Febbraio 2013
Esordire da principe abusivo
Il principe abusivo

“Il papà s’è dimesso”, dice Alessandro Siani. “Speriamo pure i politici”, aggiunge Christian De Sica. “Non solo il principe, pure il papa sarà abusivo per tre settimane”, rincara la dose il primo. Inizia così la conferenza stampa di presentazione de Il principe abusivo, opera prima di Siani, prodotta da Cattleya e Rai Cinema e dal 14 febbraio in sala con 548 copie distribuite da 01.
Nel film, la principessa Letizia (Sarah Felberbaum) è frustrata perché i sudditi e i rotocalchi la trattano con indifferenza: seguendo il consiglio del ciambellano (De Sica), finge di innamorarsi del povero e disoccupato napoletano Antonio (Siani) onde creare scandalo e attirare attenzione mediatica.
“Volevo parlare di ricchezza e povertà”, dice Siani, che s’è ispirato a My Fair Lady, Il conte Max e il recente Colpi di fulmine, nonché a Il piccolo lord e Una poltrona per due, mentre De Sica, che per amore della cugina di Antonio (Serena Autieri) da inamidato ciambellano si scoprirà verace popolano, aggiunge: “In soli tre giorni Alessandro mi ha trasformato in perfetto cafone”. I due parlano di “grande amicizia”, e De Sica svela che “volevo fare con Alessandro il remake di Quasi amici, ma ha avuto troppo successo. Sembra lavoriamo insieme da anni, e un simile sodalizio non mi era più capitato dai tempi di Boldi: Alessandro è un maestro di recitazione, mi ha guidato lui”. Nel cassetto un progetto insieme a teatro con Christian, viceversa, Siani presto ritroverà lo sceneggiatore Fabio Bonifacci in un altro film ancora top secret.
Da ultimo, il neo-regista parla di napoletanità: “Il sentimento è universale, ma noi napoletani l’abbiamo nel Dna, è genetico. Anche qui parlo in napoletano perché ci sono cose, sia sentimentali che comiche, che altrimenti non funzionerebbero. Ma la mia non è una Napoli stereotipata: se la inquadro nelle sue bellezze, non me ne vergogno. Nei miei film, così come le parolacce e le volgarità, non ci saranno mai mandolino, pizza, criminalità e rifiuti per le strade”.

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