Elio, destinazione Alaska

“La felicità è nel saper dare agli altri”, dice Germano. Protagonista alla Festa di Roma con il nuovo film di Claudio Cupellini, storia d’amore travolgente
Elio, destinazione Alaska
Elio Germano - Foto Karen Di Paola

“Viviamo e cresciamo in un mondo dove ci insegnano che la felicità è data dal raggiungimento di un obiettivo, corsa che inevitabilmente è sempre a danno di qualcun altro. I personaggi di questo film scoprono invece che forse la felicità si nasconde nel saper dare piuttosto che nel prendere solamente dall’altro. Fare qualcosa per qualcun altro, che poi è ciò che ci fa stare meglio. Quando inizieremo a capirlo, forse riusciremo a scardinare una convinzione dominante”. Mai banale, Elio Germano, protagonista alla Festa di Roma con il nuovo film di Claudio Cupellini, Alaska, ultimo titolo italiano della selezione ufficiale, che 01 distribution porterà poi nelle sale a partire dal 5 novembre. “Ma non fraintendetemi, non è un film intellettualoide, è piuttosto un film fatto di viscere, di pancia, incentrato sulla storia di due persone che sentono la scomodità delle proprie emozioni rispetto alle situazioni che si trovano a dover affrontare”, spiega l’attore. Che interpreta Fausto, cameriere italiano in un grande albergo di Parigi. Sul roof di quell’hotel incontra Nadine (Astrid Berges-Frisbey), ventenne francese fragile ma al tempo stesso determinata. Due persone che non possiedono nulla se non loro stessi. Si innamorano violentemente, ma il destino ha in serbo non poche sorprese per questo legame: continueranno a incontrarsi e a perdersi, Fausto e Nadine, ad amarsi e a soffrire, ad allontanarsi per poi ritrovarsi.

Astrid Berges-Frisbey e Elio Germano in una scena del film

Astrid Berges-Frisbey e Elio Germano in una scena del film

“Già in fase di scrittura proviamo a tutti i costi a non essere giudicanti, cercando sempre il contrasto tra diverse sfumature di colore: in fondo ognuno di noi nella propria vita commette molti errori ma siamo anche capaci di slanci incredibili”, dice Cupellini, al terzo lungometraggio dopo Lezioni di cioccolato e Una vita tranquilla: “E qui, come in quel film, abbiamo voluto creare questo senso di circolarità alla struttura della storia, sentivamo giusto chiudere come avevamo aperto ma invertendo i ruoli dei due personaggi proprio per cercare una pacificazione che ci sembrava il migliore dei finali possibili, senza però cadere nella trappola di non responsabilizzare il personaggio di Nadine”, spiega il regista, che anche questa volta si è avvalso di Filippo Gravino e Guido Iuculano per scrivere la sceneggiatura del film.

Il regista Claudio Cupellini

Il regista Claudio Cupellini

Intitolato Alaska, come la discoteca che a Milano Fausto inizierà a dirigere insieme al bohémien Sandro (Valerio Binasco, “tutti i personaggi che incontrano i due protagonisti sono importantissimi per la loro crescita, anche Sandro è l’immagine speculare di Fausto, è quello che sarebbe potuto diventare lui”, dice Cupellini), ma anche per rievocare il periodo della corsa all’oro del Klondike. “Sì, perché il film è anche una corsa a ostacoli verso la felicità, con i personaggi abbagliati da questa possibilità. Quello che imparano, invece, è che i sentimenti ti fanno commettere gravi errori ma alla fine sono le uniche cose che ti salveranno”, dice ancora Germano, per il quale il cinema “non ha un genere, ci sono film sinceri e film che non lo sono. E io scelgo di fare i primi, a prescindere dal fatto che poi possano far ridere o piangere. Il massimo per il mestiere dell’attore sarebbe poter sparire dentro una storia: il nostro è un mestiere senza un oggetto di lavoro, tranne il proprio corpo”.

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