E’ sempre Manoel de Oliveira

"Il primo film sulla povertà, la filosofia della povertà" dell'ultracentenario regista portoghese: O Gebo e a Sombra al Lido
5 Settembre 2012
E’ sempre Manoel de Oliveira
O Gebo e a Sombra: de Oliveira e la Cardinale sul set

C’è qualcuno che mi ha fatto notare che non parlo mai dei poveri, lo farò nel mio prossimo film”, raccontava il pluricentenario e prolifico Manoel de Oliveira. Ed è così che l’eterno giovane del cinema lusitano -”Ha un’energia pazzesca, prima di arrivare sul set faceva nuoto”, svela Claudia Cardinale  – torna alla Mostra con l’adattamento dell’opera dello scrittore portoghese del secolo scorso Raul Germano Brandão, O Gebo e a Sombra.
Un film girato in 25 giorni, in lingua francese, “perché doveva essere un omaggio da rendere alla Francia”, paese che dà i sui natali al cinema.  Un progetto che De Oliveira teneva da tempo nel cassetto insieme ad un altro (Diablo, adattamento di un testo brasiliano), ed è “un film sulla condizione umana,  più attuale dell’opera da cui è tratto” racconta Michael Lonsdale, che interpreta il ruolo del vecchio Gebo. “È stata una bellissima avventura, ho interpretato un personaggio discreto, ritirato, con la paura di provocare sofferenza alla sua donna, in un film in cui non c’è nessuna pretesa di qualcosa di straordinario; abbiamo solo recitato il nostro vissuto, le nostre sensazioni sul tema del denaro, che fa talmente parte della vita di oggi”, prosegue l’attore, che va a completare un cast internazionale d’eccezione, insieme a Claudia Cardinale, Jeanne Moreau e gli affezionati Leonor Silveira e Luìs Miguel Cintra.
“Sul set si è creata un’atmosfera familiare, intima, ha dato vita ad una sorta di direzione indiretta”, commenta la Cardinale, che definisce “meraviglioso “aver lavorato con De Oliveira per la prima volta. “Un film che si presta a più livelli di interpretazione”, racconta Cintra, che svela un segreto legato alla sceneggiatura:”Fa sì che si relativizzi ciò che si dice, c’è sempre un conflitto tra due soggetti  posti su diversi  piani della rappresentazione; c’è ambiguità in questo film, i costumi non sono da veri poveri, dalla povertà si passa a qualcosa di più profondo, alla filosofia della povertà”.

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