Dreams Come True

Al festival di Roma il progetto di Ricky Tognazzi per i rifugiati palestinesi sotto l'egida dell'UNRWA: tra i partecipanti, Luca Argentero
13 Novembre 2013
Dreams Come True

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Raccontare la difficile situazione di cinque milioni di palestinesi rifugiati nei campi di Libano, Giordania, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania non attraverso i drammi che quotidianamente caratterizzano le loro vite ma tramite storie di successo, riscatto, forza, sogno e speranza. E’ l’obiettivo di Dreams Come True, il progetto ideato da Ricky Tognazzi per l’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite che dal 1948 opera per l’assistenza dei rifugiati palestinesi nel Medio Oriente, presentato oggi nell’ambito del Festival di Roma.
L’idea è venuta al regista e attore guardando The Road to Silverstone, un mediometraggio che racconta la storia di un gruppo di studenti palestinesi riuscito ad arrivare al circuito di Silverstone in Inghilterra con la prima macchina da corsa costruita nella Striscia. “Vedere quell’incredibile storia di coraggio e di speranza -ha detto Tognazzi – la voglia di portare il loro orgoglio palestinese in Inghilterra, mi ha fatto venire voglia di raccontare le tante storie di speranza che esistono tra queste persone. Spesso noi leggiamo i numeri in modo asettico, ma stiamo parlando di 5 milioni di persone, persone come noi”.
“Oggi è una giornata importante – ha detto la presidente del Comitato Italiano Unrwa, Tana de Zulueta, in cui il mondo del cinema abbraccia il mondo dei rifugiati palestinesi. I rifugiasti della Palestina hanno bisogno che ci si ricordi di loro, della loro vita e delle loro speranze”. Secondo de Zulueta “l’Italia ha avuto un’opportunità dura, è stata praticamente costretta ad occuparsi di loro perché per la prima volta in 50 anni, loro sono arrivati nel nostro paese spinti dalla disperazione. Sono felice che oggi se ne parli qui al Festival di Roma”.
Tra le storie che si propone di raccontare il progetto, cui hanno aderito anche Pino Quartullo e Luca Argentero e che è aperto a tutti i colleghi che vorranno partecipare”, esorta Tognazzi, ci sono quelle di una scienziata palestinese che ha messo a punto un metodo semplice per tracciare i movimenti della retina utilizzando materiali comuni, quella di Mohammed, un bimbo sfuggito alla guerra che ha potuto ricominciare dalla scuola grazia all’Unrwa e quella di Mohammed Assaf, il vincitore di Arab Idol, con una storia incredibile alle spalle, scelta da Luca Argentero che la realizzerà sotto la regia della moglie Miriam Catania.
“Ci sono tre motivi che mi hanno spinto a far parte del progetto – ha spiegato Argentero, che darà al film il titolo di Assaf’s Dream – i numeri, che sono impressionanti e che ormai leggiamo tutti con incredibile leggerezza, la doppia ‘w’ di Unrwa che sta per ‘work’ e in un momento come questo trovo nobile e giusto adoperarsi per aiutare gli altri attraverso il lavoro, e il fatto che alcune delle storie, come quella che racconterò, parlano di talento e di chi lotta per farlo valere, come ha fatto Mohammed”.
Sostiene il progetto anche l’attore Pino Quartullo, che ha immaginato la creazione di una raccolta di storie legate alla musica che sono riuscite a superare i limiti dei campi: “Vorrei che fosse come una jam session con tanti strumenti; creare un’opera cinematografica e musicale che sia occasione di arte e cultura ma anche di conoscenza”, ha spiegato. Il progetto, dal titolo La musica oltre i confini, evidenzia come “sempre più il cinema sta diventando documentario, sempre più spesso viene usata l’arte per far entrare in storie reali. La musica è un grido, una possibilità di sogno, di uscire dalla prigione a cielo aperto che tante volte è il campo profughi”, ed è in collaborazione con Nabil Salameh, voce del gruppo dei Radiodervish. “Oggi io parlo qui non come musicista ma come ex profugo – ha detto Salameh – fino a poco tempo fa appartenevo a quella che io chiamo la zona degli spettri, dove non c’è libertà. Non hai passaporto, non puoi possedere case, ci sono tanti lavori che non puoi fare”. Salameh ha spiegato di aver aderito al progetto per “sottolineare con la cultura e l’arte la realtà dei campi, descriverla. La musica va oltre la politica, ed è un ottimo narratore: racconta senza aggiungere commenti. Così si raccontano i sogni”.

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