Dr. Bisio & Mr. Hyde

Lo showman si fà in due per La cura del gorilla: "Altro che Jekyll. Qui la metamorfosi è tutta interiore"
1 Febbraio 2006
Dr. Bisio & Mr. Hyde

Allegro, entusiasta, curioso come un bambino. Il primo a intuirlo è stato il figlio di sette anni. “Non ho ancora capito papà quanti lavori fa – aveva detto alla mamma durante le riprese del film -, ma vorrei che facesse sempre questo”. Lui è Claudio Bisio: showman televisivo e colonna di Zelig, cresciuto inseguendo i modelli di Dario Fo e degli affabulatori. Il suo grande amore è da allora il teatro. Il cinema, dice, resta però il suo amante. “Una presenza incostante, ma che proprio per questo lascia un senso di incompiutezza che mi spinge a riprovarci ogni volta”. Da ben sei anni lontano dagli schermi, Bisio lo fa adesso con La cura del Gorilla: uno “spaghetti noir” in sala dal 3 febbraio, in cui interpreta addirittura un doppio ruolo. Il suo personaggio si chiama Sandrone, come l’amico Dazieri al cui romanzo è ispirato il film. Un’identificazione sconfinata in episodi esilaranti, come la gelosia dell’autore e cosceneggiatore, che in un primo momento si era ribellato a una defaillance a letto del protagonista con Stefania Rocca. Insieme a lei, e al ballerino di Maria De Filippi Kledi Kadiu, Bisio ritrova sul set Gigio Alberti, Bebo Storti e Antonio Catania. Trascinante new entry, nell’opera prima del regista pubblicitario Carlo A. Sigon, è poi l’88enne Ernest Borgnine di Mucchio selvaggio, al suo primo ruolo in italiano. Nella storia è un vecchio americano, a cui il Gorilla fà da guardia del corpo, dopo aver abbandonato l’attività clandestina di investigatore privato. Tutto liscio, finché una donna non metterà in crisi le opposte anime che albergano in lui.

Cosa ti ha convinto de La cura del Gorilla?
Fin da subito, a colpirmi è stato il personaggio. Un uomo che soffre di sdoppiamento della personalità, ma è lontano dal cliché manicheo del Dottor Jekyll e Mr. Hyde. La sua trasformazione è tutta interiore e invisibile agli altri. Giocare su queste sfumature impalpabili è quello che da attore mi ha appagato di più.

Chi sono le due anime di Sandrone?
Sandrone è uno di noi. Bonario, ironico, con un passato di centri sociali e militanza politica. Il Socio è invece la sua componente razionale, fredda, calcolatrice. La più grande sfida è stata riportare sullo schermo questa doppiezza. Mentre nel romanzo comunicano attraverso dei bigliettini, nel film abbiamo introdotto dei veri e propri dialoghi. Siamo ricorsi a una serie di espedienti, come la macchina da presa che passa da una parte all’altra dello specchio, attraverso cui stanno parlando. A partire da questa scena, ho capito di aver “trovato” i personaggi e che sarebbe stato tutto in discesa.

Perché “spaghetti noir”?
La definizione è nata anche grazie alle musiche. A firmarle è stato Daniele Luppi, un italiano scoperto da Tarantino, che ormai vive da anni a Los Angeles. Lo abbiamo scelto per dare alla storia un sapore vintage e anni ’70. Per le sonorità del film si è rifatto a b-Movies, a capolavori come Un cittadino al di sopra di ogni sospetto, e si è addirittura avvalso degli stessi musicisti di Morricone.

Come è stato lavorare con lui?
Il copione lo voleva come un vecchio rimbambito e insopportabile con le sue richieste e pretese assurde. Il Gorilla è la sua ombra, il bodyguard che deve proteggerlo. Il problema è stato però il carattere travolgente di Borgnine: fin dal suo arrivo siamo rimasti tanto affascinati da questo vecchietto arzillo e vulcanico, che una volta sul set, non riuscivo a essergli insofferente come avrei dovuto.

Gigio Alberti, Bebo Storti, Antonio Catania: sul set ritrovi tre amici di sempre. Puro divertimento o ricerca di protezione?
Gli incontri nuovi mi stimolano, ma preferisco lavorare con persone con cui ho un’intesa rodata. Lo stesso Zelig è una chioccia da cui mi faccio coccolare da una vita. Ritrovare amici come loro è stato in questo caso un vero e proprio “piacere fisico”. Quest’anno ricorre poi il ventennale di Comedians, lo spettacolo fatto anche con Salvatores, Silvio Orlando e Paolo Rossi. Potrebbe essere l’occasione per tornare a ricordarlo insieme, magari in televisione.

E nel futuro?
Un anno sabbatico che mi riprometto dal ’97. Vorrei recuperare tutto ciò che non ho fatto a 20 anni: girare il mondo come un globe-trotter, leggere e soprattutto scrivere. Ho in cantiere un romanzo giallo ambientato nel passato. Prima però c’è la stagione di Zelig appena iniziata e il film su Pantani. Dimagrire 25 chili sarà il meno. Finora ho potuto giocare con personaggi di fantasia. Questa volta dovrò misurarmi con il vero dramma di un uomo e di un grande campione.

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