Donne in gioco

"Bello lavorare col talento", dice Monteleone. Che esalta le sue interpreti e porta al cinema le Due partite della Comencini
2 Marzo 2009
Donne in gioco
Le otto protagonistedi Due partite@ Pietro Coccia

“Il grande problema che non è mai stato risolto, e che io non sono ancora stato capace di risolvere nonostante i miei trenta anni di ricerca sull’anima femminile, è: che cosa vuole una donna?”. Un interrogativo che Freud si sarebbe portato nella tomba. Peccato, se fosse ancora tra noi il grande Sigmund avrebbe potuto farsene un’idea migliore con Due partite: prima una pièce teatrale scritta e diretta da Cristina Comencini, poi un film di Enzo Monteleone, nelle sale da venerdì in 200 copie distribuite da 01. In scena due generazioni di donne – quattro mamme e quattro figlie, le prime in azione negli anni ’60, le seconde nei ’90 – che si ritrovano in un appartamento a discutere di problemi coniugali, di identità represse, di aspirazioni professionali, di madri distratte e di padri fedifraghi, di figli che crescono e di uomini che cambiano, con toni che passano dal nevrastenico all’ironico, dal rassegnato all’esagitato: “A teatro avevo tirato fuori tutto quello che potevo. Ho preferito passare il testimone a Monteleone, pensando che fosse interessante avere un punto di vista maschile sul testo. E lui non mi ha deluso”, ha detto la Comencini. Il regista di El Alamein incassa, ringrazia e restituisce gli onori: “Ho subito pensato che dovevo rispettare il testo. Era perfetto così com’era. Mi sono limitato a lavorare sugli elementi prettamente cinematografici, come la fotografia, le musiche, i costumi. Se ho preso spunto dalle commedia corali della storia del cinema? No, mi sono ispirato piuttosto alle attrici degli anni ’60 come Sylva Koscina, ai loro vestiti e alle loro acconciature. E a quel modello di donna che poteva sì subire, ma abbassare la testa mai”. E poi, confessando di non avere imparato nulla di più sulle donne di quanto non sapesse già (Freud ne sarebbe invidioso), tesse le lodi delle interpreti: “Quando lavori col talento tutto diventa più facile”. Il talento a cui si riferisce Monteleone ha facce e nomi diversi: è quello di Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi e Alba Rohrwacher. Quattro di queste (Buy, Ferrari, Massironi e Milillo) avevano già lavorato all’allestimento teatrale e, a parte “la presenza di un occhio maschile e della cinepresa”, come sentenzia per tutte la Buy, “non ci sono state particolari novità nel suo passaggio al cinema”. Esperienza del tutto nuova invece per la Pandolfi che sottolinea come il suo personaggio rifletta l’avvenuto mutamento sociale nella condizione femminile: “Le donne di oggi hanno imparato a camminare sulle proprie gambe rendendo gli uomini più insicuri”; sulla stessa lunghezza d’onda la Crescentini che vede nel proprio ruolo “il riscatto della figura materna, di una donna frustrata nelle ambizioni in un’epoca che non avrebbe mai permesso di assecondarle”. “Più consapevole” si riscoprirà anche la Giulia della Rohrwacher, dopo aver “subito l’affetto della madre, il fidanzato e il proprio datore di lavoro”. Mentre la “mamma” Cortellesi, che interpreta l’algida Sofia nell’episodio ambientato negli anni ’60, tiene a precisare come il suo personaggio si trovi a una distanza siderale da lei. E non perché appartenga a una generazione diversa: “Lei ha una seduttività che io posso solo sognare. La vera Paola Cortellesi è sensuale come Pinocchio”.

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