Di Borghi e di mestieri

"Per far tornare la gente in sala bisogna fare film migliori e interpretarli come se fosse l'ultimo che fai", dice l'attore. Protagonista di The Hanging Sun di Francesco Carrozzini, che chiude Fuori Concorso Venezia 79
Di Borghi e di mestieri
Alessandro Borghi - Foto Karen Di Paola

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Ad un certo punto ho pensato che non lo avremmo mai fatto. Per questo quando sono arrivato sul set, e ho capito che lo stavamo davvero facendo, con questo cast, con questo livello tecnico, mi è sembrato un miracolo del cinema”.

Così Alessandro Borghi parla di The Hanging Sun – Sole di Mezzanotte, film che oggi chiude, fuori concorso, la 79ma edizione della Mostra di Venezia.

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Diretto da Francesco Carrozzini per Sky Original e prodotto da Cattleya, Groenlandia e Sky, il film, il primo prodotto da Sky Studios per Sky Original, è un thriller noir con una produzione internazionale scritto da Stefano Bises e basato sul best seller di Jo Nesbo Sole di Mezzanotte.

Siamo nel cuore della Norvegia profonda. Borghi interpreta il ruolo di John, un uomo che decide di disobbedire per la prima volta alla vita criminale che suo padre (Peter Mullan) lo ha indotto a condurre fino a quel momento e di scappare, inseguito dal fratello Michael (Frederick Schmidt) che su ordine del padre vuole riportarlo a casa. In un’ambientazione fatta di atmosfere rarefatte dell’estate norvegese, tra colpi di scena e e momenti di intimità profonda, l’uomo si imbatterà in Lea (Jessica Brown Findlay) e nel figlio Caleb (Raphael Vicas), che, dopo la morte del compagno violento (Sam Spruell) scappano dal padre di lei (Charles Dance), e dalle sue violenze psicologiche intrise di malintesi valori cristiani e bigotti. I tre finiranno, quasi naturalmente, per creare una famiglia.

“Il processo che abbiamo affrontato è stato quello di allontanarci leggermente dal romanzo, che avrebbe reso il film molto più thriller – spiega Borghi -. Invece abbiamo scelto di fare quello che sappiamo fare meglio, cioè raccontare storie e le relazioni tra i personaggi”.

Il film, spiega l’attore romano, “ha molti messaggi da passare al pubblico, molti fuochi, dovevamo individuare quali scegliere” e quello che ha prevalso “è la tematica fondamentale della gestione e dell’accettazione della paternità: chi è tuo padre, quello che ti mette al mondo o quello che ti cresce, nessuno dei due?”, dice l’attore.

“Quello che ci ha un po’ guidato, insieme a Francesco (il regista, ndr) è stato cercare di dargli più contemporaneità possibile – spiega lo sceneggiatore Stefano Bises -. Portarlo cioè a 50 anni dopo e cambiare il personaggio che in origine è positivo e frequenta il male per uno scopo buono, e dargli una dimensione un po’ più contemporanea di eroe che dentro ha il bene e il male”.

Il film è un’opera prima del regista Francesco Carrozzini. Quello che ha attratto il regista, (“un lavoro inusuale, una produzione così grossa per un’opera prima, spero di essere stato all’altezza”, dice), è il fatto che il protagonista “è un personaggio ‘rotto’, e anche io mi stavo rompendo in quel momento, visto che stavo perdendo il secondo genitore a 32 anni. Tutto parte dalle esperienze personali”.

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La pellicola affronta attraverso le relazioni fra i personaggi, come il senso di colpa, l’amore, i sentimenti di salvezza, redenzione, riscatto.

“Mi ha molto colpito nella sceneggiatura il legame che si crea quasi istantaneamente tra Lea e John che passa attraverso il non detto, una comunicazione verbale – dice Jessica Brown Findley -. Un legame unico, con una comprensione tra due persone che provengono da due ambiti diversi ma sono come due animali abbagliati dai fari che reagiscono all’ambiente che li circonda per trovare il modo di sopravvivere”. Questa donna “compie una scelta audace, di cambiare completamente rotta nella sua vita e fanno questa scelta per riuscire a proteggere se stessi e i loro cari e spezzare una spirale di violenza distruttiva”.

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“Credo che il film abbia anche una dimensione politica importante – dice Sam Spruell -. Mette in guardia dai pericolo dell’isolamento e dall’avere una società in cui le decisioni sono prese da uomini che hanno il timone in mano. Vengo dalla Gran Bretagna, da Boris Johnson e avendo vissuto la Brexit faccio dei paralleli diretti con questi pericoli. Invece qui nella storia due persone rifiutano questo isolamento e decidono di aprirsi verso l’esterno”.

Per l’attore che interpreta Michael, il fratello del protagonista, “l’ambiente ha giocato un ruolo fondamentale nella lavorazione del film – dice Frederick Schmidt -. La vastità, l’immensità di questo panorama rispetto al viaggio interiore di questi personaggi ha risuonato in tutti i noi. Siamo tutti innamorati della Norvegia, anche dei luoghi più remoti. Ricordo un giorno  in particolare, faceva molto freddo e abbiamo cominciato a discutere di questioni esistenziali, momenti essenziali profondi, che ricorderemo”.

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Il film, distribuito da Nbc Universal Global Distribution, e in Italia da Vision Distribution, sarà nelle sale il 12, 13, 14 settembre e prossimamente in esclusiva su Sky Cinema e in streaming su Now.

Per riportare la gente nelle sale cinematografiche italiane “ci vuole intanto il coraggio e lo sforzo produttivo, che spessissimo in Italia non c’è, poi c’è la promozione, cioè far sapere che c’è quel film in sala, ma il problema più grande, a parer mio, è che si fanno film brutti. Io continuo a vederne tantissimi, e ogni volta mi chiedo: ma con registi e attori di valore, perché hanno fatto questo film?”, si chiede Alessandro Borghi a proposito della crisi delle sale italiane.

“Credo che sia perché, seppur in modo diverso, ci si chiede troppo cosa possa piacere al pubblico, e cerchi di fare film che piacciono a tutti. Ed è il modo migliore perché non piacciano a nessuno”, dice ancora l’attore, che racconta: “Quattro giorni fa ero a Londra. Come sempre, vado all’IMax e vedo qualunque film riesca a vedere. Lì il biglietto costa 28 sterline, e la sala era piena. È vero che era Top Gun: Maverick, ma vedere quella sala piena mi ha fatto un effetto strano. Quest’anno ci sono stati dei film che non hanno fatto i numeri che facevano prima del Covid, poi esce Spider-man e fa 47mila miliardi, quindi significa che meccanicamente la gente esce ancora per andare al cinema. Dunque mi sono chiesto cosa ci sia nel mezzo”.

“La responsabilità – prosegue Borghi – è quella di riuscire a convincere queste persone che non c’è soltanto il cinema mainstream, ma c’è anche un sacco di altra roba che vale la pena di andare a vedere”.

“Io questo lavoro senza la sala non lo voglio fare. Cerco di fare cinema associandolo il più possibile all’idea che avevo da ragazzino, quando c’era la condivisione della sala”. Bisogna cioè “cercare di capire che non sempre se un film lo fai con Borghi vuol dire che è bello – dice chiaramente l’attore -. Ognuno di noi deve ricominciare a recitare, a dirigere e a scrivere come se fosse l’ultimo film che fa perché altrimenti non lo chiamano più”.

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“Io sono innamorato di questo lavoro, sono stato negli anni molto fortunato, ho preso parte a progetti bellissimi con i quali sono cresciuto e mi sono arricchito”, aggiunge Borghi, che spiega cosa l’ha guidato ad interpretare The Hanging Sun: “Per tutto il tempo ho cercato di ricordarmi che quando qualcuno ti dà la possibilità di fare questo lavoro tu devi essere in grado di dare indietro qualcosa. Il fatto di essere pagato, e anche tanto, per fare questo mestiere deve essere una cosa che non bisogna mai dare per scontata. Perché ora sto qui a rispondere alle vostre domande, ma l’anno prossimo può essere che mi apro un banco de cocomeri a Porta Portese”.

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