De Matteo, La vita possibile

"La violenza di un uomo, l'amicizia di una donna, lo sguardo di un bambino". Il regista romano presenta il suo nuovo film, con Margherita Buy e Valeria Golino
De Matteo, La vita possibile
Ivano De Matteo - Foto Pietro Coccia

“Nei miei film precedenti volevo essere provocatorio, partire da domande che ponevo a me stesso e che in qualche modo giravo al pubblico. Stavolta ho voluto fare un film di sentimenti”. Dopo La bella gente, Gli equilibristi e I nostri ragazzi, Ivano De Matteo continua ad interessarsi alle dinamiche familiari, stavolta partendo dal quanto mai triste e attuale fenomeno della violenza sulle donne: “Ma rispetto ai lavori precedenti, dove partivamo da situazioni in equilibrio per poi arrivare alla distruzione, in questo caso adoperiamo il procedimento inverso. Quello che mi interessava davvero era provare a raccontare il dopo, magari lasciando aperto più di uno spiraglio alla speranza”, spiega il regista, ancora una volta coautore dello script con Valentina Ferlan, sua compagna nella vita da 27 anni.

Margherita Buy e Valeria Golino: La vita possibile

Margherita Buy e Valeria Golino: La vita possibile

È La vita possibile, che Teodora Film porterà nelle sale dal 22 settembre: Margherita Buy interpreta Anna, donna che dopo l’ennesima aggressione subita dal marito violento (lo stesso De Matteo, in un cammeo) decide di lasciare Roma con il figlio tredicenne Valerio (Andrea Pittorino). Si rifugia a Torino, ospite di Carla (Valeria Golino), amica di vecchia data e attrice di teatro. Ambientarsi alla nuova realtà, soprattutto per il ragazzino, non sarà facile, ma l’aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu (Bruno Todeschini), ristoratore francese del quartiere con un’ombra sul passato, daranno loro la forza per ricominciare.

“La cosa importante del film è che pur partendo da premesse terribili riesce a dare voce a personaggi capaci di risollevare l’esistenza del ragazzo, creando la speranza di una nuova crescita”, dice Margherita Buy, che sul suo “ruolo” di madre aggiunge: “Nella vita sono sempre preoccupata, alcune volte mi ritrovo ad essere anche padre, prendendomi molte responsabilità e il rischio di alcune scelte difficili”.

L’attrice con il giovane Andrea Pittorino

Come il personaggio di Anna, che ad un certo punto si chiede se il fatto di essere fuggita via da quell’uomo sia stato giusto anche per il figlio: “Ho incontrato molte donne vittime di violenze che mi hanno raccontato di come sia capitato rimanessero bloccate proprio perché questi uomini, in fondo, ai figli non avevano mai fatto nulla”, racconta ancora De Matteo, che aggiunge: “E la cosa che può sembrare assurda, come mi ha spiegato una neuropsichiatra infantile, è che potrebbe anche succedere che un minore finisca per odiare la madre ritenendola responsabile di averlo allontanato dal padre”.

Figura, quella paterna, che in un certo modo il personaggio di Valerio ritrova in Mathieu, interpretato da Bruno Todeschini: “Il mio personaggio è un uomo che trascina la propria esistenza, quasi morto se vogliamo, che attraverso la conoscenza di questo bambino in qualche modo rinasce. Come se riscoprisse il senso dell’umanità”, dice l’attore francese.

Ma è Carla, donna single che accoglie la propria amica e il figlio anche per riempire un vuoto affettivo, la chiave di volta dell’intero film: “Sapevo che il mio personaggio serviva per dare una nota alla storia, in termini di dolcezza, allegria e malinconia, per portare quel qualcosa che serviva tanto al film quanto nella vita”, spiega Valeria Golino, che aggiunge: “Quello che manca in questo film è l’odio. È normale che, anche da spettatori, siamo portati a giudicare quell’uomo, ma al film non interessa indirizzarsi affinché il nostro sentimento prevalente sia quello di odiarlo. Ci interessiamo ad altro, al percorso di Anna, di Valerio e dei personaggi positivi intorno a loro”.

“La violenza di un uomo, l’amicizia di una donna, lo sguardo di un bambino: in fondo è questa la linea che segue il nostro film, oltre al fatto di raccontare solitudini che si incontrano”, dice ancora il regista, che sulla mancata presenza allo scorso Festival di Venezia non si nasconde: “Io ci ho provato, ma non mi hanno preso. Le ultime due volte (con Gli equilibristi in Orizzonti, con I nostri ragazzi ai Venice Days, ndr) è andata bene, stavolta no. Ma sono cose che capitano”. Come è “pacifico” che i suoi film non avranno mai una distribuzione “a tappeto” sul territorio nazionale: “Anche qui, io sono convinto che se mi danno due è perché merito due, se mi danno dieci è perché merito dieci, se mi danno cento sono contento. Potrei seguire le cosiddette logiche di mercato, ma perché snaturarmi a fare cose in cui non credo? E invece ringrazio la Teodora, perché so che se usciremo in 10 copie (il numero non è ancora stabilito, ma dovremmo essere intorno alle 70-80, come riferito da Vieri Razzini, ndr) saranno 10 copie distribuite con amore”.

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