Dalla Svezia senza Bergman

"Ingmar lo beviamo anche nel latte, ma qui non c'è", dice l'esordiente Jogern Bergmark. Alla SIC e in sala la sua Soluzione razionale
7 Settembre 2009
Dalla Svezia senza Bergman

Arriva al Lido la Soluzione razionale del regista svedese Jorgen Bergmark, in cartellone alla SIC e in sala con Lucky Red l’11 settembre.
Quasi d’obbligo, chiedere quanto Bergman abbia influenzato questa sorta di “scene da due matrimoni”: “Da un lato, in Svezia c’è il filone realistico-poetico, dall’altro, quello che si ispira a Bergman e che ricorda il mondo del teatro. Noi abbiamo scelto di narrare una storia vera e profonda, che non può che appartenere al primo filone: ma sei fai il regista in Svezia non puoi sfuggire all'”influenza” Bergman perché fa parte di noi, lo mangiamo a colazione e lo beviamo nel latte”, dice il regista esordiente, sottolineando di “non aver comunque rivisto i film di Ingmar per usarli nel mio”.
Progetto partito due anni fa, finanziato anche dallo Stato svedese e coprodotto da Lucky Red con budget finale di 2,4 milioni di euro, Una soluzione razionale ha nel titolo il rimedio prospettato alla passione che sconvolge due coppie amiche: “Con l’onestà e la franchezza si possono risolvere tutti i problemi. Da noi – dice Bergmark, che sta già lavorando a un’altra storia d’amore tra adulti – si risolvono in maniera molto pratica, anche quelli più struggenti: quando due persone non si amano più, o una delle due si innamora di un’altra, per evitare scandali e far soffrire i figli, se ne vanno di casa senza tante storie”.
Nonostante la storia non si  concluda con il famoso “happy ending”, i personaggi lottano per l’amore, e cercano in tutti i modi di rispettare il decalogo di convivenza precedentemente auto-imposto: “Almeno ci provano”, afferma Bergmark, aggiungendo:” Sicuramente la vita di Sven Eric sarà migliore, Erland non ha imparato nulla, May crescerà e per quanto riguarda Karin non so che dire: mi affascina troppo per sapere cosa ne sarà di lei.”
A regnare sovrana nel film, la volontà quasi anarchica di mettere in discussione o scardinare le più radicate tradizioni “cine-sociali”: “Siamo stanchi di vedere sugli schermi operai ubriaconi e molesti con le loro mogli. I nostri pensano e vivono in maniera attiva la politica, non sono dei superficiali”.

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