Da Dostoevskij a Quatre nuits d’un étranger

"Ho voluto portare Le notti bianche in un'altra dimensione", dice Fabrizio Ferraro. Che porta nelle sale un film girato "come un'esibizione jazz"
28 Gennaio 2013
Da Dostoevskij a Quatre nuits d’un étranger
Quattro notti di uno straniero

“Sono partito da un testo che ha affascinato molti cineasti, ma quello che ho voluto fare è portarlo in un’altra dimensione e sostenere una poetica diversa”, dice Fabrizio Ferraro. Il testo di cui parla il regista è Le notti bianche di Dostoevskij che ha ispirato il suo Quatre nuits d’un étranger (Quattro notti di uno straniero), capitolo conclusivo del dittico sul contatto preceduto da Penultimo paesaggio. Prodotto da Movimento Film di Mario Mazzarotto e sostenuto da Rai Tre – Fuori Orario con la complicità di Enrico Ghezzi, il film sarà distribuito da Boudu in anteprima lunedì a Fermo nelle Marche, dal 14 febbraio a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, e nelle prinicipali città italiane.
Fabrizio Ferraro, noto per i doc Je suis Simone (La condition ouvrière), menzione speciale al Torino Film Festival 2009 e Malgrado tutto, coraggio Francesco!, ambientato nell’ex-manicomio di Santa Maria della Pietà a Roma, ritorna sui suoi passi, nelle stesse stanze, nelle stesse strade. Sempre un uomo e una donna, a Parigi, si incontrano, si inseguono, si sfuggono. Le quattro notti sono l’arco di tempo in cui gli incerti amanti si accompagnano in una città illuminata da una luce bianca abbagliante che fonde notte e giorno. “E’ un film sulla luce – spiega Ferraro – sull’idea di liberazione del dispositivo ottico. Il cinema deve evadere dal testo, che è un gabbia, e penso che debba riconsiderarsi come progetto ottico ed estetico. Le storie sono sempre le stesse, esseri umani che cercano il benessere e la potenza, ma l’uomo non ne viene fuori in base a come vive e a come si muove in uno spazio. Quatre nuits d’un étranger è stato girato come un’esibizione jazz, sappiamo dove vogliamo andare, tutto è costruito ma siamo aperti a percepire i cambiamenti. Il tentativo è quello di mettere in crisi i nostri sensi assopiti da queste facilitazioni tecnologiche”.
Come nel romanzo russo, protagonista è soprattutto una città: “Sono straniero a Parigi – dice il regista – ma la conosco meglio di Roma, lì c’è una connessione tra luoghi e persone fantastica. E’ la citta più filmata del ‘900 ed è stata anche una sfida scoprire che c’è altro da filmare. Abbiamo fatto quattro mesi di sopralluoghi per conoscere il posto e sentirci parte di esso. Jacques Rivette ha fatto più o meno la stessa operazione in Le pont du nord (1981)”.
I due attori sono Caterina Gueli Rojo, esordiente italo-argentina, e Marco Teti, “tuttofare” amico fraterno di Ferraro: “Con Fabrizio ci conosciamo da quasi vent’anni, abbiamo delle sensibilità comuni e tramite lui mi sono avvicinato ad un certo tipo di cinema”.
Fabrizio Ferraro è già al lavoro al suo prossimo progetto, nato dall’incontro artistico con i musicisti Paolo Fresu, autore delle musiche di Penultimo paesaggio, Daniele di Bonaventura e il produttore musicale Manfred Eicher (ECM Records). Figure musicali in fuga esplorerà la dimensione sonora e visiva della fuga attraverso la trascrizione della composizione del secondo volume delle “Fughe per Clavicembalo Ben Temperato” del grande musicista tedesco J.S.Bach. Le riprese sono previste per l’inizio dell’estate del 2013 tra Fermo, nelle Marche, Parigi e Lugano. Il film è prodotto anche dalla Run to me Film di Roma.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy