Corto, globale

Arrivano da tutto il mondo gli short movies che partecipano al festival della Ca' Foscari, ma la lingua è una sola: sperimentazione
29 Maggio 2011
Corto, globale

La prima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, la prima rassegna internazionale di cortometraggi concepita, organizzata e gestita direttamente dall’Università di Ca’ Foscari di Venezia, prosegue con una terza giornata non meno impegnativa delle precedenti e svoltasi all’Auditorium Santa Margherita.
Gli spettatori hanno potuto assistere nel pomeriggio di ieri ad una densa ma interessante carrellata di cortometraggi in concorso, seduti fianco a fianco con i registi che li hanno presentati, provenienti da scuole di cinema pubbliche e private di tutto il mondo. Si sono così dati duello fotogramma per fotogramma i potenziali talenti del cinema di domani, ciascuno portatore di linguaggi, tecniche e stili differenti, oltre che appartenenti a culture molto distanti fra loro. Massiccia la presenza delle tre cinematografie oggi fra le più forti al mondo: l’Asia, l’Africa e il Sudamerica, ma anche l’Europa ha avuto i suoi rappresentati con la Francia e la Germania.. Non si risparmiano generi né argomenti, i giovani registi si dimostrano attenti al sociale ma anche ai sentimenti umani, abili nella tecnica, aperti alla sperimentazione.
L’incontro si è arricchito dell’originale proiezione di tre cortometraggi diretti dai membri della giuria. Lightning Strikes (2009) di Theo Eshetu, regista inglese di origine etiope, fa i conti con un delicato pezzo di storia rimosso dalla memoria italiana, ripercorrendo la travagliata storia dell’obelisco di Axum che dall’Etiopia è stato trasferito a Roma da Mussolini, quindi ha recentemente fatto ritorno in patria dopo essere stato colpito da un fulmine. Trevirgolaottantasette (2005) è il titolo del cortometraggio, tristemente attuale, di Valerio Mastandrea, presidente di giuria, con Elio Germano e Jasmine Trinca: la cifra si riferisce alla media delle persone che ogni giorno in Italia muoiono in seguito a un incidente sul lavoro; l’opera si era aggiudicata il Nastro d’argento alla 62° Festival internazionale del cinema di Venezia. Infine En Praga (1964) di Mario Handler, uruguaiano autore di corti militanti e proibiti in molti festival, fornisce la sua “parziale e personale visione” della Primavera di Praga, quando da studente svolgeva uno stage nella città frequentando i più noti esponenti dello sperimentalismo polacco.
Ancora sperimentalismo nel primo dei tre appuntamenti serali del Festival: Temps mort (2009) dell’artista Mohamed Bourouissa, presentato da Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Francois Pinault Fondation, mette in scena una serie di sequenze video realizzate con videofonini e frutto dello scambio via mms fra il regista che filma immagini di vita quotidiana a Parigi e due detenuti che riprendono alcuni episodi della loro vita in carcere. Il secondo programma speciale è un omaggio a Francesco Pasinetti, eclettico autore cinematografico, primo in Italia a laurearsi con una tesi sul cinema poi perfezionata e divenuta la prima pubblicazione sulla storia del cinema nel nostro paese, insegnante e direttore del Centro Sperimentale di Roma quando morì nel 1949, produttore di vari cortometraggi fra i quali Torcello (1947), diretto dai suoi allievi Antonio Marzari e Salvatore Danò, presentato in sala da Carlo Montanaro e recentemente restaurato. L’ultimo evento, nato da una collaborazione con RaroVideo, è stato dedicato al cortometraggio Tromba Fredda (1963) di Enzo Nasso, pittore che ha attraversato in maniera eccentrica la settima musa filmando il surreale girovagare del trombettista Chet Baker per le strade di Roma dopo un’anonima notte d’amore.

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