Conto alla rovescia

Il 16 novembre in sala la prima parte di Breaking Dawn, epilogo di Twilight. A Roma un antipasto con due membri della famiglia Cullen
30 Ottobre 2011
Conto alla rovescia
Nikki Reed e Jackson Rathbone

A ravvivare l’attesa per l’annunciato epilogo (Breaking Dawn, naturalmente diviso in due parti) di Twilight, ci han pensato due membri della gelida famiglia Cullen: Rosalie e Jasper, rispettivamente interpretati da Nikki Reed e Jackson Rathbone, a Roma per presentare l’assaggio (15 minuti) del film in dotazione del festival (e nelle nostre sale con eagle Pictures il prossimo 16 novembre). Non diversamente da Harry Potter, anche questa saga sembra caratterizzarsi per il cambio di regia a ogni episodio: così, dopo Catherine Hardwicke, Chris Weitz e David Slade è il turno di Bill Condon. Rathbone, in proposito: “E’ stato divertente lavorare con registi sempre diversi, si può imparare molto da loro”. E la Reed: “C’è stata una buona collaborazione con Bill. Ci siamo confrontati molto sul personaggio”. Sull’evoluzione dei loro caratteri, Rathbone anticipa che per i due gemelli “ci saranno cambiamenti”. E “anche se – ammette la Reed – i veri personaggi sono Edward e Bella, la mia Rosalie lotta per sentirsi necessaria”. Le metamorfosi insomma riguardano solo i personaggi principali incarnati da Kristen Stewart, Robert Pattinson e Taylor Lautner ma anche a quelli minori.
La saga seguita da milioni di fan è diventata un fenomeno mondiale, e a tal proposito la Reed ha ammesso con non poco imbarazzo come i rapporti tra i membri del cast siano cambiati proporzionalmente al successo ottenuto: “Quando abbiamo iniziato, la maggior parte del cast era sconosciuto. Passavamo intere giornate insieme. Le cose sono molto cambiate con la fama del film”. Rathbone: “Il fatto che sia un fenomeno mondiale mi lascia ancora stupito. E’ un processo quotidiano. E’ affascinante”. I segreti del suo successo? Rathbone non ha dubbi: “Tutto ciò che accade nel film non è reale, perciò è così attraente”. Nessuna paura poi di rimanere incatenati per sempre a questi ruoli: “E’ un rischio del mestiere!”, chiosa la Reed.

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