Conflitto nei Balcani, cosa è rimasto?

Il croato Zrinko Ogresta presenta in Italia Dall'altra parte, film che indaga sulle cicatrici della guerra jugoslava 25 anni dopo: "Realizzato anche per esorcizzare avvenimenti che mi hanno toccato personalmente"
Conflitto nei Balcani, cosa è rimasto?

“Ho fatto questo film anche per un bisogno personale, per esorcizzare gli avvenimenti di una guerra che mi ha toccato personalmente, e per raggiungere una sorta di catarsi in questo senso. Anche io ho fatto parte ‘dell’altra parte’, di quella parte carica di odio verso l’altra, ma sono riuscito a liberarmi di questo sentimento, che va contro la natura dell’uomo. In tal senso il film parla anche di comprensione”.

Così il regista croato Zrinko Ogresta ha presentato questa mattina Dall’altra parte, che arriva nelle sale il 30 marzo (pochi giorni prima del 5 aprile, venticinquennale dell’Assedio di Sarajevo), in lingua originale con sottotitoli italiani, distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione.

Il regista Zrinko Ogresta

Il regista Zrinko Ogresta

Elogio del perdono e della riconciliazione, Dall’altra parte prova a comprendere quali siano, dopo 25 anni, i segni lasciati dal sanguinoso conflitto jugoslavo. La storia di Vesna e della sua famiglia, un passato ingombrante, è lo spunto per riflettere sull’animo umano, con tutte le sue aspirazioni e cicatrici. Il film – co-sceneggiato da Mate Matišić, anche autore delle musiche, è interpretato da Ksenija Marinković (Sole alto, A Good wife, The Constitution), Lazar Ristovski (Underground, La polveriera, Padre vostro), Tihana Lazović (Sole alto, Shooting Star all’ultima Berlinale) ed è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Panorama alla Berlinale 2016 con una Menzione Speciale Europa Cinemas, e candidato della Croazia per la corsa agli Oscar 2017 nella categoria “miglior film straniero”.

“Ho avuto successo con il film in tutta la ex Jugoslavia perché ho cercato di adottare un atteggiamento umano durante la realizzazione. Ci sono due tipi di cineasti, nei nostri territori, che si occupano di raccontare il conflitto: il primo lo fa in maniera semplificata, scendendo spesso a qualche compromesso narrativo per farsi capire meglio dal pubblico straniero. Io appartengo al secondo tipo, racconto le cose senza filtri, come sono andate secondo il mio punto di vista”, dice ancora Ogresta, che sulla natura “politica” del film aggiunge: “E’ un film sulla gente, sul tentare di capire le ragioni che stanno dietro alcuni comportamenti, senza mai trattare la politica, che rimane sullo sfondo, come semplice contesto”.

E su quello che l’Europa ha imparato dal conflitto jugoslavo, il regista è lapidario: “L’Europa non ha imparato un bel niente, ne è una dimostrazione l’escalation di attentati terroristici e violenze che la sta dividendo sempre più; se avesse adottato una politica diversa e di ‘maggiore polso’ avrebbe potuto bloccare il conflitto jugoslavo molti anni fa”.

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