Con Gianni Di Gregorio, Lontano lontano

"Se uno vuole fare qualcosa la può fare anche a 70 o 80 anni. L'importante è provarci", dice il regista/attore romano. Che presenta il suo nuovo film, in sala dal 20 febbraio
Con Gianni Di Gregorio, Lontano lontano
Gianni Di Gregorio: Lontano lontano

“Non si invecchia mai. Se uno vuole fare qualcosa la può fare anche a settanta o ottanta anni. L’importante è provarci”. A parlare è Gianni Di Gregorio, che con il suo tardivo esordio alla regia (Pranzo di Ferragosto) ci ha pienamente dimostrato quanto tutto questo sia vero. E ce ne continua a dare prova con il suo nuovo film dal titolo Lontano lontano, in uscita nelle sale il 20 febbraio distribuito da Parthenos, rammentandoci che per cambiare vita non è mai troppo tardi.

E’ ciò che pensano anche i suoi protagonisti, interpretati dallo stesso Di Gregorio, da Giorgio Colangeli e da Ennio Fantastichini (alla sua ultima apparizione), nei panni di tre pensionati, tre romani sulla settantina, variamente disastrati, che un giorno decidono di mollare la vecchia vita di quartiere e andare a vivere all’estero. Cuba, Bali, Bulgaria o le Azzorre, la meta è ancora da decidere, l’importante è che sia un posto dove campi come un re con la sola pensione.

Una storia nata per incoraggiamento di Matteo Garrone: “Mi disse: tu, che sei specializzato in vecchietti, devi fare un film su un pensionato povero che è costretto a partire dall’Italia”, racconta Gianni Di Gregorio. 

Allo spunto iniziale Di Gregorio vi ha aggiunto non solo altri due pensionati, ma anche la figura di Abu (Salih Saadin Khalid), un giovane ragazzo immigrato in Italia: “Era il momento degli sbarchi ed è entrata nella storia la figura di questo vero viaggiatore, gli altri sono solo dei velleitari”.

Nel cast anche Roberto Herlitzka, Daphne Scoccia e Francesca Ventura. Ma come è stato dirigere Giorgio Colangeli ed il rimpianto Ennio Fantastichini? “Ennio ci manca tantissimo. Entrambi sono stati due mostri. Pensavo di avere a che fare con una Cinquecento e invece è stato come avere tra le mani una Ferrari. Hanno trascinato tutto il film e fatto vivere la sceneggiatura in modo straordinario”, dice il regista.

Ennio Fantastichini in Lontano lontano

E Giorgio Colangeli: “Già solo pranzando insieme ci siamo resi conto che stavamo facendo il film. C’è stata davvero una grande intesa. Ho fatto due provini per prendere questo ruolo. Al call back l’ho definitivamente conquistato perché ci sono andato in bicicletta il giorno dopo la grande nevicata a Roma. Da subito con Gianni ho avuto una grande confidenza. Lui mette a suo agio chiunque. E’ un grande facilitatore di rapporti umani. Anche Veronesi gli disse che era uno che risolveva le cene. Ennio poi era un uomo talmente espansivo dal quale era impossibile sottrarsi. Mi ricordo un viaggio in treno con lui e Alessandro Haber nel quale non riuscii a dire una parola”.

Fantastichini, Colangeli e Di Gregorio in Lontano, lontano

Dalla neve a Roma ne è passato di tempo e anche dal suo ultimo film Buoni a nulla (2014). Come mai? “E’ colpa mia. Ci metto tanto tempo a fare un film. Sto lì che mi arrovello e nel frattempo passano i mesi”, risponde Di Gregorio. Che da romano doc, per la precisione da trasteverino, ha fatto questo film con  “molta lentezza” (solo la sceneggiatura è stata scritta nell’arco di un anno e mezzo). “La lentezza è una cosa tipicamente romana- dice-. Anche un po’ di pigrizia. Di fatto io ho esordito a una certa età. Ma caratteristiche tipiche del romano sono anche l’accoglienza, la tolleranza e la semplicità”.

Protagonista è ovviamente anche la città di Roma con i suoi personaggi “mai usciti da Porta Settimiana” e con i suoi posti storici: San Calisto, Piazza Santa Maria in Trastevere, il Colosseo. “Ci siamo mossi dentro Roma con i mezzi pubblici – racconta-. Ho spadroneggiato nei luoghi della città. A Trastevere in molti mi conoscono e spesso mi fermavano dicendo: Oh ma che stai a fà?”. E infine conclude: “Lontano, lontano è anche una testimonianza toccante e commovente di che grande attore sia stato Ennio Fantastichini”.

Il film, prodotto da Angelo Barbagallo (“nel suo cinema tutto è essenziale e semplice, nulla è enfatizzato”), è tratto da un racconto dello stesso Di Gregorio dal titolo Poracciamente vivere pubblicato da Sellerio Editore nell’antologia Storie dalla città eterna, e sempre la casa editrice Sellerio gli pubblicherà un libro con tre suoi racconti lunghi che uscirà in primavera. 

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