Combattere il gender gap

Venezia76. “Per quante volte lavoriamo” dice Piera Detassis, direttrice dei David, “siamo sempre pagate e ascoltate meno degli uomini”.
Combattere il gender gap
Piera Detassis

“Io sono stata fortunata a trovare lavoro nel mondo della stampa” continua Piera Detassis, direttrice dei David di Donatello. “Ma impossibile contare tutte le volte che mi sono sentita in svantaggio, non sono stata considerata e così via”.

La sua testimonianza, anche come modello di donna al vertice del proprio campo, arricchisce il secondo evento in poche ore di Fondazione Ente dello Spettacolo, che nel suo Spazio FEdS a Venezia76 affronta proattivamente un discorso sul gender gap nel mondo del lavoro (e fuori).

“Creare un festival letterario a Taormina, dove sono nata, era un sogno di infanzia” racconta Antonella Ferrara, presidente e direttrice artistica di TaoBuk. “Sono cresciuta e mi sono formata in Belgio, dove il gender gap è superato, in cui parità e uguaglianza sono implicite”.

C’è anche Barbara Giordani, referente dell’UICD (Unione Italiana Casting Director). La sua è una professione a fortissima maggioranza femminile: “La nostra associazione riunisce circa sessanta Casting Director, di cui 50 donne. Ma stiamo comunque affrontando, a livello mondiale, il problema del riconoscimento del nostro lavoro”. E domanda: “Sapevate, ad esempio, che il nuovo Presidente dell’Academy è David Rubin, un casting director?”.

“Anche il mondo dell’università è emblematico” interviene la Prof.ssa Antonella Sciarrone Alibrandi, prorettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Il numero di studentesse è maggiore di quello degli studenti, ottengono risultati più brillanti e in tempi più brevi. Eppure, il mondo del lavoro presenta ancora una grande distanza tra l’impiego degli uomini e quello delle donne”.

Secondo Chiara Pastorino, Diversity Manager di Banca Intesa Sanpaolo, occorre “elaborare un sistema di welfare per affrontare i problemi comuni alle diverse professioni”. D’altronde, in questo consiste il compito di una Diversity Manager: “Definire e attuare piani che contemplino il valore di tutte le persone coinvolte in un ambiente. Ovvero essere garante da una parte dell’accessibilità e dall’altra della considerazione del solo merito come valore”.

Presenti anche donne giornalisti, come Sonia Serafini e Valentina Ariete, del gruppo TheGiornaliste: Oggi a vent’anni è difficile entrare nel mondo del giornalismo. Ci siamo conosciute, agli stessi eventi e facendo le stesse cose per testate diverse. Abbiamo fatto rete e messo su una squadra, TheGiornaliste, che racconta al pubblico il dietro le quinte del nostro lavoro”.

donne

Abbiamo cominciato quando il settore non era in crisi e, comunque, abbiamo dovuto dimostrare di valere quanto i colleghi maschi, che a parità di lavoro guadagnavano di più” testimoniano Claudia Catalli e Carola Proto, sempre dal mondo del giornalismo. “È stato uno stimolo, ma anche una strada obbligatoria. Oggi, in assenza di garanzie come il pagamento minimo, si insinuano nella professione persone che scrivono per hobby, talvolta gratis. Bisogna lavorare, sì, ma in modo diverso”.

Cosa fare, quindi, per combattere un sistema non gratificante e con simili disparità di genere? “Noi, per esempio”, propone sempre Chiara Pastorino, “concediamo più congedi parentali ai papà, con incentivi e integrazioni al contributo INPS. In più, lavoriamo sulla cultura della leadership inclusiva, anche con i colleghi uomini, affinché non solo abbiano questi strumenti ma li usino, adottando una mentalità e un atteggiamento diversi”.

E conclude: “La valorizzazione del talento è un concetto di sostenibilità: un’azienda che non valorizza il talento equamente è destinata al fallimento. E servono role model: per questo mandiamo colleghe nelle scuole a raccontare che realizzare i propri sogni personali e professionali è possibile”.

Chiude il giro di testimonianze Mons. Davide Milani: “è un vanto, per noi, ospitare costantemente queste riflessioni”. Il Presidente di Fondazione Ente dello Spettacolo (che nel luglio 2020 realizza un festival, a Lecco, dedicato interamente alle donne che lavorano nel cinema) invita a “continuare insieme, donne e uomini, a dialogare, non in quanto eccezione ma come modalità ordinaria di lavoro”.

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