Columbus sull’Olimpo

"Il mito greco non ha età", dice il regista. Che dopo il dittico di Harry Potter torna al fantasy con Percy Jackson
3 Febbraio 2010
Columbus sull’Olimpo

Gli dei dell’Olimpo hanno preso dimora presso l’Empire State Building, l’Idra di Lerna sbuffa fuoco dentro il Partenone di Nashville, Ade è agghindato a pantaloni di pelle di serpente, collanona e maglietta sbrindellata, manco fosse una dannatissima star del rock, e il suo regno, l’inferno, è situato ad Hollywood. Tutto questo accade in Percy Jackson & gli dei dell’Olimpo, che non è l’ultima patacca kitsch partorita oltreoceano ma un divertente fantasy per ragazzi diretto dal padrino di Harry Potter Chris Columbus (suoi i primi due episodi della saga cinematografica) e in uscita in Italia con la Fox il 12 marzo, in un numero di copie variabile: tra le 500 e le 700, dipende dal mercato americano, dove il film verrà lanciato a giorni (12 febbraio).
Il tutto è tratto come altre volte da una saga letteraria pluripremiata in America (il primo libro ha ottenuto il Notable Book dal New York Times), scritta da Rick Riordan, professore di mitologia greca di un istituto superiore della California, e imbevuta di avventura e spunti pedagogici – non solo la riscoperta del mito, ma anche la difesa del diverso, l’etica familiare, il messaggio di pace – che vede protagonista un ragazzo di 12 anni (nel film gli anni diventano 17 e le dinamiche sono quelle tipiche del teen-movie) con difficoltà di apprendimento a scuola – soffre di dislessia e deficit dell’attenzione – che scopre improvvisamente di essere il figlio di Poseidone, di avere poteri pazzeschi e di essere il primo sulla lista dei ricercati degli dei dell’olimpo, perché sospettato di aver rubato il fulmine a Zeus. Convincere il re dell’Olimpo della sua innocenza ed evitare lo scoppio di una guerra divina per la presa del potere sarà la sua missione, che intraprenderà supportato dal satiro-protettore Grover e dalla bella guerriera Annabeth, figlia di Atena.
“Se Percy somiglia a Harry Potter? – dice Chris Columbus, a Roma per la promozione del film – Certamente sì, ma anche a Spider-Man e a Frodo de Il Signore degli anelli, personaggi insicuri, che patiscono qualche problema fisico, e che grazie a queste debolezze riescono ad acquisire un potere. Possono sfruttare i difetti a loro favore”. Poi, tornando su Harry Potter: “Quando abbiamo realizzato il primo Harry Potter mi sentivo come in prigione: i libri della Rowling avevano avuto un successo strepitoso e bisognava tenere conto dei milioni di fan in ogni aspetto della lavorazione, dal casting alla struttura della storia. In questo caso nessun condizionamento invece”. Ma nella scelta di cimentarsi nuovamente col fantasy, più della libertà creativa, ha pesato la materia narrativa: “I film basati sul mito greco mi sono sempre piaciuti, le sue storie non conoscono età e personalmente ho adorato Gli argonauti. Poi qui c’era la possibilità di presentare questo tipo di racconti e i loro personaggi con tecnologie moderne, che consentono di fare cose prima impossibili”. Se l’uso generoso di CG non fa scalpore, sorprende la scelta di realizzare la pellicola non in 3D: “Ci abbiamo pensato – confessa il regista – ma avrebbe richiesto un surplus di lavorazione di almeno 4 mesi. E siccome volevamo uscire prima di Clash of Titans (da noi in arrivo il 16 aprile con Warner, ndr) che fa riferimento allo stesso immaginario abbiamo optato per un normale 2D. Ma in futuro voglio cimentarmi col tridimensionale ma in maniera inedita, con un musical o un drama”.
Percy Jackson si avvale di alcuni deliziosi camei, come quello di Uma Thurman nel ruolo di Medusa, di Pierce Brosnan nella parte di un centauro e di Rosario Dawson nella parte di una sensualissima Persefone: “Ma il cuore del film – afferma Columbus – è Logan Lerman, il protagonista: perfetto per la parte, in grado di avvitare il film a sé, sempre credibile. Diventerà un grande attore”. Parole di elogio anche per i suoi giovani colleghi, in special modo per la sua controparte femminile, la magnetica Alexandra Daddario, un cognome che suscita ilarità in conferenza stampa: “Alexandra? Non credo c’entri nulla con le vicende politiche italiane – scherza Columbus – ma di sicuro avrà un grande futuro nel cinema”. E dopo aver dichiarato che se Obama fosse un semidio come quelli che costellano il suo film, sarebbe il figlio di Zeus, il regista svela il suo personalissimo background: “Entrambi i mei genitori lavoravano in fabbrica, vivevo in Ohio in una cittadina sperduta, e la mia unica via di fuga era guardare film, leggere fumetti e romanzi. Ho consumato di tutto, da Doc Savage alle collane Marvel, guardavo una quantità industriale di horror. Poi sono arrivati Il padrino e Mezzogiorno e mezzo di fuoco, due opere agli antipodi, che mi hanno cambiato la vita. Se questi due film si fossero incontrati e avessero dato vita a un figlio, quel figlio sarebbe stato un film mio”. E per il futuro? “Mi piacerebbe girare un secondo episodio della saga di Percy Jackson, ma nell’immediato avrò ancora a che fare col fantasy, perché produrrò il prossimo film di Neil Jordan, The Graveyard Book, tratto dal grande Neil Gaiman”.

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