Cinema nelle scuole: si può, si deve

A Venezia un convegno di Microcinema sviluppa il dibattito sull'introduzione dell'educazione alla settima arte. Ospite, tra gli altri, Gabriele Salvatores
Cinema nelle scuole: si può, si deve

“Parlare di cinema a scuola è un compito assolutamente fondamentale nella società italiana di oggi. Credo che questo sia il più importanti dei nove incontri che in altrettanti anni Microcinema ha organizzato al Festival di Venezia”. Così Roberto Bassano, Amministratore Delegato Microcinema, ha presentato “L’ora di cinema – un appuntamento da non perdere”, un convegno di studi focalizzato sul tema dell’educazione cinematografica che si è tenuto oggi presso gli spazi del Venice Film Market all’Hotel Excelsior e che è stato anche l’occasione per presentare l’ottavo volume della collana I quaderni di Microcinema, Capelli al vento. I numerosi ospiti hanno dibattuto al lungo sull’annosa questione dell’introduzione dell’educazione al cinema nelle scuole italiane, portando riflessioni, spunti e suggestioni.

Il racconto più interessante è stato offerto dal regista premio Oscar Gabriele Salvatores, che partendo dalla sua esperienza personale ha sviluppato una più ampia riflessione sul ruolo del cinema nella società contemporanea: “La prima volta che sono andato al cinema avevo sei anni e quello che vidi non era un film d’autore, ma Marcellino pane e vino. Marcellino, un bimbo povero, scopriva un crocifisso in una stanzina che gli parlava. Ero terrorizzato da quelle scene. Qualche anno dopo, alla sala Manzoni di Milano, vidi Lawrence d’Arabia, e lì decisi di diventare regista: non dimenticherò mai l’emozione di quelle immagini meravigliose proiettate su una superficie immensa. Racconto questo perché quando si parla di cinema e di ragazzi pensiamo immediatamente a una funzione didattica. Per Derrida il cinema rievoca fantasmi, nel senso che è in grado di materializzare nelle nostre coscienze qualcosa che di base esiste già. L’emozione del cinema è così potente che può essere utilizzata per far passare qualunque tipo di messaggio. Purtroppo spesso viene inserito un messaggio di tipo commerciale: una pratica che trovo scorretta. Il nostro compito da europei, artisti e cineasti, è quello di riportare l’emozione in un ambito che comprenda anche il pensiero e la cultura”.

Luigi Cuciniello, presidente Acec, ha illustrato invece i risultati concreti di quest’anno in questo campo: “Abbiamo ottenuto un grande risultato, con l’introduzione della parola “cinema” nel decreto La buona scuola del governo Renzi, ma forse siamo arrivati in ritardo, dato che il cinema è già diventato una cosa nuova e diversa rispetto alla forma d’arte che conoscevamo tempo fa.”

Francesca Cima di Indigo Film, Presidente dei Produttori Italiani, parla di un vuoto culturale per quanto riguarda il cinema nel campo dell’istruzione: “Questo è il tema dei temi: non possiamo prescindere dalla formazione nel settore dell’audiovisivo. A mio giudizio c’è una vera e propria emergenza didattica nei confronti dei nostri ragazzi che consumano quantità gigantesche di audiovisivo, ma non hanno affatto ricevuto una formazione adeguata per poter diventare dei fruitori consapevoli. Solo con un’adeguata istruzione specifica possiamo pensare che il cinema diventi finalmente un asse fondante della nostra società”.

“I nostri ragazzi – ha spiegato Andrea Occhipinti di Lucky Red, Presidente dei Distributori Italiani – non riescono più a concentrarsi su un unica esperienza: li vediamo nei cinema che rispondono al cellulare mentre scorrono le immagini del film. Il tema dell’educazione è tanto più fondamentale in quanto non riguarda solo la formazione di un pubblico consapevole ma si lega a una miriade di temi antropologici e culturali sempre più attuali”.

Francesco Bruni, regista e sceneggiatore, storico collaboratore di Paolo Virzì e Presidente dell’associazione 100autori, ha esposto il suo punto di vista in merito alla questione: “A volte sento dire che la nostra proposta di inserire l’insegnamento del cinema nella scuola sarebbe solo un modo egoista per formare un pubblico che possa apprezzare i film che facciamo. Io non penso che sia così: nella nostra proposta c’è una forte base altruistica. Insegnare il cinema può aiutare a formare degli individui maturi e in grado di saper affermare la propria individualità a scapito di un desolante conformismo che invece sembra attanagliare le coscienze e i comportamenti dei ragazzi di oggi”.

“È importante portare il cinema nelle scuole, ma è indispensabile far vedere il cinema nelle sale, anche agli studenti – è l’opinione di Luigi Lonigro (01 Distribution/Rai Cinema, Vice Presidente dei Distributori Cinematografici Italiani) – I ragazzi devono fruire dei film nella loro ambientazione naturale, non in aule scolastiche spesso malconce. È necessario instaurare un dialogo proficuo tra istituzioni scolastiche ed esercizio cinematografico”.

Stefano Fipro, MiSE – Direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI, ha dichiarato: “Il settore pubblico può ancora intervenire oculatamente per aiutare il settore. Basti pensare all’annosa questione della digitalizzazione delle sale. Anche se credo che la problematica da affrontare nel futuro riguardi la televisione, che sta subendo un profondo processo storico di cambiamento”.
Nicola Borrelli, MiBACT – Direzione Generali per il Cinema, ha proseguito: “Non può passare il messaggio che gli operatori del cinema stiano facendo una richiesta assurda allo Stato italiano per chiedere supplicando l’inserimento dell’audiovisivo nei programmi didattici. Tutti i paesi più importanti del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, fanno investimenti massicci nel settore culturale e dell’audiovisivo. Veramente . Con l’inserimento della parola “cinema” nella Gazzetta Ufficiale è stato inserito un tassello prezioso in questo mosaico, ma c’è da fare di più. Il prossimo passo è quello di portare al tavolo delle trattative le altre istituzioni pubbliche, gli altri ministeri, affinché tutti siano consapevoli dell’importanza fondamentale che il cinema ha nella formazione e nella vita dei futuri cittadini. La strada è ancora lunga”.
Luciana della Fornace di Agiscuola ha parlato della sua esperienza diretta con ragazzi nella giura del David di Donatello per i giovani, sostenendo che gli studenti coinvolti nel progetto avessero profondamente apprezzato e compreso i film del concorso visualizzati.
Gérôme Bourdezeau, esercente, ha parlato della differenza tra Italia e Francia: “La Francia, con 200 milioni di biglietti staccati, deve solo pensare a redistribuire nel settore delle risorse che già esistono, in Italia bisogna al contrario investire molto per generare queste risorse. Non è possibile che un ragazzo di 14 non sia mai stato al cinema. Invece purtroppo capita sempre più stesso”.
Alessandro Venier, videomaker e formatore didattico, ha fatto un discorso molto appassionato: “Amo il cinema e il mio lavoro di formatore. Non si può pretendere che ai ragazzi vengano somministrati dei film insostenibili quando sono adolescenti. Bisogna cominciare a fargli vedere da bambini dei meravigliosi film adatti alla loro età come Il re leone, A qualcuno piace caldo e Indiana Jones per poi continuare una formazione graduale. Altrimenti si rischia di finire come una mia compagna di classe del liceo che dopo aver visto Il cielo sopra Berlino disse «Carino il film! Peccato che il Dvd sia rovinato: si vedeva un po’ a colori, un po’ in bianco e nero, non si capiva niente!»”.

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