Ciak, che passione!

6 eccellenze italiane raccontano la loro storia dietro le quinte: al MAXXI di Roma il 21 ottobre
18 Ottobre 2016
Festival, In evidenza
Ciak, che passione!

«Un progetto artistico che sia teatrale, televisivo o cinematografico può essere interessante o meno. Il suo dietro le quinte lo è sempre». Questo il punto di vista di Mattia Torre, co-sceneggiatore e co-regista con Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo della serie tv Boris (2007-2010) e di Boris il film (2011) e speaker del nuovo appuntamento di HITalk Cinema.

Insomma, la strada che un artista percorre per lavorare ad un film è sempre intensa, emozionante, accidentata. Sempre interessante, appassionante. Piena di fascino. Per questo HITalk Cinema, Incontro di Emozioni – La strada del prossimo 21 ottobre (19,30-21,30) in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma, all’Auditorium del MAXXI – il Museo nazionale delle arti del XXI secolo – è irrinunciabile. Sei eccellenze italiane del cinema italiano racconteranno la loro esperienza di lavoro dietro le quinte del grande schermo. Protagonisti per i 12 minuti dell’HITalk dedicato al Cinema, oltre al regista Mattia Torre (Boris, Ogni maledetto Natale, Dov’è Mario?) ci sarà il montatore Andrea Maguolo (David di Donatello 2016 con Federico Conforti per Lo chiamavano Jeeg Robot); il creatore di effetti visivi Lorenzo Moneta (founder di Alter adv e Matte Painter); la sceneggiatrice, documentarista e autrice teatrale Silvia Scola (Che strano chiamarsi Federico); lo studente Matteo Villani; il compositore Paolo Vivaldi (Non Essere Cattivo, candidato ai David di Donatello 2016).

Per realizzare una pellicola oggi si usano tecniche impensabili negli anni 50. Il Creatore di effetti visivi Lorenzo Moneta racconta che prima del digitale il suo lavoro era fatto da pittori, artisti. «Il mio è un lavoro molto particolare: dobbiamo ingannare l’occhio, ma essere realistici. Siamo dei bravi falsari. Se un effetto visivo funziona, deve cascarci anche mia nonna! Noi dobbiamo puntare al realismo totale: dobbiamo partecipare al racconto, ma non siamo i protagonisti».

Protagonista assoluto del percorso creativo è, invece, lo sceneggiatore. E come dice Silvia Scola «tutto si basa sulla scrittura, sul pensiero ed è fondamentale coltivarlo. Alla base delle storie che vediamo sul grande schermo c’è la sceneggiatura». Lei, figlia d’arte e artista pluripremiata, cresciuta con il cinema italiano ad un giovane che vuole intraprendere questo percorso direbbe «che deve seguire i suoi sogni e prepararsi perché il cinema è la settima arte e le racchiude tutte quante».

Un 18enne che sta seguendo i consigli di Scola è Matteo Villani. «I primi anni del liceo non mi trovavo bene a scuola. La mia passione per il cinema mi ha aiutato a tenere duro in quel periodo in cui mi alzavo la mattina e avevo paura dei miei compagni di classe. Vedevo i vecchi classici degli anni 30 e 40 e quegli eroi che non esistevano mi ispiravano. Oggi scrivo, giro e faccio la regia di corti, intanto prendo appunti per lavori futuri».

Per arrivare al risultato finale, al film chiuso e proiettato sul grande schermo le strade da percorrere sono tante. Il montatore Andrea Maguolo spiega che ama lavorare e confrontarsi con i registi. «Credo nel confronto e nel dialogo. Non credo che quello del montatore sia un mestiere in solitaria. In Lo Chiamavano Jeeg Robot c’è una scena in cui il protagonista ha salvato la bambina e ha un flashback. Mentre la mamma della bimba lo abbraccia, lui si ricorda della ragazza morta. Ecco, io credevo che fosse importante tornare indietro, dava spessore al personaggio, faceva capire di più su di lui. Se inizialmente era stato Gabriele (Mainetti, il regista della pellicola, ndr) ad avere questa suggestione,  poi l’ha voluta togliere e sono stato io, mesi dopo, a riproporgliela. Alla fine la scena c’è!».

E poi dopo la sceneggiatura, dopo il casting, dopo il girato, dopo il montaggio arriva la musica. Paolo Vivaldi lo sa bene: «Noi arriviamo per ultimi, anche se una colonna sonora può cambiare un film. Per comporre il tema del film per la tv di Rino Gaetano, la sorella mi mandò una musicassetta con una registrazione di Rino che al piano intonava un “la lal la”, una musica senza parole. Io ho preso spunto da quella melodia per fare l’incipit del tema della colonna sonora. Poi ogni film, ogni colonna sonora ha la sua storia, la sua ispirazione».

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