Ci vediamo a casa di Maurizio Ponzi

"Il problema degli alloggi trattato con leggerezza", dice il regista. Che porta in sala una commedia con Ambra Angiolini e Nicolas Vaporidis
21 Novembre 2012
Ci vediamo a casa di Maurizio Ponzi

“E’ un film di cui sono molto contento, sono riuscito a descrivere problemi profondi, come quello  di avere una casa, con leggerezza”, dice il regista Maurizio Ponzi che dopo aver lavorato a lungo per la televisione (Il bello delle donne) torna a dirigere film per il cinema con Ci vediamo a casa. Una commedia che mette a confronto tre storie d’amore che si sviluppano in un modo o in un altro a seconda del luogo in cui si svolgono.
“Non sapevo se ero in grado di interpretare un omosessuale”, dice Nicolas Vaporidis che nel film interpreta insieme a Primo Reggiani una giovane coppia gay: “Mi piaceva il fatto che il mio personaggio non è in conflitto con la propria omosessualità. Non è mai eccessivo, la vive serenamente,  e anche sua madre accetta tranquillamente la sua sessualità”.  Giuliana De Sio, che ha girato con Maurizio Ponzi ben nove film tra cui Io, Chiara e lo Scuro e A luci spente, interpreta la madre: “una fricchettona fuori tempo, ha una visione apparentemente democratica ma in realtà è razzista e avida. Diciamo che è un po’ un mostro simpatico per fortuna. D’altronde nelle persone ci sono tante cose che poi fanno a cazzotti tra loro e il mio personaggio lo dimostra”. E poi aggiunge: “E’ un film originale su un tema che non si tratta facilmente”.
“Una commedia atipica”, la definisce Edoardo Leo che nel film è protagonista insieme ad Ambra Angiolini di una coppia alla ricerca di una casa: “è un ragazzo che ha avuto problemi con la giustizia e ha grandi difficoltà a reintegrarsi e a trovare un posto dove andare, alla fine decide di convivere con un pensionato malato di cuore (Antonello Fassari) pur di poter stare nella stessa casa insieme alla donna che ama”.
Infine c’è una coppia di ricchi, loro la casa ce l’hanno, anzi ne hanno più di una, ma non sanno conviverci: Gaia (Myriam Catania) “una superficiale, abituata ad avere tutto, diciamo una borghese pariolina” e Stefano (Giulio Forges Davanzati), figlio di un proprietario di un circolo sportivo: “sono due mostri di superficialità, pur nella totale tranquillità economica avranno problemi a convivere”.
Tre storie ambientate in tre quartieri diversi di Roma, rispettivamente Ostia, Prenestino e Monteverde, “per sottolineare tre ambienti sociali differenti”, dice il regista che ha deciso di concludere il film dentro una chiesa perchè: “il finale è una specie di piccolo giudizio divino sulle tre coppie. Tra chi si sposa e chi dice un sì che non ha valore né per la Chiesa né per la legge, ma ne ha tantissimo per chi lo pronuncia”.
Distribuito in trenta copie da Microcinema, il film uscirà nelle nostre sale il 29 novembre, ben un anno dopo la sua realizzazione: “In Italia è più difficile distribuire un film che produrlo. Non concordo con Dario Argento che dice che basta fare una commedia per uscire in sala”, dice il regista che spiega che il ritardo dell’uscita è dovuto alla canzone di Dolcenera, appositamente composta per la colonna sonora del film, che quest’anno ha partecipato al Festival di Sanremo. Canzone che trae ispirazione dalla difficoltà di ottenere un mutuo per l’acquisto di una casa da parte della cantante e che accompagna i titoli di coda del film, incentrato sulla stessa problematica descritta nel testo del brano: “Come sarebbe bello potersi dire Che noi ci amiamo tanto, Ma tanto da morire E che qualunque cosa accada Noi ci vediamo a casa”, dice una strofa.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy