Ci sta Totò

"La tradizione è un trampolino: ti dà lo slancio", dice Eduardo Tartaglia. Al suo secondo film tra omaggi a De Curtis e De Filippo
27 Marzo 2008
Ci sta Totò
Eduardo Tartaglia eVeronica Mazzain una scena del film

La sceneggiata partenopea incontra la comicità di Antonio De Curtis (vedi Totò, Peppino e il letto a tre piazze). Il risultato è Ci sta un francese, un inglese e un napoletano, seconda prova alla regia di Eduardo Tartaglia (Il mare non c’è paragone, 2001), da domani a Napoli in 34 copie distribuito da Medusa. “Un banco di prova per arrivare l’11 aprile a coprire tutto il territorio nazionale con 70 copie”, assicura la distribuzione. Drammaturgia eduardiana tra equivoci amorosi, matrimoni che saltano e nevrosi che esplodono: un soldato di stanza in un paese in guerra, “né l’Afghanistan né l’Iraq, ma un simbolico altrove”, assicura l’autore, costretto a sposare per spirito umanitario un’autoctona ingravidata da un milite ignoto, e per questo a rischio “pena capitale”. Le cose si complicano quando irrompe sulla scena la prorompente Noemi, all’anagrafe Nunzia (Veronica Mazza, compagna di vita dell’autore), fidanzata storica del nostro e alle prese con inutili preparativi di nozze. “L’idea è nata 5 anni fa – racconta Tartaglia -, la sceneggiatura è stata scritta in contemporanea per teatro e cinema. Sul palcoscenico l’ho messa in scena da subito e non solo a Napoli. Un successo clamoroso, seguito da 62.000 spettatori. I tempi della settima arte sono stati più lunghi. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta”. C’è molto della pièce in questa versione cinematografica: stesso colore emotivo, uguale esuberanza dei caratteri, dialoghi tali e quali. E qualche differenza: “La straniera in abiti mediorientali era solo vagheggiata sul palcoscenico – continua il commediografo napoletano – qui l’ho voluta in scena (la bellissima modella russo-tartara Elian Khan, ndr). La drammaturgia si è dilatata nelle situazioni e nei personaggi, come quelli interpretati da Biagio Izzo e dalla grandissima Regina Bianchi”. La presenza nel cast dell’attrice prediletta di De Filippo, è uno degli innumerevoli omaggi del film alla tradizione partenopea: “Non possiamo dimenticare quale grande eredità di comici ci ha preceduti. – conferma Tartaglia – Eduardo, Totò, Troisi. Ognuno mi è stato prezioso. Da Eduardo ho appreso il nesso tra il comico e il drammatico, da De Curtis i tic della nostra gente. Troisi è stato semplicemente il più grande di tutti. Detto questo, la tradizione va usata come trampolino: una volta preso lo slancio, bisogna procedere per conto proprio”. Anticipando poi eventuali critiche alla teatralità del film, aggiunge: “Una scelta voluta. La napoletanità per essere rappresentata verosimilmente ha ancora bisogno di enfasi, colore, smisuratezza. Il minimalismo drammaturgico avrebbe peccato d’onestà”. Il film, costato 1.200.000 euro (metà dei quali sono un contributo MIBAC), è stato realizzato grazie a una rete di amici che hanno lavorato con cachet bassi. E’ il caso della Bianchi, di Patrizio Rispo (Un posto al sole) e di Peppino di Capri (per lui un cammeo). E quello di Biagio Izzo: “Eduardo è un fratello. E questa sua commedia capace di raccontare cose anche serie con una straordinaria delicatezza di tocco, è entrata da subito nelle mie grazie”.

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