Chiedi chi erano i Pluto

La "reunion" de I più grandi di tutti: "Un film per tornare a suonare, su esseri umani inadeguati chiamati a ricordare un periodo rimosso della loro vita", dice il regista Carlo Virzì
29 Marzo 2012
Chiedi chi erano i Pluto
I Pluto: Dario Kappa Cappanera

“Volevo raccontare questi esseri umani inadeguati, confusi da un evento inaspettato: per farlo sono tornato in un ambiente che conosco, quello della musica, non tanto per concentrare l’attenzione su chi non ce l’ha fatta ma di come potessero riemergere i ricordi, accantonati, di persone che in un modo o nell’altro avevano rimosso un periodo della propria vita”. Carlo Virzì (cantautore degli Snaporaz negli anni ’90, poi compositore per i film del fratello Paolo, dal 2006 regista con L’estate del mio primo bacio) lo sa, essere una rock band alternativa della provincia, in Italia, non sempre equivale ad ottenere il pass per la fama e la celebrità: I più grandi di tutti, che ha scritto, diretto e musicato, nelle sale dal 4 aprile distribuito da Eagle Pictures in 120 copie, racconta dell’improbabile reunion dei Pluto – rock band di Rosignano Solvay formatasi nel ’93, con tre dischi all’attivo e l’inevitabile scioglimento nel 2000 – “inseguita” dall’appassionato Ludovico (Corrado Fortuna), ricchissimo e paraplegico giornalista deciso a rimettere insieme i componenti della band per realizzare un documentario sulla “più grande rock band” degli anni ’90, a suo tempo seguita in lungo e largo per tutta la penisola nei vari concerti.
Per farlo, aiutato economicamente dalla madre ultracomprensiva (Catherine Spaak), contatta via mail l’ex batterista Loris (Alessandro Roja), nullafacente sposato con figlio di sette anni. A lui, il compito di ritrovare gli altri componenti, dal frontman Mao (Marco Cocci) alla bassista Sabrina (Claudia Pandolfi), fino al chitarrista Rino (Dario Kappa Cappanera), persi di vista ormai da tempo. “La molla che spinge il mio personaggio – dice Alessandro Roja – sono gli occhi del figlio: Loris, uomo dal ritmo molto lento, raduna le sue forze per riavvicinare il bambino alla sua figura”. Sabrina invece si è rinchiusa nella gabbia dorata costruita amorevolmente da un marito premuroso e borghese: “E’ una donna che galleggia, si sposta dove la porta la corrente, e come le si presenta l’occasione di fuggire la coglie al volo, magari senza pensare troppo alle conseguenze”, dice Claudia Pandolfi, che per il ruolo ha avuto l’opportunità di avvicinarsi ad uno strumento ancora “non molestato”, il basso: “Quando sono a casa, da sola, suono a modo mio vari strumenti, per il film però il suono che usciva dal basso in realtà era quello di Carlo Virzì”.
Marco Cocci e Dario Cappanera, invece, con la musica hanno avuto e continuano ad avere a che fare: il primo come frontman dei Malfunk, il secondo rinomato chitarrista heavy-metal della scena livornese. Stesso discorso che vale per Frankie Hi-Nrg Mc, nel film Saverio, l’amico tuttofare di Ludovico: “Il periodo che ricorda il film, la scena rock italiana degli anni ’90, è la stessa epoca straordinaria in cui eravamo pieni di energie belle – dice l’autore di “Libri di sangue”, “Quelli che benpensano” e “Fight da faida” – la stessa che ci portò nel ’92 a Torino a realizzare un concerto epocale, eravamo tutti, dai Sud Sound System ai Negrita, fino agli Africa Unite e tanti altri. Molti di noi si sono persi per strada, chi è rimasto se l’è meritato o gli ha detto culo: noi che siamo rimasti in provincia siamo rimasti, chi ha raggiunto quel centro tanto agognato si è perso”. Anni ’90 su cui torna anche Corrado Fortuna, “fanatico” di certa musica proprio come il suo personaggio: “In quegli anni non avremmo mai pensato che in futuro saremmo finiti a rimpiangerli – dice l’attore -. Però c’era tanto da dire, mentre oggi ci sono sempre meno posti per farlo, sempre meno posti dove poter esprimere le proprie idee, tanto attraverso la musica quanto per mezzo di altre forme d’arte”. Ma Carlo Virzì non si dà per vinto: “Ho fatto questo film principalmente per poter tornare a suonare”, dice il regista tra il serio e il faceto, che alla fine promette: “Il nostro sogno, il sogno dei Pluto, è quello di fare una vera e propria tournée”.

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