Chi sono Le invisibili?

"Non è mai una scelta quella di vivere in mezzo alla strada, si diventa homeless per un dramma familiare", dice il regista Louis-Julien Petit. Dal 18 aprile in sala
Chi sono Le invisibili?

“Non è mai una scelta quella di vivere in mezzo alla strada. Si diventa homeless sempre dopo un dramma familiare”.  A parlare è il regista francese Louis-Julien Petit, che ieri, con il suo film Le invisibili, ha aperto la nuova edizione del Rendez-Vous a Roma, la rassegna che da anni propone il meglio del cinema transalpino. Campione d’incassi in Francia con 10 milioni di euro al box office,  questa commedia  vede protagoniste tutte donne senza fissa dimora e ora uscirà anche in Italia (il 18 aprile) distribuita da Teodora Film.

“Tutte avevano dei diplomi scolastici, parlavano più lingue di me e avevano molte qualifiche – racconta il regista, che ha deciso di fare questo lavoro dopo essere rimasto folgorato da La vita è bella di Benigni -. Non bisogna avere pregiudizi perché una cosa del genere potrebbe succedere ad ognuno di noi. Spesso ci troviamo  a dover affrontare dei dolori nella vita: una morte, una separazione o la perdita del lavoro. Se hai una famiglia trovi sostegno nelle persone a te vicine, ma se non ce l’hai lo puoi  trovare nei centri che forniscono assistenza alle donne senza fissa dimora”. Accanto a loro ci sono infatti anche altre donne altrettanto “invisibili”: le assistenti sociali che però “non hanno mezzi per aiutarle”. Nel film saranno proprio queste ultime a riaprire un centro diurno, che il Comune di Parigi ha chiuso, e a lanciarsi nell’impresa impossibile di trovare lavoro al variopinto gruppo delle loro assistite abituate a vivere in strada.

Ispirato al lavoro sul campo di Claire Lajeunie, che ha dedicato un libro e un documentario alle donne parigine senza fissa dimora e che ha scritto la sceneggiatura di questo film insieme a Marion Doussot e allo stesso regista , Le invisibili offre quindi anche un ritratto delle volontarie impegnate ad aiutarle, qui interpretate da Corinne Masiero, Audrey Lamy,  Noèmie Lvovsky  e Deborah Lukumuena.

“Avevo scritto una sceneggiatura, ma era troppo vicina al doc di Claire Lajeunie e così l’ho stracciata – dice Louis-Julien Petit -. Poi ho passato un anno a frequentare questi centri . E’ stato difficile inizialmente per me essere accettato da un gruppo di donne.  Ho fatto un casting nel quale c’erano trecento donne che si erano stabilizzate e vivevano in un centro. Poi sono diventate cento e abbiamo fatto un laboratorio teatrale in cui,  per proteggere il  loro anonimato, ognuna ha adottato un soprannome:  Edith Piaf, Lady Diana, Brigitte Bardot e così via. Alla fine quasi tutto il cast delle senza dimora è composto da attrici non professioniste. Il film è stato girato in continuità e strada facendo, nel corso del processo, ognuna  ha preso luce.”.

Così ogni donna piano piano si è aperta raccontando per quale motivo era finita in strada. Tra queste c’era anche Chantal: “Ci ha raccontato che  veniva picchiata dal marito e alla fine gli ha sparato. Si è fatta undici mesi di prigione perché le sono state riconosciute delle attenuanti. Ma poi ha conosciuto solo la strada nella sua vita. Era felice di stare sul set perché si è sentita di essere diventata immortale. Contenta che la sua storia potrà essere vista anche dai suoi nipoti”.

Il regista ha scelto di parlare di un tema così importante e drammatico utilizzando una chiave ironica. “Mi sono ispirato alle commedie anglosassoni sociali tipo Full Monty My Beautiful Laundrette – spiega – .Quelle del periodo post Margaret Thatcher. Lei aveva distrutto anche la cultura cinematografica e registi come Ken Loach o Stephen Frears hanno deciso di ridere della crisi. Facevano commedie sociali che parlavano di combattenti contemporanei, proprio come lo sono le mie Invisibili. D’altronde le ingiustizie sociali che affliggono la società francese sono molto simili. E poi ho preso ispirazione anche dal neorealismo italiano e da Ettore Scola”.

Grande successo di pubblico, ma la politica ne è stata influenzata?  Visto, tra l’altro, che lo scorso febbraio il film è stato proiettato anche all’Eliseo davanti al Presidente della repubblica Macron. “Far muovere e cambiare le cose è piuttosto complicato – dice il regista -. Dopo aver assistito a una proiezione del film la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha ottenuto per cinquanta donne un accompagnamento sociale e un’assistenza.  Siamo anche stati contattati da tante associazioni e molte banche hanno tolto le barriere contro i bivacchi dei senzatetto dopo aver visto il film. Dispositivi che sono pagati con i soldi pubblici e che non sono fatti per aiutare, ma per escludere. Io credo nelle iniziative dal basso, a livello locale. Il governo ora conosce l’entità del problema. Io l’ho messo in scena: queste donne ora sono diventate visibili”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy