Chi è senza peccato…

"Tutte le religioni dicono che non si deve fare la guerra, eppure la fanno da sempre", osserva Rolando Ravello. Che tira La prima pietra in una scuola romana
Chi è senza peccato…

“La guerra tra religioni mi sembra un ossimoro. Tutte le religioni dicono che non si deve fare la guerra con il prossimo eppure la fanno da sempre”. Parola di Rolando Ravello alla presentazione del suo film La prima pietra, che uscirà nelle sale giovedì 6 dicembre distribuito in 300 copie da Warner Bros.

Dopo Tutti contro tutti (2012) e Ti ricordi di me (2013) l’attore romano torna per la terza volta dietro la macchina da presa con: “una commedia di natale 2.0, un film cattivo e acido che non la manda a dire a nessuno e dove tutti prendono schiaffoni. Vuoi bene a tutti e allo stesso tempo dai torto e ragione a ognuno di loro”.

Tutto si svolge in una scuola elementare poco prima delle vacanze natalizie quando tutti i bambini sono alle prese con la preparazione della recita. Un alunno musulmano lancia una pietra e ferisce lievemente il bidello. L’accaduto darà vita ad un dibattito “interreligioso” pieno di colpi di scena che vedrà protagonisti il preside (Corrado Guzzanti), la maestra (Lucia Mascino), il bidello e sua moglie (Valerio Aprea e Iaia Forte) e la mamma del bambino (Kasia Smutniak) insieme a sua suocera (Serra Yilmaz). 

Il film, scritto dallo stesso Ravello insieme a Stefano Di Santi e prodotto da Fandango, è l’adattamento di una pièce teatrale di Stefano Massini. “E’ una naturale evoluzione del mio primo film”, prosegue Ravello che nel suo esordio da regista aveva già affrontato un tema simile. Corrado Guzzanti racconta: “Interpreto un preside cattolico e frustrato che apparentemente è l’anima di questa scuola multiculturale. In realtà non è così: i bambini sono un pretesto e usa la recita di Natale solo per vantarsi”. Mentre Lucia Mascino: “Sono una maestra pacifista nevrotica che cerca di non perdere mai il sorriso”, Kasia Smutniak: “una musulmana che è italiana, ma viene vista dagli altri come una straniera. Nonostante sia completamente integrata, si scontra con una serie di stereotipi e pregiudizi solo perché porta il velo” e Serra Yilmaz: “Non dico mai ‘noi musulmani’ perché già questo secondo me divide. Solamente la madre si preoccupa di capire i motivi per cui il piccolo ha lanciato quella pietra e indaga sull’educazione”. Infine Valerio Aprea nei panni di un bidello ebreo: “Questo film lo leggo al contrario: dipinge le musulmane come due rigide intransigenti che fanno muro quando invece siamo noi italioti i retrogradi rispetto a loro, che sembrano delle svedesi mitteleuropee” e Iaia Forte: “”E’ un microcosmo di quello che accade nel nostro paese che considera la diversità come qualcosa di pericoloso”. Per tentare di sopire lo scontro il preside deciderà di scambiare i ruoli: togliendo la parte di Sant’Agostino, protagonista della recita, a un bambino di religione cattolica e dandolo a un altro musulmano, che prima interpretava il bue.

Ma, aldilà di questi piccoli escamotage, un dialogo tra le varie religioni esistenti è possibile? “Adesso c’è un livello superficiale di accettazione. Si pensa che basta togliere un simbolo religioso, come per esempio il crocifisso dalle classi, quando invece serve un lavoro più profondo di integrazione. Forse lo faranno le future generazioni”, risponde Guzzanti. E Ravello: “Tra musulmani, buddisti, cristiani, induisti ed ebrei ci si muove ormai su un terreno di paura. Ma paura di che? I bambini questi problemi non se li fanno, ma sono contenti e curiosi verso le persone differenti, indipendentemente dalla religione che praticano”. 

Il film finisce con un finale amaro che lascia ben poche speranze alla possibilità di risolvere i conflitti. “Non volevo dare messaggi in merito- dice Ravello- Non ho questa presunzione. Finisce così perché noi nel mondo ci comportiamo così, ma basta poco per cambiare le cose”. E Guzzanti: “Ti chiedi se i bambini su quel palco resteranno così, perché nell’infanzia non c’è avversione verso il diverso, o se crescendo cambieranno. Bisogna fare uno sforzo verso l’integrazione. Questo preside cerca di cavarsela con piccoli compromessi, ma non è questo il modo di risolvere la questione”.  L’associazione con un certo modo di fare politica viene naturale: questo preside è del Pd? “Sì, ma non lo sa!”, risponde scherzando Guzzanti, che ha dato il meglio di sé quando prova a convincere il bambino che la parte migliore è quella del bue. 

“Abbiamo proposto a Rolando di dirigere questo film per la sua sensibilità verso questo argomento e per la sua bravura nel dirigere gli attori. Sono felice di questo cast e del testo quasi inedito di Stefano Massini che è veramente un autore eccezionale”, specifica Domenico Procacci. Infine Ravello conclude commosso con: “Un bacio a Ennio Fantastichini il cui addio si terrà oggi pomeriggio alla Casa del Cinema”.

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