Che Netflix che fa?

Dal trionfo dello streamer alla candidatura all'Oscar di Paolo Sorrentino, che cosa suggerisce il verdetto di Venezia 78
Che Netflix che fa?
Da sinistra a destra: Massimiliano Gallo Franco Pinelli Tommaso Servillo Roberto De Francesco Carmen Pommella Monica Nappo Mimma Lovoi Teresa Saponangelo Martina Ievchak Nicolo' Ambrosio Viviana Cangiano Alessandro Bressanello Toni Servillo Marlon Joubert Filippo Scotti

Che cosa ci dice il verdetto di Venezia 78? Molte cose, molte buone, qualcuna meno, e ci sta. Tra le altre, quello perfezionato da Bong Joon Ho dice del rapporto tra distribuzioni theatrical e streamers, e ne dice a favore dei secondi. Quattro riconoscimenti su otto vanno a Netflix, che gareggiava con tre – È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, The Power of the Dog di Jane Campion e The Lost Daughter di Maggie Gyllenhaal, che pure in Italia è distribuito da Bim – dei ventuno titoli in Concorso.

Quel quattro a quattro non illuda: non è parità, ma percentuali alla mano un trionfo di Netflix, nemmeno ipotizzabile alla vigilia. Non in queste proporzioni, almeno. E davvero niente male per un’edizione che si vuole, si voleva, si è voluta della “ripartenza in sala”.

Lo sappiamo, il servizio streaming ha fatto di Venezia la propria casa, meglio, il proprio trampolino di lancio per l’award season d’Oltreoceano, da Roma di Cuarón in poi, e la perdurante distanza tra sé e Cannes solidifica anno dopo anno l’unione. A proposito, sapete qual è l’unico film targato Netflix che abbia mai trovato posto in Concorso sulla Croisette? Okja, nel 2017. Lo ha diretto Bong Joon Ho, e probabilmente deve serbare del film, se non della società, un lieto ricordo.

Ma il verdetto di Bong qualche problema, d’abbondanza ovvero di indecisione, lo dà allo streamer: chi mandare avanti agli Oscar, per tutte le categorie, Sorrentino o Campion, Dio o Dog, Leone d’Argento Gran Premio della Giuria o Leone d’Argento per la regia?

La società di Reed Hastings e Ted Sarandos non s’è ancora riuscita ad accaparrare la statuetta più ambita, al miglior film, e presentarsi con più di un pretendente non dovrebbe facilitare l’impresa: chi la spunterà?

Detto che la candidatura per il nostro Paese nella corsa al film internazionale (ex in lingua straniera) è scontata, e verrà ratificata il prossimo 1° novembre, Sorrentino sconta in primis la lingua italiana, ma da Venezia e Telluride non gli sono mancati imprimatur e salvacondotti per poter compiere la traversata Napoli – Hollywood in tutte le categorie.

Osserva nel film Paolo sulla scorta di Federico Fellini, “la realtà è scadente”, dunque sogniamo: non è vero che sognare non costa niente, costa parecchio, ma nel caso li mette Netflix, che ci frega.

Sarà The Hand of God il candidato dello streamer agli Academy Awards?

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I premi vanno ai film, non agli studios.

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