Che guerra che fa?

"In Bosnia come in Siria, l'unica soluzione ai conflitti passa dalle popolazioni locali", dice Fernando Leon de Aranoa. Che il 10 dicembre porta in sala Perfect Day
Che guerra che fa?

“Siamo fin troppo abituati ai film di guerra, per questo io ho voluto parlare dei sintomi della guerra, della natura umana: come si dice, il diavolo è nei dettagli”. Parola del regista spagnolo Fernando Leon de Aranoa, che il 10 dicembre porta in sala Perfect Day, distribuito in una trentina di copie da Teodora Film. Già acclamato alla Quinzaine di Cannes 2015, interpretato da Benicio Del Toro (Mambrù il leader del gruppo), Tim Robbins (l’incontenibile e cinico B), Olga Kurylenko (la bella Katya) e Mélanie Thierry (l’idealista Sophie), inquadra quattro operatori umanitari impegnati nei Balcani nel 1995, agli sgoccioli della guerra: la loro ultima missione è rimuovere un cadavere gettato in un pozzo per renderlo inutilizzabile, ma non sarà affatto facile portarla a termine…

Già avvezzo al tema – tra MSF e UNHCR vi ha dedicato più di un documentario in Africa – Aranoa qui si focalizza sulla “routine degli operatori umanitari, che routine non è: ogni giorno devono affrontare problemi diversi. Senza epica: come si dice nel film, sono gli idraulici della guerra”, entrano nel conflitto disarmati, con energia e humour”. Il regista del fortunato I lunedì al sole cita La grande guerra e M.A.S.H., e in effetti l’umorismo in Perfect Day la fa da padrone: “Le battute, l’umorismo sono una sorta di difesa, servono per allontanarsi dalla guerra, dalla morte, altrimenti dopo due mesi gli operatori scapperebbero via”. Del conflitto in Bosnia, da cui sono ormai passati 20 anni, Aranoa sottolinea “il nemico più grande: l’irrazionalità” e rivela una necessità estendibile a tutti i conflitti, compreso quello attuale in Siria: “Risolvere i problemi a partire dalla popolazione locale, a prescindere dalle Nazioni Unite e dagli operatori, cui tocca peraltro portare un po’ di buonsenso contro l’irrazionalità”.

Ispirato al libro Dejarse llover di Paula Farias, Perfect Day dalle vacche uccise e messe a far da trappola sulle strade minate al cadavere nel pozzo presenta dei morti che uccidono ancora: “Ci sono anche battute al riguardo, da ‘comandano ancora i morti’ a ‘i morti non si toccano, sono sacri’, è un tema fondamentale del film. Viceversa, gli operatori umanitari lavorano per i vivi, e i morti sono d’impiccio”. Quel che è certo, aggiunge Aranoa, è che oggi i conflitti, come quello in Siria, si sono inaspriti ulteriormente: “Non ci sono più regole, di nessun genere. Non c’è più alcuna sicurezza: si bombardano gli ospedali, si fermano le ambulanze ai checkpoint per dare il colpo di grazia ai feriti che trasportano…”.

Archiviato Perfect Day, Aranoa ha due progetti in cantiere: un documentario su Podemos, il movimento politico spagnolo guidato da Pablo Iglesias, ed Escobar, “un film, ma non un biopic, sull’ultimo periodo della vita” del famigerato signore della droga colombiano, che verrà interpretato da Javier Bardem e Penelope Cruz.

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