C’è il padre, manca lo straniero

"Non riusciamo a contattare Amr Waked, è in prima linea con il movimento di protesta in Egitto", dice Ricky Tognazzi. Con il regista anche Alessandro Gassman: "Un ruolo che mi ha insegnato molto come uomo"
7 Febbraio 2011
C’è il padre, manca lo straniero

“Ci dispiace molto che oggi non sia qui con noi anche Amr Waked. Da giorni non riusciamo a contattarlo, ma sappiamo che è in prima linea a rappresentare la schiera di artisti che stanno protestando contro Mubarak in Egitto. In patria ormai Amr è riconosciuto come leader all’interno di questo movimento pacifista mosso dalla necessità di un cambiamento”. Così Ricky Tognazzi, questa mattina, ha spiegato ai giornalisti il motivo dell’assenza del coprotagonista del suo nuovo film, Il padre e lo straniero, interpretato da Alessandro Gassman e tratto dall’omonima opera letteraria di Giancarlo De Cataldo, adattato per lo schermo dallo stesso autore, insieme al regista, a Simona Izzo, Graziano Diana e con la collaborazione di Dino Giarrusso.
Prodotto dalla Ager 3 di Grazia Volpi insieme a Rai Cinema, il film – presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival di Roma, nelle sale dal 18 febbraio distribuito da 01 in circa 100 copie – racconta la storia di Diego e Walid, due uomini “uniti” dall’handicap dei rispettivi figli che impareranno dapprima a conoscersi, poi a diventare amici. E proprio grazie alla conoscenza dell’altro, dell’arabo Walid, Diego riuscirà a conoscere nuovamente se stesso, ritrovando familiarità con quanto, fino a quel momento, sentiva “estraneo” da sé, la paternità in primis: “Figli si nasce, padri si diventa. E non sempre lo si diventa veramente. Il personaggio di Alessandro muove la paternità perché gli fa paura, soprattutto teme la diversità del figlio”, dice ancora Tognazzi. “Mi riconosco moltissimo in questo padre – racconta Gassman – nel percorso di autoconsapevolezza che compie grazie soprattutto al legame che instaura con Walid. Anche per questo – dice ancora l’attore – credo che questo ruolo mi abbia insegnato molto più come uomo prima che come attore”.
Proprio come nel romanzo di partenza (che nasce dall’esperienza autobiografica di De Cataldo), ad un certo punto del racconto la vicenda si tinge di giallo: Walid scompare e Diego dovrà scegliere se rassegnarsi all’idea che si tratti di un pericoloso personaggio legato a qualche particolare intrigo internazionale, o rischiare in prima persona, anche a costo della vita, per andarlo a cercare. “Quest’uomo potrebbe essere un terrorista, ma Diego non si pone minimamente il problema – spiega la co-sceneggiatrice Simona Izzo – perché l’amicizia lo porta ad escludere il pregiudizio. L’amicizia significa proprio questo: accordare a qualcuno il proprio cuore senza retropensieri. E quella che lega Diego e Walid aiuterà il primo ad accelerare quel processo di paternità che in qualche modo era bloccato”. A differenza del personaggio di Lisa (Ksenia Rappoport, in questi giorni mamma per la seconda volta), moglie di Diego che si annulla completamente per il figlio: “Nessuno ci insegna ad essere madri o padri, ma nelle donne è una questione innata, le donne nascono madri”, dice ancora Simona Izzo, che coglie anche l’occasione per ricordare il neuropsichiatra Giovanni Bollea, morto ieri all’età di 98 anni, in qualche modo omaggiato nel film grazie all’ambientazione di alcune scene nel giardino dell’Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli, a Roma, da lui fondato e diretto: “Non dimentico alcune cose che mi aveva detto, ad esempio che a 11 anni le madri devono sparire e devono entrare in gioco i padri”.
 

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