Carradine si Nashville

"Devo tutto a mio padre John e ad Altman", dice Keith. Che si confessa a Torino in occasione della retrospettiva dedicata al regista che gli ha cambiato la vita
28 Novembre 2011
Carradine si Nashville

In occasione della retrospettiva del TFF dedicata a Robert Altman, torna a Torino (dopo che vi si sposò cinque anni fa), Keith Carradine, attore che deve tutto al ruolo di Thom Frank, cantante sex symbol interpretato 36 anni fa in Nashville. “Devo tutto a quel film! Da lì sono arrivati tutti i ruoli che ho ricoperto in seguito e per questo sarò sempre grato ad Altman. Certo, ne sono derivate anche delle seccature: Thom non ero io, ma qualche eccitata signora faticava a capirlo!”. Per due anni Keith fu più noto come cantante che come attore e incise anche due album: “Poi però – confessa divertito – tutto è finito. Sono durato tanto quanto la vita media di una pop star: due anni! Oggi ne ho 62 e recito ancora… Quindi devo aver fatto la scelta giusta!”. Una carriera quella di Carradine che ha sempre ricercato la qualità: I Duellanti di Ridley Scott e Pretty Baby di Louis Malle ne sono un esempio, anche se “non sono certo film con cui mi sono arricchito! Oggi I Duellanti è un cult, ma all’epoca fu un insuccesso”. Ricerca della qualità presente ancora oggi nella scelta di tenersi lontano dal cinema mainstream (ad eccezione del recente Cowboys & Aliens). “La qualità non è in quei film gonfiati che hollywood produce al solo scopo di incassare soldi. Io non voglio recitare in film che non vado a vedere. Inoltre, a dirla tutta, a quel tipo di cinema non interessa la mia faccia. E a me va bene così!”.
Meglio quindi sperimentare con le grandi serie Tv come Dexter: “E’ scritto bene e recitato ancora meglio; Michael C. Hall è un grande attore e non esiste nessuno che potrebbe fare quel ruolo al posto suo! Sono stato molto onorato del fatto che il mio personaggio, l’agente Frank Lundy, sia stato richiamato dopo la terza stagione, vuol dire che piaceva!” Doverosa, infine, una domanda sul fratello David, scomparso ormai tre anni fa in circostanze tuttora misteriose, e sul rapporto con il padre John. “David mi manca tutti i giorni. Non parlo della sua morte perché tanto la cosa grave è che lui non tornerà più da noi. Ma io gli parlo tutti i giorni”, dice un po’ commosso. “Mio padre? Beh, noi fratelli diciamo sempre che se siamo 1 centimetro più in alto, lo dobbiamo a lui!”

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