Cannes, pourparler

Critici, produttori e distributori italiani per fare il punto dopo la 65° edizione del Festival. Tra soddisfazioni (Reality) e zone d'ombra (la distribuzione all'estero)
7 Giugno 2012
Cannes, pourparler

Si è svolto ieri l’incontro “A proposito di Cannes” organizzato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), e ospitato dalla Casa del Cinema di Villa Borghese, per discutere insieme a critici cinematografici, produttori e distributori sui film, le novità, le tendenze e i risultati del mercato emersi dall’edizione 2012 del Festival di Cannes. Doveva esserci anche Matteo Garrone, vincitore del Grand Prix della Giuria con Reality, ma la scomparsa improvvisa di Marco Onorato, direttore della fotografia dei suoi film, gli ha impedito di presenziare. Franco Montini presidente SNCCI ha fatto gli onori di casa, auspicando che il confronto possa essere mantenuto vivo con nuovi appuntamenti nella prossima stagione cinematografica.
I giornalisti e gli addetti all’economia del cinema si sono divisi su due fronti rispetto sull’andamento del festival per il cinema italiano. Produttori e distributori hanno visto nel festival francese un’occasione di rinascita del cinema italiano e una conferma della positiva recezione del nostro cinema da parte dei cugini d’oltralpe. “Reality è stata una grande soddisfazione – dice Paolo del Brocco, ad Rai Cinema -. In questo momento è un segnale di entusiasmo e fiducia nel futuro”. Quello che si lamenta è la difficoltà della distribuzione nostrana all’estero, incapace di raggiungere i livelli della Francia che, come sottolinea Riccardo Tozzi, presidente Anica, “negli ultimi anni ha seminato molto. Mentre noi abbiamo delle strutture che non investono e una diversificazione dispersiva”. Nonostante ciò, conferma Paola Corvino, presidente dell’Unione Esportatori Film e Audiovisivi (Unefa), “non vuol dire che non abbiamo venduto. Non avendo film nelle sezioni principali i contratti saranno più lenti”.
Questa problematica si ripercuote anche sulla distribuzione in casa dei film vincitori. Se negli scorsi anni Il Divo e Gomorra hanno fatto la fortuna delle sale e sono stati programmati prima di prendere i premi sulla croisette, Reality e Io e te di Bertolucci non usciranno prima di settembre, a causa di “scelte e valutazioni” fatte dall’autore e produttore (rischio di pirateria in primis) non condivise da Georgette Ranucci, che li voleva al suo “Da Cannes a Roma” (8-14 giugno) e da Laura Delli Colli, convinta che “un film che passa a Cannes o di cui si parla in un festival importante dovrebbe uscire subito”. Dello stesso parere Lionello Cerri, presidente Anec: “Il nostro è un mercato di 6-7 mesi l’anno, da maggio a settembre soffre e solo Cannes può risollevarlo in quel periodo”. Pronta la replica di Del Brocco: “Non avremo mai la contro prova, è difficile fare delle previsioni in questo settore. Anche lo scorso anno Sorrentino è uscito a novembre dopo essere stato a Cannes”. E Valerio De Paolis, titolare della BIM, aggiunge: “Se lo avessi avuto non so se sarei uscito dopo Cannes, con le olimpiadi, gli europei e la disgrazia del terremoto”.
Tra i critici aleggia lo scontento sia per la situazione del cinema italiano sia per questa 65° edizione. L’assenza di opere italiane in concorso e nelle altre sezioni ha stupito molto, come anche “la scelta delle opere americane – dice Roberto Silvestri – un interessante linea di ripensamento del cinema degli anni ’70. Erano legittime le critiche di Brad Pitt alla linea di Nanni Moretti, il fatto che sei film fossero della sua distribuzione ha creato un grande caos. Non ci dovrebbero essere conflitti di interesse”. Per Federico Pontiggia “la qualità è stata modesta, Bertolucci non avrebbe rubato nulla se avesse partecipato in concorso. Il terzo italiano, Dario Argento, ha suscitato ilarità. Tutti i premi sono andati ad attori o autori già premiati. E il bis di Garrone lo attesta. Se questa edizione fosse stata un festival italiano anche i commenti della critica sarebbero stati meno lusinghieri”.
Lo sono stati invece quelli della stampa estera nei nostri confronti che “ci a addebita – secondo Paola Casella – la mancanza di coraggio nell’osare nei linguaggi nuovi e pensa che ci stiamo sedendo su un cinema che fa bene al nostro paese, ma non va bene ai festival”. In questo quadro però non mancano gli ottimisti come la giornalista Cristiana Paternò: “Noi facciamo comunque parte di questo club degli autori imposto dai francesi. Mi sembra che la percezione del cinema italiano sia molto cambiata. Forse Reality non è stato capito a pieno dalla critica”.

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