Can Cannes Bollywood

Shekhar Kapur e una scommessa nata e vinta sulla Croisette: storia d'amore made in India
16 Maggio 2011
Can Cannes Bollywood

Ecco cosa succede quando un cineasta ‘vero’ accetta il rischio di una scommessa nata per caso. Sollecitato da Thierry Fremaux un anno fa, quand’era giurato a Cannes, Shekhar Kapur (Bandit Queen, Elizabeth), concepisce un’amorevole omaggio al cinema musicale hollywoodiano, sul modello di Hollywood, Hollywood. Riservando per se’ il ruolo del coproduttore, ne affida la regia al filmmaker bollywoodiano Rakesh Omprakash Mehra e al documentarista americano Jeff Zimbalist. La prima versione è un documentario tradizionale, infarcito di interviste e inframmezzato da clip musicali. Insoddisfatto, Kapur obbliga tutti a rimettere mano al film, rimontandolo da capo a piedi.  Il risultato è sorprendente. Quattro o cinque dichiarazioni di pochi minuti l’una sono ciò che si salva: il resto è un caledoscopio trascinante di sequenze scandite dal ritmo frenetico di numeri musicali da far impallidire per fantasia, coreografie e splendore scenografico le più straordinarie invenzioni alle quali la Hollywood dell’epoca d’oro ci aveva abituati.Frammenti  di oltre cento film di Bollywood, dal bianco e nero degli anni Cinquanta alle rutilanti creazioni contemporanee, sono assemblati in ordine tematico (danze da studio e in ambienti naturali, su treni in corsa e sull’orlo di precipizi, sulle spiagge indiane o sui canali veneziani, passando per la rituale e immancabile sequenza di ballo sotto la pioggia). Un’orgia di movimenti coreografici incredibilmente sincronizzati e coloratissimi, un trionfo di corpi impegnati in esercizi acrobatici e sensuali che sfidano ballando le leggi della fisica e, insieme, della censura. Un’incontenibile energia che trasforma ogni situazione e ogni gesto nell’esaltazione dionisiaca della bellezza e della gioia di vivere. Trame e schemi narrativi apparentementi elementari che la musica trasforma in apologie della trasgressione contro il conformismo della realtà, fatta di grigiore quotidiano e corruzione diffusa. Che le canzonette ci aiutino a capire il mondo meglio di tanto trattati di sociologia lo aveva già Truffaut. Shekhar Kapur lo dimostra con la folgorante inserzione nel suo film di alcuni frammenti di cinegiornali che riprendono i protagonisti della storia dell’indipendenza indiana (Ghandi, sua figlia Indira, Nehru).. Contestualizzando le diverse epoche di Bollywood, rendono inaspettatamente esplicito lo stretto legame fra i testi in apparenza banali delle canzoni e i problemi di un dato momento storico. Anche per questo motivo, il film può rivendicare l’assoluta correttezza di un sottotitolo solo in apparenza enfatico e presuntuoso Bollywood, la più grande storia d’amore mai raccontata. Ovvero, come un miliardo di individui possono riconoscersi nel loro cinema e vivere felici.

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