Caccia al Leone

Si restringe il campo tra i papabili vincitori di Venezia 70: in pole position Miss Violence. Ma l'Italia spera...
7 Settembre 2013
Caccia al Leone

Finiscono i film, inizia il Totoleone. E’ lo sport più divertente della Mostra, soprattutto l’ultimo giorno, a poche ore dalla cerimonia ufficiale, prevista oggi alle 19.00 in Sala Grande, condotta da Eva Riccobono. Fughe di notizie, supposizioni, calcoli: “Tizio sta tornando al Lido”, “Caio se n’è andato stamattina”, “Mi ha detto Sempronio che…”, ogni pigolio diventa un urlo, ogni urlo si trasforma in una valanga. Dunque, da questa mattina presto, l’ufficio stampa Alessandro Russo (l’anno scorso seguiva Pietà di Kim Ki-duk, Leone d’Oro, nel 2010 Somewhere di Sofia Coppola, Leone d’Oro) ha reso noto attraverso social network che stava tornando al Lido: “Odore di premi”. Moebius di Kim Ki-duk – fuori concorso – non può essere, White Shadow di Noaz Deshe, presentato alla Settimana della Critica, sì: Premio Luigi De Laurentiis per la migliore opera prima. Calcoli, nulla più, supposizioni e pigolii: Philomena di Stephen Frears, osannato da stampa italiana e internazionale, che i bookmaker davano strafavorito 48 ore fa e che è riuscito a mettere d’accordo le giurie dei premi collaterali più disparati (il cattolico SIGNIS, il protestante INTERFILM, l’ateo BRIAN, il Queer Lion e il Mouse d’oro dei siti web), con buona probabilità sarà premiato anche dalla giuria internazionale presieduta da Bertolucci, ma per il contributo tecnico: la sceneggiatura firmata da Steve Coogan, anche interprete del film.
Pigolii, che iniziano sottovoce durante una cena qualsiasi ad un qualsiasi ristorante del Lido, e che nel giro di ore si trasformano in urla: “So per certo che a Bertolucci è piaciuto molto Miss Violence“. Anche a noi, e la “notizia” non può che insinuarsi sottopelle, prendere forma, quasi pietrificarsi: poi, in un barlume di lucidità, ci fermiamo un attimo e ricordiamo che per quanto possa essere determinante un presidente di giuria, soprattutto se si chiama Bernardo Bertolucci, non potrà non tener conto del parere degli altri 8 giurati (Andrea Arnold, Renato Berta, Martina Gedeck, Pablo Larraìn, Virginie Ledoyen, Ryuichi Sakamoto, Jiang Wen e Carrie Fisher). E allora ci tornano in mente Tsai Ming-liang e Miyazaki, Gitai e Groening, Garrel e l’Italia.
L’Italia, sì, che affida a Sacro GRA di Gianfranco Rosi la speranza più grande e ad Elena Cotta di Via Castellana Bandiera la possibilità “sussurrata” di una Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. L’amico Philippe Garrel, invece, si potrebbe “accontentare” di una Coppa Volpi per l’interpretazione di suo figlio Louis in La jalousie.
Leone d’Oro, d’Argento, Premio Speciale della Giuria e Gran Premio della Giuria (nuovo riconoscimento istituito da questa edizione), poi il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente (il giovane Tye Sheridan di Joe? La bimba di Stray Dogs di Tsai Ming-liang? Dario Casarolo, il nipote di Elena Cotta nel film di Emma Dante? Qui si brancola davvero nel buio): ricordando che per ogni film in gara non c’è possibilità di ex-aequo, tranne appunto che per le Coppe Volpi e il Premio Mastroianni. Staremo a vedere, come sempre, pronti ad essere smentiti.

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