Ca’ Foscari premia polacco

Il corto Sashka della regista Katarzyna Lesisz vince il Concorso internazionale della nona edizione dello Short Film festival
25 Marzo 2019
Eventi, Festival, Premi
Ca’ Foscari premia polacco

La nona edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival si è conclusa con una cerimonia di chiusura non priva di sorprese, in cui si è sia reso omaggio al cinema del passato, grazie alla emozionante performance dal vivo dei CUL(T)!, sia naturalmente ai talenti del futuro, i vari autori emergenti premiati durante la serata. La cerimonia è stata inaugurata da Flavio Gregori, prorettore alle attività e rapporti culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che si è congratulato con tutto lo staff del festival, costituito soprattutto da studenti cafoscarini volontari, per la riuscita di questa nona edizione, augurando “lunga vita allo Short” e rilanciando a una decima edizione ancora più ricca di stimoli e novità.

Vincitore del Primo premio del Concorso Internazionale del nono Short Film Festival è Sashka (2018, 24’55’’), corto polacco prodotto dalla National Film School in Lodz e diretto dalla regista Katarzyna Lesisz.

Ad assegnare il premio è stata la Giuria Internazionale composta dalla programmatrice italiana Teresa Cavina, dal regista iraniano Ayat Najafi e dall’animatore estone Ülo Pikkov. I premi assegnati dalla giuria, il Primo premio, il Premio Levi e il Premio per la Music Video Competition, consistono in sculture artistiche in vetro di Burano realizzate dal maestro vetraio Alessandro Mandruzzato. Il Primo premio, consegnato all’autore del miglior corto in concorso al festival, è stato annunciato da Flavio Gregori e consegnato dall’ospite d’onore di questa edizione, il cineasta francese Patrice Leconte, alla regista Katarzyna Lesisz. Vincitore dunque è il suo corto Sashka, premiato con la seguente motivazione: La regista, utilizzando una struttura narrativa non lineare perfettamente controllata, crea lo straordinario ritratto di una giovane donna alla ricerca della propria identità in un paese straniero che vorrebbe poter chiamare “casa”.

Sashka è ambientato in Polonia e vede protagonista una giovane donna ucraina che viene improvvisamente a conoscenza della morte del promesso sposo, uomo col quale aveva organizzato un finto matrimonio al fine di ottenere il visto di soggiorno polacco. Dopo il funerale la donna riallaccia i rapporti con Piotr, uomo che amava ma che l’aveva allontanata senza spiegazione. La regista trentenne Lesisz è salita sul palco dell’Auditorium per ritirare il premio e ringraziare tutta la giuria e tutta la sua troupe, sottolineando come sia fondamentale lavorando sul set l’impegno di tutti e ricordando così che il cinema è uno sforzo collettivo.

La Giuria ha quindi assegnato la Menzione speciale Volumina, dedicata all’opera che offre il migliore contributo al cinema come forma d’arte, al corto tedesco Die Letzten Kinder im Paradies – The Last Children in Paradise (2018, 29’), prodotto dalla regista Anna Roller della University of Television and Film München. Il premio consegnato dalla giurata Teresa Cavina consiste in una targa e in un prestigioso libro fotografico sul cinema prodotto da Volumina. Die Letzten Kinder im Paradies racconta la storia dei fratelli Leah e Theo, bambini isolati dalla civiltà nella loro casa di campagna, in cui vivono con la nonna. Quando l’anziana muore, i due sono lasciati a loro stessi e la maggiore Leah inizia a prendere coscienza del proprio corpo, scoprendo bruscamente la sessualità. L’incontro con l’altro sesso la metterà in conflitto con le proprie responsabilità di nuova donna di casa. Il corto è stato eletto vincitore con questa motivazione: Per la sua straordinaria abilità nel rappresentare gli stati d’animo di una ragazzina che ha appena raggiunto la pubertà, utilizzando immagini, suoni e atmosfere di straordinaria forza evocativa.

Il Premio Levi per la miglior colonna sonora, offerto dalla Fondazione Ugo e Olga Levi e assegnato da una giuria composta da Roberto Calabretto, Massimo Contiero, Daniele Furlati e Luisa Zanoncelli, è andato al corto tedesco Drinnen wird nicht geraucht – No Smoking Indoor (2018, 11’) prodotto dalla Filmakademie Baden-Württemberg e diretto dal regista Philipp Westerfeld, che non essendo presente al festival ha salutato il pubblico attraverso un videomessaggio di gratitudine. Il cortometraggio ha come protagonista una donna pensionata costretta in casa a sottostare alle fissazioni e regole del despotico marito, che le nega persino il suo piacere preferito: il tabacco. La voglia di libertà la spinge infine a trovare la soluzione in un atto estremo. Questa la motivazione del premio, consegnato dal giurato Ülo Pikkov: Gli interventi musicali di Meike-Katrin Stein si fondono all’interno del corto efficacemente. Da un lato caricano le immagini con strappi orchestrali di tensione, dall’altro ne contrastano il peso come accade nel volo dalla finestra della protagonista che viene accompagnato da lievi vocalizzi di una voce femminile. La trama sonora, allo stesso tempo, è arricchita dai rumori (l’orologio a pendolo, il brusio delle voci) che sottolineano il dramma della protagonista.

La Municipalità di Venezia Murano Burano, rappresentata da Giovanni Andrea Martini, ha assegnato invece il Premio “Pateh Sabally”, dedicato alla memoria del ragazzo gambiano morto nelle acque del Canal Grande nel 2017. Il riconoscimento è andato all’opera italiana Nooh (2018, 11’47’’) di Edoardo Bramucci della Roma Film Academy, che ha ritirato di persona il premio dal giurato Ayat Najfi. Il corto parla di un giovanissimo immigrato clandestino che, aiutato da un supereroe immaginario, evita l’ingresso in un centro d’accoglienza fuggendo in una rocca abbandonata in riva al mare. Qui incontra una coetanea, Miriam, che mette immediatamente in crisi il suo rapporto con l’amico immaginario. Il premio, una scultura in vetro realizzata dal maestro Afro Celotto, è stato accompagnato da questa motivazione: Nell’immaginario di un bimbo africano in un centro di accoglienza, si vive la tragica realtà delle vite sospese di chi è costretto a lasciare la terra d’origine e cerca rifugio in un mondo solidale. Quel mondo ancora non c’è. Oggi sembra ancora più distante. Sarà il gesto salvifico di una madre ad abbattere muri e a mostrare che, dovunque si nasca, è inviolabile il diritto alla vita. Sceneggiatura e fotografia ben si giocano per sostenere la giusta causa.

Assegnato dunque il Premio “Olga Brunner Levi” istituito dalla Fondazione Ugo e Olga Levi, dedicato al miglior cortometraggio realizzato da istituti superiori di tutto il mondo e avente come soggetto una performance musicale femminile, o il rapporto tra condizione della donna e musica. Una giuria formata da Roberto Calabretto, Antioco Floris e Luisa Zanoncelli ha assegnato il premio al cortometraggio Bound (2018, 6’33’’), opera statunitense realizzata da Heidi Kafer della G-Star School of the Arts, che ha scelto di rappresentare con giusta drammaticità la condizione disperata di una ragazza malata di anoressia. Roberto Calabretto, presidente del comitato scientifico della Fondazione Levi, ha consegnato il premio con la seguente motivazione: La colonna sonora si rivela molto efficace per l’articolazione dei piani sonori che fanno da commento al problema di cui il film parla. Dialoga, inoltre, in maniera adeguata con la voce fuori campo di cui asseconda i momenti di intensità e di tensione. Anche le scelte timbriche sono curate e creano una trama sonora stratificata in grado di stemperare gradazioni sonore che talvolta sfociano quasi nel silenzio.

Sempre nell’ambito del Premio “Olga Brunner Levi”, il VideoConcorso Pasinetti, presentato da Giovanni Andrea Martini e Anna Ponti, ha assegnato una menzione speciale al corto dal Kosovo Pa Përkufizim (2018, 6’) di Era Skivjani. Questa la motivazione: Il film con ritratti efficaci ed essenziali, traccia i confini dei pregiudizi e delle discriminazioni dell’oggi e la volontà e la necessità del loro superamento.

Infine, è stato annunciato il vincitore della Music Video Competition curata da Giovanni Bedeschi, sezione speciale del festival dedicata ai video musicali realizzati da studenti di cinema e di università da tutto il mondo. Il premio al lavoro migliore presentato quest’anno è andato a Yokai del norvegese Eirik Heggen, studente del Volda University College. Keiko Kusakabe, produttrice giapponese e membro del comitato scientifico dello Short Film Festival, ha consegnato il premio con la seguente motivazione: La suggestione delle immagini e l’originalità narrativa incontrano armoniosamente la texture musicale, creando un’atmosfera elegante e coinvolgente.

Prima della consegna dei premi del Concorso Internazionale, si è svolta la performance musicata di live-painting CUL(T)!, portata sul palco dello Short dagli artisti Cosimo Miorelli, illustratore, e Giorgio Pacorig, tastierista. Spente le luci dell’Auditorium, sul grande schermo sono comparse le lettere di “Der Himmel über Berlin”, ovvero Il cielo sopra Berlino, film di Wim Wenders del 1987 oggi considerato uno dei suoi capolavori. Quindi si è materializzato l’iconico angelo, interpretato nel film da Bruno Ganz, grande attore svizzero recentemente scomparso e qui omaggiato anche da un’illustrazione che richiama Pane e Tulipani. La suggestiva performance, accompagnata da sonorità che rievocano i temi dei film citati attraverso rielaborazioni creative di Pacorig, è infine giunta al termine lasciando sullo schermo dell’auditorium un ritratto dell’attore.

Come da tradizione la cerimonia si è quindi conclusa con la presenza di tutti gli studenti volontari dello Short Film Festival sul palco dell’Auditorium, per ricevere il meritato applauso dopo quattro giorni di intenso lavoro dedicato ad un festival organizzato dagli studenti per gli studenti. I volontari sono stati raggiunti dal direttore artistico del festival Roberta Novielli per i saluti finali e un arrivederci alla prossima, decima edizione.

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