Ca’ Foscari al via

Il programma Films in Venice and Filming Venice inaugura la X edizione dello Short Film Festival. Tra gli ospiti anche la documentarista tedesca Marie Elisa Scheidt
7 Ottobre 2020
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Ca’ Foscari al via
Stay Awake Be Ready

La giornata inaugurale del Ca’ Foscari Short Film Festival 2020 è stata aperta dal programma Films in Venice and Filming Venice, presentazione di opere realizzate da giovani studenti internazionali ospitati dalla Ca’ Foscari Summer School 2019, che ha coordinato le altre quattro Università partner del progetto: lo IUAV, l’università di Tel Aviv, la Waseda di Tokyo e la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco.

La presentazione dei corti si è tenuta presso lo splendido Museo Archeologico Nazionale di Venezia, tra le prestigiose istituzioni veneziane che supportano il festival in questa sua edizione “diffusa”. Per il secondo anno, il programma si è fatto ancora portatore di un approccio pratico-teorico applicato al rapporto tra la città di Venezia e l’arte cinematografica, con l’obiettivo di formare un gruppo di tredici “registi in erba”. Punto di forza del programma è l’approccio multidisciplinare che si avvale dell’interazione degli studenti internazionali con esperti provenienti da tutti gli istituti coinvolti. La pluralità degli sguardi dei ragazzi ha generato delle opere originali ed eterogenee nei contenuti, proiettate nella giornata odierna: Photo Trip di Ori Wolf, Monique Pisani, Azumi Sakamoto, Inbar Markfield; Incontro di Ching-Ying Huang, Umayma Diab, Sophie Herzner, Xiaoyang Yue e, infine, The Bite di Milena Plach, Nora Meisser, Ang Li, Moselle Kleiner, Yanhe Wang.

Il Ca’ Foscari Short Film Festival, da sempre attento al cinema di animazione, ha poi presentato un focus speciale sulla prestigiosa scuola francese Supinfocom Rubika, che vanta di quattro campus sparsi nel mondo tra Canada, Kenya, India e Francia. Fondata nel 1988, L’École Supérieure d’Informatique de Communication Supinfocom forma giovani talenti nel campo dell’animazione, del design industriale e del mondo dei videogiochi. Mine de Plomb, O28, The Stained Club, Trois Francs six sous, Overrun, Tant que nos coeurs battent, Sans gravité e Gunpowder sono i titoli dei cortometraggi presentati oggi e costituiscono alcune delle opere più significative e premiate degli ultimi tre anni. I corti della Supinfocom Rubika sono frutto di lavori collettivi, che hanno in comune una straordinaria volontà di sperimentazione nella creazione di mondi nuovi, come nel viaggio, sia fisico che mentale, nelle avventure di una formica in Overrun, oppure in quello di una giovane coppia verso l’ignoto in O28.

Stefano Locati ha presentato poi East Asia Now, il programma da lui curato dedicato a cortometraggi provenienti dall’Asia Orientale. Prospettive bizzarre, atmosfere stimolanti e nuove: i quattro corti che fanno parte di questa sezione sono accomunati dal prendere spunto da situazione ordinarie per poi, a poco a poco, svelarne l’assurdità intrinseca. La forza di queste produzioni sta anche nella modalità scelta dai registi per realizzarle. Tutti e quattro, infatti, hanno accettato la sfida di produrre a basso costo, avvalendosi, spesso, di crowdfunding. I registi hanno già presentato i loro lavori in diversi festival internazionali – da Cannes a Singapore – prima di approdare al Ca’ Foscari Short Film Festival.

Pham Thien An, nel suo Stay Awake, Be Ready, trasforma una normale conversazione tra amici in un mondo pieno di dettagli immaginifici e riflessioni misteriose. Kris Ong, ambienta invece a Singapore Sunday, la storia di una donna che si insinua nella relazione tra la sorella e il suo fidanzato. La trama, apparentemente lineare, viene contaminata ben presto da presenze incombenti, deliri familiari e desideri tormentosi. Dossier of the Dossier è una riflessione sul difficile mondo del cinema indipendente, un limbo di sogni, aspettative e dura realtà. Sorayos Prapapan, il regista, sceglie di mescolare bianco e nero per raccontare questo realistico e personale spaccato di umanità. Infine, California Dreaming, della cambogiana Sreylin Meas, è un cortometraggio dalle tinte misteriose, che narra l’incontro tra due sconosciute che si fa via via più intenso, rendendo rarefatta la realtà intorno a loro e, magicamente, anche quella davanti agli occhi dello spettatore.

La decima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival è stata poi inaugurata ufficialmente all’Auditorium Santa Margherita, dove sono intervenuti per porgere i loro saluti istituzionali la neo-rettrice Tiziana Lippiello, la direttrice del festival Roberta Novielli e il direttore della Fondazione di Venezia, Giovanni Dell’Olivo, a cui si è aggiunto anche un video-messaggio del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. A seguire l’inaugurazione è stata presentata in anteprima la puntata pilota della nuova serie de I Munchies. Ad introdurla sul palco dell’Auditorium è stato Charlie Tango stesso, il co-creatore, insieme al fratello Miki, dei famosi pupazzi cult della televisione italiana dei primi anni 2000, andati in onda su Italia 1 e MTV tra il 2003 e il 2010. Sarcastici, umoristici e vagamente sovvertitori, i tre protagonisti – Pasquale, Miki e Nonna Yolanda – tornano sugli schermi con Doppia Canna (questo il titolo della puntata pilota), prossimamente distribuita sul web e canali dedicati.

Tra gli ospiti di rilievo di questa prima giornata c’è stata anche la documentarista tedesca, Marie Elisa Scheidt, vincitrice della prima, storica edizione del Concorso Internazionale nel 2011, ormai affermatasi nel suo Paese con opere che si concentrano su comunità molto spesso marginali per dare loro voce e risonanza. Tre delle opere realizzate dalla regista nei dieci anni intercorsi dalla sua vittoria a Venezia sono state proiettate oggi, dopo aver vinto numerosi premi in festival internazionali: Through the Lens of Inkedkenny; Sobota e Holy F%&#. Rappresentative della sua indagine su un’umanità fatta di reietti e personaggi respingenti, sono opere che indagano il ruolo dell’individuo nella società contemporanea.

Marie Elisa Scheidt

La giornata si è conclusa con i primi sei cortometraggi del Concorso Internazionale, costituito da trenta opere realizzate da giovani registi provenienti da scuole di cinema di tutto il mondo a rappresentare ben 27 paesi. Ad aprire le danze è stato Locomotor, produzione giapponese di Kaneko Isaku, studente della Tama Art University, che si segnala come un corto d’animazione che mette in scena, senza bisogno di dialoghi, un treno a vapore antropomorfizzato e indaga attraverso esso i problemi della velocità del mondo contemporaneo. Terre ferme, cortometraggio francese di finzione diretto da Ivän James Hayward, racconta invece la vita di Émile, un ragazzo che vive infelicemente nella fattoria dei propri genitori nella Francia degli anni ’50. Le sue ambizioni di libertà vengono continuamente frustrate dall’educazione paterna, fino a quando un giorno gli si presenta una possibilità di fuga: un giovane pilota di nome Jacques, il fratello che Émile non ha mai avuto e con cui spera di poter prendere il volo. Värvid must-valgel (Black and White Colours), è invece un cortometraggio estone del giovane regista German Golub che mette in scena la vita di una donna – Paula – e le sue insicurezze attraverso l’epocale svolta tecnica consumatasi negli anni ’70: il passaggio dalla TV in bianco e nero a quella a colori. Un tale evento acuisce il più intimo dei timori della donna, l’invecchiamento, facendo emergere le sue altre paure e inadeguatezze. Il corto è stato prodotto dall’autore nell’ambito della Baltic Film, Media, Arts and Communication School.

I tre cortometraggi che hanno concluso il programma si sono distinti per le storie tanto diverse quanto struggenti che hanno portato sugli schermi del festival. Ukde, di Hüsnegül Çelik, regista turca dell’Anatolian University, racconta al pubblico di Zeliha, levatrice, e della sua sofferenza dettata dal non poter soddisfare il proprio desiderio di maternità. Un triste evento nel villaggio però sembra poter dare un po’ di speranza a lei e al marito e coronare finalmente il sogno di avere una famiglia. La gioia che li pervade si rivelerà però solo momentanea. The Antidote, del regista cinese Wang Cheng En dalla National Taiwan University of Arts, ha portato a Venezia la storia di Xiuzhen, infermiera ma soprattutto madre. Un giorno, a venire ricoverata in condizioni gravi nell’ospedale dove lavora è proprio sua figlia. L’unica speranza di salvarla è un medicinale, la cui limitata disponibilità porterà la donna a prendere scelte inaspettate che le faranno mettere tutto in discussione. La giornata si è conclusa con Sonreír del messicano Francisco Fernández Andrew (Centro de Capacitación Cinematográfica) e con la storia di Fabián Aguirre, killer di professione, ma anche amante della comicità. Queste due linee si incroceranno drammaticamente quando l’uomo si troverà a dover uccidere il “Cuquis”, l’ultimo grande comico messicano, per il quale prova una stima e un’ammirazione incolmabili.

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