Buoni e gai

"Raccontiamo il mondo omosessuale senza intermediari né paura", dice Mariano Lamberti. Dal 6 aprile nelle sale con Good As You
3 Aprile 2012
Buoni e gai
Il cast di Good As YouFoto Pietro Coccia

“Volevo raccontare il mondo gay dall’interno, senza intermediari e senza paura, catapultando lo spettatore sul pianeta marte per mostrare come vivono i marziani, cioè esattamente come i terrestri”. E’ questo secondo Mariano Lamberti il punto forte del suo Good As You (acronimo di gay e slogan del movimento omosessuale degli anni ‘60), che non ha nulla a che fare con i precedenti di genere (Le fate ignoranti, Mine vaganti, Il vizietto o La patata bollente). “In Italia non è difficile fare un film sui gay – spiega Mariano Lamberti – La difficoltà di questo film è il nuovo punto di vista: le produzioni si occupano di omosessualità quando c’è un gancio narrativo molto forte, come una sessualità rifiutata, genitori che non ti accettano, una malattia, ma sempre in un contesto eterosessuale”.
In quella che viene definita la prima “gay comedy” italiana, al cinema dal 6 aprile con Iris Film, invece, i protagonisti sono quattro uomini (Enrico Silvestrin, Lorenzo Balducci, Diego Longobardi, Luca Dorigo) e quattro donne (Daniela Virgilio, Elisa Di Eusanio, Lucia Mascino, Micol Azzurro), tutti gay, o quasi, che si incontrano la notte di Capodanno e finiscono per condividere gioie, dolori, bugie, fughe e tradimenti all’insegna delle dinamiche universali dell’amore e dell’amicizia. “Non mancano certo i cliché – spiega il regista – ma li ho voluti apposta perché rispecchiano la realtà. Su otto personaggi solo due sono stereotipi, incarnano “maschere consapevoli”, come ce ne sono nella comunità omosessuale, non diversi dai personaggi apparsi sullo schermo fino ad oggi”. Uno dei protagonisti, nonché produttore con Master Five Cinematografica e mattatore della festa Muccassassina, è Diego Longobardi, già attore nell’omonima piece teatrale di Roberto Biondi, cui è affidato il ruolo dell’immancabile “pazza” della situazione: “I gay eccentrici sono quelli che vanno sotto al Parlamento a fare le rivendicazioni, mentre gli avvocati e gli ingegneri gay non ci sono, dobbiamo ringraziare questi personaggi, perché sono la voce del popolo omosessuale”.
Anche con il cast le difficoltà non sono mancate, ci sono state parecchie defezioni, come ricorda Enrico Silvestrin, chiamato pochi giorni prima dell’inizio delle riprese: “Devo ringraziare il bigottismo di chi era stato scelto prima di me – dice l’ex Vj di Mtv – E’ stato difficile interpretare Claudio, perché non volevo fare il solito eterosessuale che fa il gay da eterosessuale o peggio da macchietta. Non capisco la morbosità del chiedere ad un attore eterosessuale, “come è stato baciare Balducci?”, ma perché, quando fai il criminale che fa rapine in banca com’è?”. Fortuna che poi tra gli attori e il regista si è creato un feeling particolare e un rapporto anche oltre il ciak, come racconta Lucia Mascino: “E’ un progetto che ho scelto per innamoramento e quando ho saputo che c’erano Elisa (Di Eusanio) e Micol (Azzurro) non ho avuto dubbi. E poi abbiamo lavorato molto sulla recitazione, abbiamo fatto delle prove, che è una cosa per me fondamentale”.
Tanta preparazione anche per Elisa Di Eusanio che interpreta Mara, “una lesbica butch (maschiaccio, ndr), una donna nata in un corpo sbagliato, che crede fortemente nell’amore. Ho esasperato la mia mascolinità, sono andata nei locali e ho preso spunto da molte mie amiche”. Dal programma tv Uomini e donne al grande schermo, un passo che pochi hanno avuto la possibilità di fare, Luca Dorigo lo ha fatto nei panni di Nico, “un argentino figlio di immigrati veneti – puntualizza l’ex tronista con inconfondibile accento veneziano – Ho vissuto a San Francisco e la realtà gay la conosco bene, per me non è una differenza, è solo un modo di vivere”.
Commedia ma non solo, il film affronta anche temi di grande attualità, dall’Hiv all’omogenitorialità, che Mariano Lamberti definisce “un desiderio legittimo di maternità e paternità, le famiglie arcobaleno esistono, l’autore del soggetto, per esempio, è padre di un bambino con il suo compagno. La comunità omosessuale non ha modelli di riferimento e questo da una parte è negativo, rende tutto più difficile, ma dall’altra ha una libertà nuova rispetto ai rapporti di coppia e alla famiglia, può scegliere liberamente uno stile di vita”. Negli altri paesi il concetto di famiglia tradizionale è stato messo da tempo in discussione: “Nel 1997 – continua il regista – ho fatto un documentario sullo scrittore ebreo Brett Shapiro, il compagno di Giovanni Forti, con cui aveva due figli. In America negli anni ‘90 c’erano già i nipoti delle coppie gay. Mentre in Italia stiamo ancora parlando di unioni riconosciute”.  

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