Black Carpet

Dopo la Casa del Cinema, l'Assemblea Generale dell'Audiovisivo Italiano vorrebbe occupare anche il tappeto rosso del festival capitolino. La protesta per il reintegro del FUS non si ferma...
26 Ottobre 2010
Black Carpet
Tappeto "nero" al Festival di Roma

Ieri sera all’Eliseo andava in scena “l’occupazione atto secondo”. Ovvero, non più quella della Casa del Cinema, difesa da Stefano Rulli come “una scelta giusta e vincente”, bensì quella del red carpet inaugurale del Festival di Roma. Un carpet che si tinge di nero, considerando il clima funereo nel quale il mondo della Cultura è immerso in questi giorni. L’Assemblea Generale dell’Audiovisivo decide di continuare a far sentire la propria voce, perpetuando delle azioni di protesta mirate a far parlare di sé.
“Il tappeto rosso è nostro e ce lo dobbiamo prendere”, questa la proposta di Andrea Purgatori (100 Autori) votata quasi all’unanimità da centinaia di braccia alzate al cielo e subito ufficializzata ad agenzie ed uffici stampa. Dai sindacati di categoria alle principali associazioni Anec, Agis, Anica, Sact, Fidac e chi più ne ha più ne metta, dalla Scuola Nazionale di Cinema alle maestranze, erano in tanti ad affollare la platea e la prima balconata, uniti in un fronte comune, almeno a parole, “perché solo se restiamo insieme potremo avere un potere contrattuale decisivo” (Michele Conforti). Una mobilitazione di massa che sfiora lo sciopero nazionale, più volte suggerito da molti dei presenti in sala.
Ed accanto al refrain dell’unione fa la forza, si ritorna sui punti fondamentali della protesta: “il reintegro del FUS, il mancato rinnovo del tax credit e del tax shelter, la digitalizzazione delle sale – strumento che agevolerebbe anche la distribuzione – e la delocalizzazione della produzione televisiva, capace, da sola, di creare incongruenze di senso tra la scrittura e la realizzazione”(Daniele Cesarano). Si insiste sull’inadeguatezza e sull’assenteismo degli interlocutori, primo fra tutti il Ministero dell’Economia, mentre Giulio Scarpati pone l’accento sulla pessima gestione di settori trainanti, come l’Università e la Ricerca, e Conforti gli fa eco, ricordando che “il Cinema e la Televisione fanno paura perché raccontano l’Italia così com’è, costruendo reti di relazioni sociali, evidentemente scomode”. Il tutto senza perdere di vista il carattere totalizzante delle iniziative a cui i 100 Autori hanno dato il là. “Qui non si rivendica un interesse corporativo, ma la possibilità di un reale sviluppo culturale”, dice Riccardo Tozzi, sottolineando il ruolo di punta che la Cultura ricopre nel sistema economico di un paese civile, grazie alla sua capacità di creare lavoro e di donare creatività, non solo ai mestieranti ma anche e soprattutto agli spettatori, ultima ruota di un carro che rischia di essere privata di una forma imprescindibile di libertà di espressione.

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