Bilancio in Mostra

“Una coproduzione fatta da noi con il protocollo sanitario, dal pubblico che ha rispettato le regole e dai professionisti, questa è la Mostra”: leggi
Bilancio in Mostra
Alberto Barbera - Foto Karen Di Paola

“Una coproduzione fatta da noi con il protocollo sanitario, dal pubblico che ha rispettato le regole e dai professionisti, questa è la Mostra”. Parola del presidente di Biennale Roberto Cicutto, che al giro di boa della 77esima edizione, insieme al direttore artistico Alberto Barbera, incontra la stampa e fornisce alcuni, dati, ovviamente parziali: la percentuale di accreditati, è, a ieri 7 settembre, del 45% contro le stime di inizio Mostra del 33% rispetto all’anno scorso, ovvero più di cinquemila presenze a fronte delle dodicimila del 2019; ventimila sono i biglietti staccati a oggi contro gli ottantaduemila, complessivi, dell’anno scorso.

Roberto Cicutto

Cicutto è soddisfatto: “Se la stampa ha qualche difficoltà a essere ubiqua, questa è un’esperienza laboratorio – con banalità da Conte – che il mondo ci invidia, ora dovremo traferire le regole che abbiamo applicato su numeri diversi, è una simulazione che faremo a fine Mostra”.

Barbera parla di “scommessa calcolata e ragionata, di certo non fatta al buio. Le valutazioni sono diverse, la Mostra dovevamo farla per chi lavora nel cinema e per dare un segnale al pubblico. Si è trattato di un’edizione test che sta funzionando, per fortuna senza problemi e grandi intoppi. Le piccole inefficienze ci sono sempre state: non è peggio del solito, anzi, è un festival più fluido con meno gente”.

Sull’accoglienza all’estero, “gli ospiti stranieri sono ammirati dall’efficienza dei controlli e dalla gente che si è adeguata così velocemente. La rassegna stampa internazionale è addirittura imbarazzante negli elogi al festival: siamo stati il primo paese a entrare in lockdown e il primo a uscirne con un grande evento internazionale in presenza. Non una scelta sciagurata, ma un rischio calcolato: se sarà così fino alla fine, vuol dire che si può convivere ragionevolmente con il virus anche in eventi con grande partecipazione di pubblico”. Sulla stessa lunghezza d’onda, Cicutto: “La Mostra non la ha decisa Biennale, è una decisione unanime del mondo del cinema, molto condivisa”.

Sulle presenze fisiche in sala non ci sono dati precisi, le arene all’aperto, al Lido e ai Giradini, “sono sold out sempre”, e Barbera mostra grande entusiasmo per la sezione di Virtual Reality (VR): “Una piattaforma sperimentalissima, con più di ottomila accessi online oltre ai satelliti”. Commenta Cicutto, “Biennale tutta usa la tecnologia a supporto di alcune attività mai in sostituzione. Non accettiamo che il digitale possa sostituire l’esperienza in presenza”. Sull’aspetto sanitario, aggiunge: “Non abbiamo ricevuto nessun warning, solo una persona è stata respinta al varco, e poi è risultata negativa”.

Guardando oltre il Lido, alla decisione della Berlinale di eliminare le distinzioni di genere nei premi per le interpretazioni, Barbera dice di “capire le ragioni dietro la scelta, la volontà di abolire forme di  discriminazione, ma non so se è la risposta adeguata: la discriminazione non riguarda i premi, ma l’accesso alla professione, la parità. C’è il rischio di ingenerare altre polemiche, e personalmente non ci vedo nulla di discriminatorio e umiliante nei premi per donne e uomini”.

Sulla censura lamentata da Ai Weiwei nei confronti del suo film sul lockdown, Coronation, visto e rifiutato da Venezia,, taglia corto: “Nessuna censura, francamente è ridicolo”. Altrettanto tranchant Barbera è sulle accuse mosse da Variety alla giuria in cui non ci sono membri di colore: “E’ l’ossessione americana contemporanea per il politicamente corretto: dai neri ai trans e gli orientali, se ci sono assenze e vuoti anche a causa dei viaggi difficili non lo prendono in considerazione. E’ un articolo ridicolo e pretestuoso articolo, mi ha fatto arrabbiare”. Ancora sulla giuria: “Posso solo dire questo, la presidente Cate Blanchett ha imposto un ritmo di lavoro intensissimo”. Sulle critiche mosse da Le Monde a una “Mostra amorfa”, Barbera tira avanti, “non fatemi parlare dei francesi”.

Tornando all’organizzazione della Mostra, Barbera sulle prenotazioni dei posti in sala: “L’8, 10% non vengono cancellate in caso di non impiego: avevamo previsto sanzioni, ma abbiamo deciso di non applicarle perché ininfluenti”; sui disagi al Casinò, in cui è entrata acqua piovana: “I lavoro sono stati bloccati e dilazionati dal lockdown, la competenza è comunale, ma non si può imputare al comune che piova dentro”.

Se per Cicutto “giudicare la Mostra su glamour, star e gente non ha senso, quest’anno bisognerà giudicarla di più dal titolo, Mostra d’arte cinematografica internazionale, che seppure pescando in un bacino ristretto ha garantito l’anteprima mondiale”, Barbera scansa la penuria dei titoli a disposizione, “una preoccupazione esaurita”, certifica “il lockdown rispettato rigorosamente da Netflix, Apple e gli Studios”, e precisa: “Cercare la riconoscenza di Hollywood in questa situazione mi sembrava francamente eccessivo, abbiamo subito accantonato le aspettative”.

Barbera è in scadenza, sulla sua permanenza a Venezia 78 taglia corto Cicutto: “Chi vivrà, vedrà”.

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