Bellocchio per Bernardo

"La sua morte è un po' anche la nostra", dice il regista. Che saluta il collega Bertolucci e ne ricorda "la tenacia nonostante la malattia"
26 Novembre 2018
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Bellocchio per Bernardo
Marco Bellocchio

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “La sua morte è anche un po’ la nostra”. Marco Bellocchio parla così della scomparsa del collega Bernardo Bertolucci. ’La morte di Bernardo Bertolucci – dice il regista – mi arriva questa mattina presto da un sottopancia di un telegiornale. Normale. Sono all’estero per lavoro e mi dispiace non poter essere ai funerali, se ci saranno. Avevo incontrato Bernardo l’ultima volta a una cena dopo la proiezione di Novecento restaurato. Sofferente ma pieno di progetti, di soggetti. Che dire ora che è morto? Rivolgermi a lui lo trovo falso perché non credo ci stia guardando dal cielo o da qualche luogo misterioso terrestre o extra terrestre. È questa solo una piccola riflessione con coloro che rimangono in vita che lo hanno conosciuto e ne sono sinceramente addolorati. Di una generazione che sta scomparendo, direi naturalmente, di cui i superstiti sono sempre meno. La sua morte è anche un po’ la nostra che ci avvicina al ’finale di partita’ di una vita che è stata, quasi per tutti, insieme commedia, dramma, tragedia e farsa”.

“Eravamo molto diversi – racconta Bellocchio – e i nostri destini si sono incrociati molto lontano nel tempo (nel 1962 vide al Centro
Sperimentale il mio saggio di diploma e si complimentò. Era vestito all’inglese e aveva una Triumph rossa decapottabile). Per alcuni anni poi da primo sono diventato secondo. Bernardo mi ha superato, prima mi ha appaiato (Strategia del ragno), poi con Il conformista e con L’ultimo tango è diventato irraggiungibile, nel mondo, l’America ecc… In quel sorpasso ho provato verso di lui una forte invidia che è negazione, ma anche riconoscimento del valore dell’altro, che in quel momento era andato molto più lontano… poi tutto si è come tranquillizzato. Strade diverse, obiettivi diversi, risultati diversi”.

“Ci siamo rivisti tante volte pacificamente. Non che avessimo mai litigato – sottolinea – ma chi è di Parma o di Piacenza può capirlo.
L’ultimo ricordo è della sua tenacia nonostante la malattia, il lavoro e gli affetti naturalmente, Clare che lo ha incoraggiato fino all’ultimo a continuare. E anche per lui bisogna rimettersi al lavoro, che altro si può fare? Continuare a vivere con la vitalità che ci resta”, conclude il regista.

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