Belle speranze, si alza il sipario

Da oggi, 30 gennaio, fino al 15 marzo, la mostra sul cinema italiano e i giovani (1948-2018) organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo alla Pelanda di Roma. Pif: "Una scena di un film ti evoca un’emozione, ma anche un’epoca del paese"
Belle speranze, si alza il sipario
Un pannello della mostra Belle Speranze: il cinema italiano e i giovani (1948-2018) - Foto Karen Di Paola

“Non è semplicemente una mostra, ma è un viaggio nella condizione giovanile italiana”. Parola di Mons. Davide Milani all’inaugurazione di Belle Speranze: il cinema italiano e i giovani (1948-2018) la mostra, curata da Gianluca Arnone, Maria Grazia Cazzaniga e Emanuela Genovese, che la Fondazione Ente dello Spettacolo porta dal 30 gennaio al 15 marzo alla Pelanda di Roma.

“Due anni fa a Milano abbiamo realizzato una mostra sul rapporto tra il Papa e il cinema – dice il presidente della Fondazione Davide Milani -. Questa volta, a Roma, tutto è nato dalla proposta del Sinodo sui giovani voluto da Papa Francesco tre anni fa. Ci siamo posti anche noi questa domanda e abbiamo cercato di fare nostra questa riflessione”.

Davide Milani – Foto Karen Di Paola

Oltre 150 pannelli raccontano settant’anni di storia dell’Italia. Un percorso espositivo, realizzato con il contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Unipol e promosso da Roma Capitale, che consente ai visitatori di intraprendere un viaggio tra le pellicole cinematografiche e gli oggetti cult che negli anni hanno interpretato sogni, ambizioni e stili di vita dei giovani del Bel Paese.

Dalla celebre scena in cui Alberto Sordi fa il gesto dell’ombrello ne I vitelloni (1953) di Federico Fellini alla Meglio gioventù (2003) di Marco Tullio Giordana, dal mitico Compagni di scuola (1988) di e con Carlo Verdone ad Accattone (1961) e Teorema (1968) di Pier Paolo Pasolini fino a La mafia uccide solo d’estate (2013) di Pif.

Ed è lo stesso Pif, ospite d’eccezione, in qualità di rappresentante dei giovani, a prendere la parola: “E’ una grande figata fare una mostra di questo tipo. Una scena di un film ti evoca un’emozione, ma anche un’epoca del paese”. A proposito dei periodi storici confessa di amarli tutti. “Tranne gli anni ottanta perché sono stati una festa fatta con soldi che non c’erano – specifica -. Il conto di quegli anni sono stati: tangentopoli, economia crollata e stragi di mafia. E anche i film di quel periodo non erano dei capolavori. C’erano commedie girate al Duomo con i passanti che si voltavano per guardare la macchina da presa”.

E poi: “Raccontare i giovani oggi è una cosa davvero bella perché sono sempre più avanti rispetto a quello che fa la politica. Come primo provvedimento a favore dei ragazzi abbasserei il costo del lavoro. Il reddito di cittadinanza è una grande cosa ma ci vuole una componente che è il senso di onestà, cosa che in Italia non abbiamo. Io darei la possibilità a chi crea posti di lavoro di poter assumere”.

Pif all’inaugurazione della Mostra – Foto Karen Di Paola

Il percorso si snoda in tre sezioni. La prima, ‘Generazioni in fermo immagine: film, mode, oggetti’, ripercorre il dopoguerra e gli anni Sessanta, il 68 e gli anni di piombo, il grande riflusso e l’epoca dei millennials intervallando oltre cento pannelli a oggetti iconici di quegli anni: vespa, flipper, juke box, walkman, playstation, telefonino e una teca contenente le prime edizioni dei libri che hanno segnato queste generazioni, da On the road a Jack Frusciante. La seconda sezione, ‘Siamo quel che ci manca’, è tutta fotografica ed è dedicata alla ricerca di senso e di Dio da parte dei giovani protagonisti del cinema italiano, dal dopoguerra con Francesco giullare di Dio ad oggi con Corpo celeste. Nella terza sezione, ‘Come eravamo giovani. Oggi.’, sono proiettati in loop su un grande schermo cinematografico sei video saggi che restituiscono l’esperienza e l’entusiasmo di un gruppo di undici studenti della Cattolica di diversi percorsi di studio e di diverse età, dal primo anno della Triennale al Dottorato.

All’interno della mostra c’è poi la sezione speciale ‘Iconic’ composta da oggetti originali dagli anni cinquanta ad oggi. E anche una selezione di libri cult generazionali e una selezione di pagine di giornale che raccontano tensioni, aspirazioni e incomprensioni vissute dai giovani attraverso la stampa dell’epoca.

“Il lavoro di ricerca delle fonti è partito dalle foto di scena e poi ha attinto ai vari archivi come quello del Centro Sperimentale di Cinematografia, l’archivio storico del cinema Ase e quello dei Reporter associati, ma anche ai fondi di collezionisti o case di distribuzione”, racconta Gianluca Arnone.

Gianluca Arnone – Foto Karen Di Paola

E Maria Grazia Cazzaniga specifica: “Gli oggetti vengono da collaborazioni con privati. L’idea di rendere la mostra tridimensionale è nata insieme all’ideazione della stessa. E’ un percorso di archeologia dell’emozione che dà un piccolo assaggio ai giovani di oggi sulle generazioni del passato. La vespa, il juke box e la playstation sono tutti oggetti nei quali ci possiamo riconoscere e nei quali si riconosce anche la generazione dei quindicenni. Mi auguro che ognuno di voi guardando fotogrammi di film o questi oggetti possa provare delle emozioni”.

Maria Grazia Cazzaniga – Foto Karen Di Paola

Infine Emanuela Genovese conclude: “In ogni generazione i giovani desiderano aprire nuove strade”. Tutti i visitatori avranno così la possibilità di osservare uno spaccato della gioventù dei propri genitori o dei propri nonni e di scoprire ciò che è cambiato e ciò che invece è rimasto invariato.

Emanuela Genovese – Foto Karen Di Paola

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